Abbazia di Vallombrosa

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Abbazia di Vallombrosa
L'abbazia nel 1750
L'abbazia nel 1750
Stato Italia Italia
Regione Toscana Toscana
Località Vallombrosa, comune di Reggello
Religione Cattolica
Diocesi Diocesi di Fiesole
Consacrazione 1058
Stile architettonico romanico - Barocco
Sito web Sito dell'Abbazia

L’Abbazia di Vallombrosa si trova nell'omonima località nel comune di Reggello, in provincia di Firenze, diocesi di Fiesole.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Abbazia di Vallombrosa

La congregazione dei Vallombrosani sorse per impulso di San Giovanni Gualberto, nato da un’illustre famiglia fiorentina, che nel 1036 si ritirò con pochi seguaci in un luogo chiamato allora Acquabella. La riforma monastica che era alla base della nuova comunità era destinata a svolgere un ruolo di primo piano nelle vicende religiose, civili e sociali del suo tempo e oltre: nella sua lotta contro la simonia che lo indusse ad inserirsi nella contesa per le investiture tra papato e impero, San Giovanni Gualberto promosse la riforma del clero convinto che la vita in comune e il ritorno a una povertà evangelica avrebbero condotto al rinnovamento della Chiesa. Dopo un primo oratorio costruito in legno, la comunità vallombrosana poté passare a una chiesa in pietra (1058), sostituita da un edificio più ampio negli anni 12241230, mentre anche il monastero prendeva corpo e volume. Dopo una fase di grandi lavori nel corso del secolo XV, - cui si devono il chiostro grande, la sacrestia, la torre, il refettorio con la cucina - e dopo una lunga serie di incendi e ricostruzioni, è nel Seicento, con ulteriori perfezionamenti nel primo Settecento, che la chiesa assume l’aspetto omogeneo e sontuoso che possiede ancora oggi. Nel 1713, su richiesta dei Vallombrosani il monastero fu elevato ad Abbazia, e il primo abate fu Giovanni Francesco Luci[1]. Tuttavia, l’imponente patrimonio artistico accumulato nel corso dei secoli ha subito un notevole depauperamento a seguito della soppressione napoleonica dei conventi (1808) e alla demanializzazione della proprietà in epoca sabauda (1867); solo dal 1949, infatti, i Vallombrosani sono tornati a prendere possesso del monastero. Il maggiore esperto dell'argomento è oggi il prof. Francesco Salvestrini dell'Università di Firenze e la prof.ssa Antonella Degl'Innocenti dell'Università degli Studi di Trento, del quale ha anche curato la voce nel Dizionario biografico degli italiani.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Abbazia di Vallombrosa

L'area esterna[modifica | modifica sorgente]

All’esterno il grande complesso mantiene ancor oggi, col suo campanile del XII secolo e la torre del XV secolo, un carattere austero di contenuta eleganza, fin dal grande piazzale antistante tenuto a giardino e circondato da alte mura cui si accede attraverso un bel cancello del 1773. La facciata del monastero si deve a Gherardo Silvani (1637) che intervenne proseguendo l’opera di Alfonso Parigi; allo stesso Silvani si deve anche la facciata della chiesa (1644) preceduta da un portico nel quale si trova una statua del santo fondatore, del primo Seicento. Gli stemmi sono quelli dei Medici e di Vallombrosa, quest’ultimo raffigurante un bastone a forma di tau.

L'interno della chiesa abbaziale[modifica | modifica sorgente]

L’interno, a croce latina, presenta un’omogenea connotazione barocca affidata alla ricca decorazione ad affresco delle volte (17791781, G.A. Fabbrini ), e a una serie di altari con tele del Sei e Settecento, a cominciare dall’altar maggiore su cui è esposta l’Assunta del Volterrano, l’altare del transetto a sinistra con la Trinità di Lorenzo Lippi; e altri sui quali si trovano opere che esaltano i santi vallombrosani, dovute ad Agostino Veracini, Antonio Puglieschi, Niccolò Lapi. Notevoli sono anche la Conversione di Saulo di Cesare Dandini (cappella dei Conversi, oggi Battistero) e, nella splendida cappella dedicata a San Giovanni Gualberto, l’affresco di Alessandro Gherardini, l’altare in scagliola di Enrico Hugford, la tela di Antonio Franchi. Davanti all’altar maggiore arde una lampada votiva il cui olio è offerto annualmente, regione dopo regione, dai Forestali italiani di cui san Giovanni Gualberto è patrono e che viene consegnato all’Abbazia con una suggestiva cerimonia il 12 luglio, anniversario della sua morte.

Pregevole è anche il coro ligneo dietro l’altar maggiore, opera di Francesco da Poggibonsi (14441446); tra i reliquiari va ricordato quello dedicato al braccio del santo fondatore, opera dell’orafo fiorentino Paolo Sogliano (1500). Altre zone di interesse particolare sono la sagrestia rinascimentale, nella quale sono esposte una tavola di Raffaellino del Garbo con San Giovanni Gualberto e altri santi (1508), e una grande pala di terracotta invetriata della bottega di Andrea della Robbia; il refettorio, con una serie di tele eseguite da Ignazio Hugford (1745); nell’antirefettorio si trovano un’altra grande pala robbiana attribuita a Santi Buglioni e un ciclo pittorico di Mario Francesconi, realizzato nel 1998, composto da tre trittici dedicati ai temi del Mistero, della Vita e della Morte; attraverso l’antirefettorio si passa nell’ampia cucina ornata da un camino in pietra serena del 1786.

Opere già a Vallombrosa[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Aa.Vv., La chiesa fiorentina, pubblicato dalla Curia Arcivescovile, Firenze 1970, p. 181.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Salvestrini, Francesco, Santa Maria di Vallombrosa. Patrimonio e vita economica di un grande monastero medievale, Firenze: Olschki, 1998.
  • Salvestrini, Francesco, Disciplina caritatis. Il monachesimo vallombrosano tra medioevo e prima età moderna, Roma: Viella, 2008.
  • Salvestrini, Francesco, I Vallombrosani in Liguria. Storia di una presenza monastica fra XII e XVII secolo, Roma: Viella, 2010.
  • I Vallombrosani in Lombardia (XI-XVIII secolo), A cura di Francesco Salvestrini, Milano-Lecco: ERSAF, 2011.
  • Berbeglia, Simonetta, Una gita a Vallombrosa nelle lettere di Elizabeth Barrett Browning, Parénklisis III, Clinamen, Firenze 2005.

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