Abbazia di Santa Maria di Rivalta

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Abbazia di Santa Maria
La facciata della chiesa dell'abbazia
La facciata della chiesa dell'abbazia
Paese Italia
Regione Piemonte
Località Rivalta Scrivia, Tortona
Religione Cattolica
Diocesi Diocesi di Tortona
Anno consacrazione prima del 1151
Architetto {{{Architetto}}}
Stile architettonico Romanico
Inizio costruzione
Completamento
Demolizione {{{Demolizione}}}
Sito web

Coordinate: 44°51′18″N 8°49′35″E / 44.855°N 8.82639°E / 44.855; 8.82639


L'Abbazia di Santa Maria di Rivalta appartiene al complesso monumentale di Rivalta Scrivia. Si trova a pochi chilometri da Tortona, sulla riva sinistra del torrente Scrivia, nei pressi dell’incrocio di antiche strade romane (Via Emilia Scauri e via Postumia), divenute poi nel Medioevo importanti vie di transito commerciale e di pellegrinaggio.

Indice

[modifica] Storia

Rivalta ha origine da un insediamento monastico attestato per la prima volta nel 1151 e raccolto intorno ad una chiesa intitolata a San Giovanni. In quell'anno una piccola comunità monastica presente a Goide, nel territorio di Castelnuovo, fu unita al priorato di Rivalta. Sotto la guida dell'abate Ascherio fu organizzata una comunità monastica che per mezzo di acquisti e di donazioni provenienti da privati, estese le proprietà del monastero. Il notevole sviluppo della comunità indusse Ascherio a legare il monastero rivaltese al potente ordine cistercense, fondato nel 1098 in Borgogna.

Nel 1180 l'abate Folco dell'abbazia di Lucedio prese possesso della chiesa di San Giovanni. Fu allora che vennero avviati i lavori per l'edificazione della nuova abbazia cistercense dedicata a Santa Maria, ultimata verso la metà del XIII secolo, nel periodo di maggior prosperità per il monastero, che si era articolato in molte grange. Nei secoli XIV e XV la vita spirituale e monastica decadde insieme agli edifici.

L'abbazia fu concessa in commenda il 23 dicembre 1478 da papa Sisto IV a Guidone de Torelli, chierico di Parma.
Con bolla del 12 novembre 1538 papa Paolo III unì l'abbazia di Rivalta alla Congregazione Cassinese di Santa Giustina, consegnando il monastero ai monaci benedettini di San Nicolò del Boschetto di Genova. Il 30 gennaio 1546 i monaci del Boschetto, succeduti ai cistercensi nella proprietà del monastero rivaltese, vendettero la maggior parte dei terreni di Rivalta al genovese Adamo Centurione.

L'abbazia divenne chiesa parrocchiale alla metà del XVI secolo, mentre i monaci benedettini abbandonarono il monastero alla fine del XVII secolo, lasciando un parroco secolare a mantenere la cura delle anime, sempre nominato dall'abate dei San Nicolò di Genova fino ai primi anni del XIX secolo, quando le leggi napoleoniche soppressero tutti i monasteri piemontesi e liguri.

Nel 1654 il patrizio genovese Agostino Airoli fu investito del feudo di Rivalta con il titolo di marchese e iniziò la costruzione di una residenza nobiliare utilizzando anche parte del monastero medievale (l'ala dei conversi). Inoltre, dato che la chiesa abbaziale era addossata a detta residenza, l'Airoli propose ai monaci e al Vescovo di Tortona di potersi scostare dalla chiesa "che soffoca una parte del Palazzo", demolendone alcune campate e "farci piazza, con rimodernare la restante", per adibirla ad oratorio parrocchiale. Così, come risulta da una pianta di Rivalta del 1687, la facciata fu così abbattuta e la chiesa fu ridotta da quattro a tre campate.

L'interno della chiesa

[modifica] Architettura

La chiesa, a croce latina con abside e cappelle laterali quadrangolari con volte a botte archiacuta, fu costruita seguendo fedelmente i dettami dell'architettura cistercense sanciti da San Bernardo, che prevedeva estrema semplicità e linearità delle forme. Si tratta di un edificio di notevoli dimensioni, nonostante fu ridotto intorno alla metà del XVII secolo, misura infatti complessivamente 40 metri di lunghezza e 16 di larghezza in navata.
Le tre campate sopravvissute (in origine erano quattro) sono coperte da volte a crociera costolonate, nella navata centrale e nel transetto, mentre le navate laterali sono coperte da volte a crociera semplice.
Le navate sono scandite dall'alternanza di pilastri forti e pilastri deboli, caratterizzati dalla notevole varietà morfologica (poligonali, circolari e a fascio), costruiti in pietra e in mattone. I capitelli pensili dei pilastri forti sono cubici ad angoli smussati. I sostegni deboli hanno capitelli decorati con motivi vegetali stilizzati.

Quando la chiesa fu compiuta, gli edifici monastici erano già stati in gran parte completati nei primi decenni del XIII secolo. Del monastero sopravvive solo la sala capitolare in stile gotico-cistercense, che prendeva luce dal chiostro per mezzo di due trifore a piccole colonne binate con capitelli.
La sala, situata ad un livello inferiore rispetto al piano del corridoio di quello che rimane di un chiostro molto più tardo (XVI-XVII secolo), è suddivisa in nove campate coperte da volte a crociera archiacute con ogive in cotto, sorrette da quattro colonne lapidee con capitelli a fasci circolari.

Nel XVII secolo la chiesa fu arricchita da otto altari: oggi ne rimangono due in mattoni (in stile barocco) e altri quattro in legno dorato acquistati nel 1864, provenienti dal Duomo di Tortona. Nel XVIII secolo la chiesa fu intonacata e nel 1773 rifatto il pavimento in cotto.

Sul transetto sinistro fu costruito negli anni 1893- 94 un organo Vegezzi-Bossi a due tastiere di 38 registri e 27 pedali, collaudato nel novembre 1894 dal maestro Giuseppe Perosi.

[modifica] Patrimonio pittorico

Autore ignoto del XV secolo, San Desiderio, Affresco su una colonna della chiesa

La chiesa dell'abbazia rivaltese acquista un ulteriore valore storico-artistico grazie alla presenza di un ricco apparato pittorico che orna le pareti interne, i pilastri ed alcuni altari.
Solo dalla prima metà del XV secolo ci si dedicò alla decorazione ad affresco, proseguita sino agli inizi del secolo successivo. Si notano così le diverse connotazioni stilistiche che distinguono le opere. Una matrice tardo-gotico rivolta al valore decorativo è presente negli affreschi più antichi (San Bernardo, San Benedetto e la Madonna col Bambino, quelli visibili nell'abside, mentre una volontà improntata ad un più preciso realismo di forme si osserva nelle figurazioni con santi, alcune datate e firmate da Franceschino Boxilio (San Cristoforo e Vergine col Bambino e monaco orante).
Il confronto stilistico e l'analisi critica consentono di proporre l'attribuzione al Boxilio sia delle due cappelle destre del transetto con figure di santi, sia della Lactatio Virginis, riquadro che orna il secondo altare destro. L’artista, insieme al padre Manfredino, sembra aver contribuito alla realizzazione e alla diffusione di un linguaggio pittorico di modi e formule che caratterizzarono gran parte della produzione pittorica locale nell'arco di tempo tra il XV e il XVI secolo.

Sebbene Franceschino Boxilio rimanga l'unico nome noto tra coloro che in fasi alterne operarono all'interno dell'edificio religioso, si può osservare una stessa corrente d'influenza artistica prettamente lombarda cui i diversi artisti guardavano come modello.
La decorazione pittorica, avente una connotazione votiva, si presenta con forti accentuazioni popolari, incentrata su scelte compositive semplici ed immediate che utilizzano un reperto iconografico vario ed elaborato.


[modifica] Restauri

Nel 1894, dopo anni di continue richieste per restaurare la vasta chiesa parrocchiale, il comune di Tortona curò il restauro della copertura, ma la cattiva esecuzione del lavoro si mostrò pochi anni dopo.
A segnalare l'importanza artistica di Rivalta ad Alfredo d'Andrade, direttore all'Ufficio Regionale per i Monumenti del Piemonte e della Liguria, fu Aristide Arzano, fondatore della Pro Iulia Dertona, con una relazione inviata il 10 febbraio 1892. Fu lo stesso Andrade a sollecitare ed ottenere i contributi per un nuovo intervento che si svolse per il tetto della chiesa nel giugno-luglio 1899 e per le coperture del monastero nel giugno-luglio 1900. Nel 1923 la sala capitolare, fino a quel momento divisa da pareti, venne recuperata con l’allontanamento degli inquilini che la occupavano.

Solo nella primavera del 1942 si attuò un primo restauro interno dell'abbazia, voluto ed interamente finanziato dal parroco don Giovanni Pagani. In quell'occasione, sotto il controllo del soprintendente Vittorio Mesturino, vennero riportati alla luce alcuni affreschi del presbiterio, ripuliti gli archi, rifatto l'intonaco alle vele delle volte e ripristinata la bicromia rossa e bianca.
Nel 1943 vennero restaurati gli affreschi insieme al rosone absidale. La seconda guerra mondiale bloccò ogni successivo intervento. Don Modesto Radoani tra il 1968 ed il 1970 ripristinò la prima cappella absidale sinistra e rimosse le balaustre che delimitavano il presbiterio e l'altare maggiore, che venne demolito. Dal 1997 è iniziata l’opera di restauro di tutto il complesso monumentale per il determinante intervento finanziario della Fondazione cassa di Risparmio di Tortona.
Tra il marzo e il dicembre 1998 è stata rifatta la copertura dell’abbazia, mentre nel dicembre 1998 all’ottobre 1999 è stata recuperata la sala capitolare ed i resti del monastero. Nel 2000 è stata restaurata la facciata. Tra il 2002 e il 2004 sono state restaurate le volte di tutta la chiesa.

[modifica] Galleria di immagini

[modifica] Bibliografia

  • Miotti F., Denegri P., L'Abbazia cistercense di Santa Maria di Rivalta Scrivia, Tortona, 2006
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