Abbazia di Moissac

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Abbazia di Moissac
Abbazia
Abbazia
Stato Francia Francia
Regione Midi-Pyrénées flag.svg Midi-Pirenei
Località Blason Moissac.svg Moissac
Blason82.PNG Provincia del Tarn e Garonna
Religione Ordine di Cluny
Diocesi Cattolica
Stile architettonico romanico, gotico
Inizio costruzione XI secolo
Completamento XV secolo
Sito web Abbazia Saint-Pierre di Moissac nel sito Terres romanes

L'abbazia di Moissac, dedicata a san Pietro, è caratterizzata da uno dei più belli insiemi architettonici francesi con le sue straordinarie sculture romaniche. Si trova nel comune di Moissac nel dipartimento del Tarn e Garonna nella regione di Midi-Pirenei sulle rive del Tarn.

Presentazione[modifica | modifica wikitesto]

L'abbazia, fondata nel VII secolo, fu collegata nel 1047 alla potente abbazia di Cluny, e diventò, fin dal XII secolo, il più eminente centro monastico del sud-ovest della Francia. L'abbazia ed il chiostro offrono un notevole esempio di compresenza di stili romanici e gotici, ma è il timpano del portone sud a costituire il vero capolavoro di Moissac.

Effettuato nel XII secolo, illustra la visione dell'Apocalisse di Giovanni in una profusione di dettagli espressivi, se non addirittura allucinati.

La decorazione degli archi e dei capitelli del chiostro sono un vero splendore.

Vi si trovano due musei: arte incoronata nella sala capitolare, arti e tradizioni popolari nel palazzo abbaziale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini leggendarie dell'abbazia secondo una leggenda mantenuta dai benedettini, interessati al prestigio della loro abbazia, questa sarebbe stata fondata da Clodoveo I in persona il giorno dopo una vittoria riportata qui su i Visigoti, nel 506. Avendo fatto il voto di erigere un monastero in caso di trionfo, il Re francese lanciò dalla cima della collina il suo giavellotto per segnare il posto preciso dove si sarebbe innalzata « l'Abbaye aux mille moines » (l'abbazia dei mille monaci), in memoria di mille dei suoi guerrieri morti in combattimento. Ma il giavellotto andò a piantarsi in mezzo ad una palude, cosa che richiese costruzioni su palafitte. Del resto - e lasciamo qui la leggenda -, l'umidità che regna nello scantinato della chiesa abbaziale di San Pietro è in parte responsabile delle gravi alterazioni che influiscono oggi sui basso rilievi del portale romanico.

Effettivamente, Moissac può essere considerato come uno dei molti monasteri stabiliti nell'Aquitania nel VII secolo, con l'appoggio di sovrani merovingi, come Dagoberto I, sotto l'impulso certamente del vescovo di Cahors, Saint Didier (630-655). Il privilegio della protezione reale fu rinnovato all'inizio del IX secolo da Ludovico il Pio, allora Re di Aquitania, protezione presto sostituita dal Conte di Tolosa.

Ma la situazione della città sulla grande via di passaggio, stradale e fluviale, che collega Bordeaux e Tolosa, la rendeva particolarmente vulnerabile alle invasioni. Così, l'abbazia fu saccheggiata dagli Arabi d'Al-Andalus, una prima volta quando questi assediarono Tolosa, una seconda volta dopo la loro sconfitta di Poitiers nel 732. Un secolo più tardi, nuovi saccheggi furono fatti dai pirati normanni che risalivano la Garonna e, nelX secolo, dagli Ungheresi.

L'annessione all'Ordine di Cluny, da parte di Saint Odilon[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1047 tutto è da rifare! Poiché teoria e pratica sono diventate molto distanti una dell'altra. I monaci benedettini, in teoria tenuti ai lavori manuali ed agricoli, in pratica scaricano il lavoro sui fratelli conversi e sui servi. Noblesse oblige. La cosa grave è che, sotto la direzione dell'abate Etienne, la disciplina si è considerevolmente rilassata. Questo personaggio deve il suo seggio abbaziale soltanto alla benevolenza di Gaubert, un signore locale che aveva comperato l'abbazia a caro prezzo. Interessato a rientrare nei suoi conti, aveva incaricato il suo protetto di deviare tutte le ricchezze del monastero...

Ma c'è di peggio, secondo un cronista, l'abbazia era diventata « un covo di briganti ». La morte di questo abate, poco scrupoloso ha spinto il vescovo di Cahors ad intervenire e fare appello ai monaci cluniacensi. Durand di Bredons il nuovo abate di Cluny, è arrivato personalmente sui luoghi, con la missione, in primo luogo, di sistemare gli edifici che minacciano di crollare. In seguito, quando l'ordine sarà ripristinato, sarà il momento di affiliare quest'abbazia alla casa madre. Un modo per penetrare nel sud-ovest.

La scelta di Moissac come tappa principale del Cammino di Santiago di Compostela comportò una brillante rinascita spirituale ed artistica. Con il grande abate di origine alverniate Don Durand de Bredons (1072), allo stesso tempo vescovo di Tolosa, cominciò l'età d'oro del monastero che estese i suoi possessi in tutto il meridione della Linguadoca e fino alla Spagna.
L'abbazia fu governata da grandi abati: Don Hunaud, che fu visconte di Brulhois, Don Ansquitil, che fece erigere il chiostro (1115) ed accolse il Papa Urbano II, venuto a consacrare l'altare principale della chiesa, e il beato Roger, al quale si devono la torre portico e il portale con il suo famoso timpano (1135).

Alla fine del XIII secolo, i grandi abati costruttori Raymond di Montpezat, quindi Bertrand di Montaigu poterono rilevare le rovine, la loro opera fu distrutta dalla guerra dei Cento Anni e dal suo seguito di desolazioni. Le estorsioni delle Grandi Compagnie si aggiunsero ad un'epidemia di peste in questa città sulla frontiera, alle porte dell'Aquitania inglese, aspramente contesa dalle due parti. Alla fine del XV secolo e all'inizio del XVI secolo, passata la tempesta, Aimery di Roquemaurel e poi Pierre di Caraman dovettero ricostruire quasi interamente la loro chiesa abbaziale rovinata; realizzarono grandi lavori, in particolare, la parte gotica della chiesa abbaziale.

Sotto la rivoluzione, alla fine, dell'ottobre 1793, i mobili della chiesa e le sue vetrate, gli ornamenti e le parti di oreficeria del tesoro, furono saccheggiati e consegnati nel corso di una sommossa.

Il chiostro, venduto come bene nazionale, funse inizialmente da fabbrica di salnitro (nitrato di potassio), quindi d'accantonamento militare. È allora che dei soldati martellarono sistematicamente le teste dei personaggi dei capitelli istoriati.

Ciò che né le estorsioni dei soldati né quelle dei partecipanti avevano realizzato di far fallire gli ingegneri della ferrovia che presero una terribile responsabilità. Il chiostro, che era situato sulla linea prevista dal tracciato, doveva essere interamente demolito. Molteplici proteste permisero di salvarlo in extremis, modificarono disegnando una curva ed una barra per evitarlo. Tuttavia, il grande refettorio e le cucine dei monaci, a nord, furono sacrificati. L'evento ebbe tuttavia il merito di dare l'allarme alla giovane amministrazione dei Monumenti storici francesi, che, sotto la direzione dell'architetto Eugène Viollet-le-Duc, intraprese i primi lavori di salvaguardia.

L'abbazia[modifica | modifica wikitesto]

Degli scavi hanno rivelato sotto la chiesa abbaziale San Pietro il corridoio anulare di una chiesa preromanica con dei graffiti del IV secolo, ed i pilastri rotondi della navata primitiva. La parte più vecchia che esiste è il campanile-portico del 1120, rinforzato venti anni dopo; ospita uno dei più bei portali romanici che esistano. La parte bassa della navata, in pietra, è romanica, ma la parte alta in mattoni è gotica meridionale; le due arcate del Coro, l'abside a cinque lati e le volte sono del XV secolo. Vi si vedono una Pietà del XV secolo ed una crocifissione del XVII secolo.

I capitelli romanici del chiostro sono stati completati nel 1100 dall'abate Ansquitil, ma l'insieme è stato ripreso nel XIII secolo con altre colonne ed altre arcate nell'ogiva[1]. Le sale dei monaci, il palazzo degli abati e la torre si collocano tra il XIII secolo e il XV secolo.

Il timpano della chiesa abbaziale[modifica | modifica wikitesto]

Realizzato tra il 1110 e il 1130, il timpano della porta sud della chiesa di San Pietro di Moissac s'ispira all'Apocalisse di Giovanni e presenta nel suo centro un Cristo in Maestà, con i piedi che riposano sul mare di cristallo. Questa figura, comunemente utilizzata per la decorazione dei timpani romanici, è circondata dai simboli dei quattro evangelisti (Marco, Matteo, Luca e Giovanni), mentre i ventiquattro anziani dell'Apocalisse prendono posto nel fondo e sui lati della scena.

La solennità ieratica dei personaggi, il carattere non realistico di alcune posizioni, il trattamento del drappeggio e la mancanza di libertà delle figure rispetto al quadro sono caratteristici delle sculture romaniche. La squisitezza dei rilievi e la dimensione pittoresca di alcuni dettagli accentuano l'incanto e la dimensione spirituale dell'insieme, vero capolavoro dell'arte romanica. L'architrave e gli archi sono decorati con motivi vegetali. L'architrave pone dei problemi, è analoga alla « pietra constantina » del museo di Cahors, probabilmente è una rovina romana riutilizzata.

Il pilastro monolitico è decorato di animali intrecciati, tre coppie di leoni e leonesse intersecate, si vedono sul fondo vegetale, si sovrappongono sulla facciata del pilastro; le facce laterali rappresentano San Paolo e il Profeta Isaia. Quanto ai due personaggi dei piedritti polilobati d'influenza moresca, raffigurano San Pietro ed il profeta Geremia. I due apostoli sono probabilmente un'allusione all'annessione di Moissac all'abbazia di Cluny, posta sotto la protezione di San Pietro apostolo e di San Paolo di Tarso.

Sono scolpiti anche i lati del portico. I rilievi di destra mostrano, su tre registri: l'Annunciazione e la Visitazione, l'Adorazione dei magi e la Presentazione al Tempio, la Fuga in Egitto e la Caduta degli idoli. Nella parte opposta viene illustrata la parabola del povero Lazzaro e del cattivo ricco, dedicata ai supplizi infernali riservati ai lussuriosi ed agli avari, che appaiono nella parte inferiore.

Il campanile-portico[modifica | modifica wikitesto]

Esiste della costruzione originale soltanto il campanile-portico che fu rinforzato verso il 1180. La fortificazione comporta un cammino in tondo, un parapetto dentato, degli archi ed una galleria a caditoia[2].

Il Nartece[modifica | modifica wikitesto]

La decorazione dei voluminosi capitelli del Nartece, capolavori di composizione, utilizza motivi vegetali o animali, tra questi lupi e lupe i cui capi vengono a confondersi, nell'angolo, ritratti con una pecora o un uccello nella loro bocca. Questi animali dai corpi protesi, disposti a X sulla faccia principale, annunciano quelli del pilastro.

La Navata della chiesa[modifica | modifica wikitesto]

Si penetra nel Nartece, la cui volta riposa su otto possenti colonne con grandi capitelli molto stilizzati dell'XI secolo e XII secolo, sostenendo la ricaduta di quattro nervature incrociate nell'ogiva.

La Navata ha conservato una parte dei suoi arredi, fra cui una Vergine della Pietà del 1476, un'affascinante Fuga in Egitto della fine del XV secolo, come pure un ammirevole Cristo romanico del XII secolo, ed infine una tomba del 1485. Il coro è circondato da una recinzione in pietra scolpita, del XVI secolo, dietro il quale si apre un'abside carolingia. Stalle del XVII secolo. In una nicchia collocata sotto l'Organo, vi è un sarcofago merovingio in marmo bianco dei Pirenei.

Possiede vicino al coro un « documento » di altissimo interesse storico: una targa di consacrazione, datata 1063. Il testo, tradotto dal latino dice: «La consacrazione di questa chiesa il cinque novembre si onora di avere riunito questi vescovi: per Auch: Ostinde, per Lectoure: Raymond, per la Comminges: Guillaume, per Agen: Guillaume, per Bigorre: il buono Héraclius, per Oloron-Sainte-Marie: Étienne per Aire-sur-l'Adour: Pierre, per Tolosa: tu Durand, protettore suo e nostro. Foulques, figlio di Simon che fa la legge a Cahors non fu auspicato. Era l'anno 1063 dopo che Dio aveva dato al mondo il parto degno verginale. Per voi, o Dio Cristo, il Re Clodoveo I fondò questa casa. Dopo di lui, Ludovico il Pio la riempì delle sue generosità.

Dall'esterno, si vedono apparire chiaramente i due periodi di costruzione della navata con una parte romanica (in pietra) ed un'altra gotica (in mattone). La parte romanica si trova nello scantinato nelle pareti della navata e nelle curve nella parte bassa delle finestre. Il resto fu effettuato nel XV secolo, in stile gotico meridionale.

Il chiostro romanico[modifica | modifica wikitesto]

Il chiostro dell'abbazia San Pietro di Moissac
Il chiostro

Un'iscrizione permette di datare il chiostro molto precisamente al 1100. Esso è costituito da quattro gallerie strutturate, le cui arcate ricadono su una serie di colonne di marmo.
Decorato sulle sole gallerie del giardino, la capriata di legno del tetto posa su una parete spoglia. Ritmato da un'alternanza di colonnette semplici e doppi, che sostengono le arcate delle quattro gallerie, il chiostro ha 116 colonne diverse di San Pietro di Moissac.

Le sue dimensioni sono di 31 m per 27 m.

I suoi capitelli, scolpiti su quattro facce, veri capolavori della scultura romanica, sono particolarmente rinomati per la ricchezza dei temi che illustrano, la Genesi, l'infanzia di Cristo, i Miracoli di San Benedetto, temi floreali o stilizzati, di personaggi, di piante o di animali, d'ispirazione orientale. Sono fra i più belli del sud della Francia.

Le arcate sono interrotte negli angoli ed al centro da pilastri quadrati in mattone rivestiti di targhe di marmo scolpite. Otto di esse, nei pilastri d'angolo, rappresentano gli apostoli. Otto dei dodici apostoli, identificati da iscrizioni, sono accostati due a due a ciascuno dei quattro angoli: Pietro e Paolo a sud-est, Giacomo e Giovanni a nord-est, Filippo e Andrea a nord-ovest, Bartolomeo e Matteo a sud-ovest. Un nono apostolo, Simone, è rappresentato sul pilastro centrale della galleria occidentale, della parte ovest. Forse all'origine si trovava, con altri tre apostoli che oggi mancano, sui pilastri di un portico della fine del XVIII secolo, una bella fontana nell'angolo nord-ovest del cortile interno. Un'altra figura è Durand di Bredons, primo abate cluniacense di Moissac (1048 - 1072).

Nell'angolo sud-ovest, una scala conduce alla sala alta, quindi al tetto da cui si scopre una vista graziosa, sul chiostro, sulla città, sulla valle del Tarn e le colline di Moissac.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Definizione Ogiva
  2. ^ Definizione Caditoia

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