Abbadia Alpina

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Abbadia Alpina
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Nome ufficiale: {{{nomeUfficiale}}}
Stato: Italia
Regione: Piemonte
Provincia: stemma Torino
Comune:
Pinerolo
Coordinate: 44°53′N 7°18′E / 44.88333, 7.30444
Altitudine: da 390 a 1020 m s.l.m.
Abitanti:
4.000 Censimento ISTAT 2007
Nome abitanti: abbadiesi
Santo patrono: San Verano
Giorno festivo: {{{festivo}}}
Giorno festivo: La domenica più vicina al 14 novembre
Pref. telefono: 0121 CAP: 10060
[{{{sito}}} Sito istituzionale]
Frazione
Posizione della frazione sulla mappa dell'Italia
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« Coj lì dla Badìa... a diso mila vòlte arvëddse e a van mai via »
(detto popolare)
« Quelli di Abbadia... dicono mille volte arrivederci e non vanno mai via »
(traduzione)
« Sì soma a la Badìa, chi a na veul as na pija »
(detto popolare)
« Qui siamo ad Abbadia, chi ne vuole se ne prenda »
(traduzione)

Abbadia Alpina (in piemontese La Badìa, in occitano L'Abaïa) è una frazione di Pinerolo in provincia di Torino.

Sorge ad ovest di Pinerolo all'imbocco della val Chisone e della val Lemina. La frazione, a differenza del resto del Comune, appartiene all'area linguistica occitana. La frazione conta 4000 abitanti circa.


Indice

[modifica] Storia

La storia di Abbadia Alpina è strettamente collegata a quella dell'abbazia di Santa Maria Assunta costruita forse nel X secolo, a sua volta costruita nel luogo dove sorgeva l'antica chiesa rurale intitolata a San Verano.

Nel 1064 la marchesa Adelaide di Susa munì l'abbazia di Santa Maria Assunta nel luogo ove oggi sorge la chiesa parrocchiale di San Verano con una donazione. Adelaide concesse con la donazione dell'8 Settembre di quell'anno ai monaci benedettini neri provenienti dalla Sacra di San Michele all'abbazia diversi possedimenti tra i quali l'intera val Chisone e val Germanasca compresi i valloni laterali, metà di Porto Maurizio (Imperia), il monastero di San Martino nell'isola Gallinara presso Albenga alcuni mansi in Piossasco ed altri in Rivalta, il ponte sul Po presso Carignano, possedimenti in Racconigi, Saluzzo e Mondovì. Inizialmente sotto la giurisdizione della diocesi di Torino, fu nel 1074 posta sotto il controllo diretto del papato da Gregorio VII.

Successivamente nel 1078 Adelaide dona all'abbazia i diritti sulla città di Pinerolo, ceduta a Tommaso di Savoia nel 1243 dall'abate Alboino che per questo venne scomunicato dalla Santa Sede. Grazie a ciò gli abati di Abbadia potevano essere considerati tra l'XI, XII, e XIII secolo tra i signori più potenti della zona subalpina italiana occidentale. Di tutti questi possedimenti inizialmente solo una piccola parte era coltivabile e sfruttabile economicmente, ma in breve tempo i monaci compiono opere di diboscamento e di bonifica (ad esempio costruirono il Rio Moirano, prima opera di canalizzazione delle acque nel pinerolese già citato in un documento del 1288, in una disputa tra l'abate e gli Acaia) dirozzando le popolazioni loro soggette e facendo progredire le tecniche agricole costruendo canali d'irrigazione. Gli abati che si susseguono alla guida dell'abbazia si preoccupano di far fiorire la vita religiosa e civile e sono esempio di governo civile.

Dopo il 1243 i Savoia tentarono a ridurre i possedimenti dell'abbazia che strenuamente provò a resistere. Nel 1294 il conte di Savoia scese con un possente esercito da Perosa Argentina, a una quindicina di Km dall'abbazia. Saputo ciò, l'abate chiese aiuto a Pinerolo e diversi cavalieri risposero alla richiesta d'aiuto. Questi si radunarono ad Abbadia e, nonostante l'inferiorità numerica riuscirono a sconfiggere l'esercito sabaudo pagando coll'esilio la disobbedienza al conte. Ancora oggi quella vittoria è celebrata in paese il giorno di Sant'Antonio con la cavalcata scremita. Nonostante questa bella vittoria l'abbazia con il passare del tempo perse diversi diritti e terreni conservando comunque una certa influenza sui territori circostanti. Nel 1406 l'abbazia acquistò dalla comunità di Porte un altro canale, ossia la bealera del Chisone con lo scopo di utilizzarne le acque per i numerosi mulini allora presenti ad Abbadia, già in quell'epoca un fiorente borgo.

A partire dal XV secolo l'abazia fu ridotta a commenda, cioè i redditi vennero attribuiti ad un abate commendatario che non era un monaco. Alcuni sono vescovi, altri cardinali, altri semplici laici. In questo clima di rilassamento spirituale i monaci benedettini neri vengono sostituiti con monaci Cistercensi nel 1590 dopo che nel 1526 i monaci avevano prelevato la loro parte di reddito dall'abbazia e vivevano in case private, come quella visibile a Riaglietto (borgo abbadiese). Durante le due occupazioni francesi del territorio pinerolese i Fogliesi italiani sono sostituiti da monaci Fogliesi di Parigi. L'importanza dell'abbazia era tale che san Francesco di Sales nel 1621 tenne proprio ad Abbadia il Consiglio Generale dei Fogliesi. Lo stesso santo, vecchio e malato, svenne anche in chiesa.

Nel 1693 l'abbazia venne saccheggiata, incendiata e rasa al suolo dai francesi in ritirata ma i monaci riuscirono a salvare parte del ricco archivio abbaziale portando carri pieni di libri nell'abbazia di Staffarda, oggi nel territorio di Revello (CN). Qualche anno dopo, tornato il pinerolese sotto i Savoia, i monaci Fogliesi francesi sono sostituiti con altri della stessa congregazione provenienti da Torino ed iniziarono per volere di Vittorio Amedeo II di Savoia i lavori di ricostruzione dell'abbazia, la cui facciata fu disegnata dall'architetto Juvarra. La chiesa fu terminata nel 1724 dopo sedici anni di lavori e fu inaugurata nel 1727 mentre il campanile, progettato dall'architetto Lagrangia, fu cominciato nel1738 e fu ultimato nel1746.

Con la creazione della diocesi di Pinerolo nel 1748 l'abbazia dona alla neonata diocesi non solo la sua giurisdizione, ma anche il titolo (Santa Maria Assunta) della chiesa Cattedrale.

In seguito all'invasione napoleonica i monaci nel 1794 devono dapprima consegnare tutto l'oro del monastero alla zecca di Torino e poi, nel 1802, si vedono incamerare i loro beni e devono lasciare l'abbazia. La chiesa, destinata a fungere da magazzino fu acquistata dal comune di Abbadia Alpina per l'educazione spirituale del popolo. L'abbazia divenne chiesa parrocchiale e il titolo di cattedrale di Santa Maria passò alla diocesi di Pinerolo, costituita nel XVIII secolo.

La vita nel piccolo comune trascorse tranquilla fino al 1928 quando questo fu unito al comune di Pinerolo e ne divenne frazione. Oggi è un importante centro commerciale ed economico.

Negli ultimi anni si sono fatte sentire le voci di diversi Abbadiesi riguardo l'eventualità di ricostituire il comune, scorporando da Pinerolo tutta l'area ad ovest del Lemina e di Via San Secondo, area di circa 700 ha.

[modifica] Resti della chiesa abbaziale e della chiesa rurale di San Verano

Purtroppo all'indomani della distruzione operata nel 1693 e della successiva ricostruzione del 1708-1724 non rimase molto delle antiche chiese: resta visibile l'arco della volta del corridoio che univa la chiesa al monastero e la base del campanile. Dell'abbazia resta visibile una semicolonna che si trova adiacente alla moderna facciata insieme ad una antica lapide e ad un'acquasantieradell'antica chiesa rurale in pietra. Di questa antica chiesa resta anche un portale in pietra ritrovato intorno al 1960 dal parroco Don Granero che dopo la costruzione dell'abbazia serviva come entrata nella chiesa per la popolazione. È molto probabile che effettuando le opportune ricerche sotto la piazza del paese e nei dintorni potrebbero essere rinvenuti preziosi reperti dell'antica abbazia; tuttavia queste a causa della scarsezza di fondi non possono essere effettuate.

[modifica] La chiesa di San Verano

Costruita dal 1708 al 1724, la chiesa emerge nettamente dal paesaggio circostante per la sua mole. La costruzione è prospiciente a piazza Ploto, la piazza del paese. La facciata si attribuisce a Juvarra; la chiesa è formata da una navata centrale piuttosto grossa, con 6 cappelle laterali, una delle quali contenenti le spoglie di un vescovo di casa Savoia. L'abside è profondo una dozzina di metri e ai suoi lati si aprono la sagrestia, ossia l'ex cappella privata dei monaci, e la casa del parroco, contenente l'archivio parrocchiale. L'altare è di legno dorato, maestoso nelle dimensioni e nella forma, dominato dai candelabri dorati. A chiudere l'abside, lungo tutta la curva di questo, c'è un coro ligneo da diciannove posti del XVIII secolo, così come il pulpito situato tra la seconda e la terza cappella sulla sinistra dell'entrata. Sopra l'antrata si trova un organo risalente alla fine del XVIII secolo. La decorazione pittorica degli interni dell'edificio fu realizzata nel 1866, come indica una scritta dipinta sul soffitto.

[modifica] La Donazione di Adelaide

Riportiamo ora qui di seguito una parte della donazione di Adelaide di Susa all'abbazia di Santa Maria, che corredò tale istituzione di un discreto potere temporale su buona parte del Pinerolese. Non possedendo una copia della prima parte del documento in latino, riporterò la traduzione della sopracitata fino al punto in cui possiedo una copia in latino.

<<Nell'anno del Signore 1064, giorno 8 del mese di settembre.

È cosa buona e vantaggiosa che l'uomo pensi a quel che sarà, prima che venga la meritata morte e quindi disponga della sua buona volontà, per poter sfuggire ai lacci della morte eterna, e pervenire, dopo il passaggio di questa vita, ai gaudi del regno celeste. Veramente, come è scritto nelle sacre scritture, chiunque darà al Signore o ai suoi santi qualcosa dei suoi beni, riceve il centuplo in questa vita, e inoltre possederà la vita eterna. Perciò io Adelaide, per misericordia di Cristo contessa, faccio erede di alcuni miei beni l'onnipotente Iddio Creatore del cielo e della terra, al Quale tutte le cose visibili e invisibili sono sottoposte, perché mi conceda la grazia della vita eterna, non per mio merito ma per sua benigna misericordia... e per suo amore e timore offro ad una chiesa costruita nel territorio di Pinerolo e consacrata in onore della santa Vergine Maria Madre di Dio...>>

<<...cortes duae, scilicet Lagnaschi, Miradolii cum casis, capellis, vineis, campis, pratis, molendinis et omnibus suis pertinensiis in iam dicto territorio de Pinerolo. Pecia una de terra, cum casis, vineis, campis, pratis, silvis, gerbis infra se habentibus, sicut detinent cohaerentiae illius viae, quae est ad domum Alamanni usque ad Tecta Giraldingi et usque ad flumen Chisonem, et sicut currit Lemina usque ad Cerretum et usque ad cacumina montium et usque ad Portas et terras, quae sunt rectae et laboratae per homines qui habitant infra has conhaerentias et medietatem de Portis et de Turina et de Malamorte et de Villare, et Villareto,Pinoasca,Villare Mentole, Finestrella, Ugello, Balbotera, Porrera, Frassena, Pratogelada usque ad Petram Sextariam; harum autem omnium villarum medietatem, subscriptarum vero integritatem, id sund valle S. Martini, Petrosae, Poggio Odonis, Prati Molli, Villaris Aldini, Padernum, Famolasca, et eccelsiam unam constructam in monte desuper castro de Plautiascha, in honore sancti Giorgii, simul cum tribus mansibus, in eadem villa iacentibus duobus, et tertio in Rivalta, tres quoque alios mansos in dicta Plautiascha, unum ubi est sala dominicata cum capella, alium rectum et laboratum per Costantium et Costantinum de Ledenisc, tertium per Rosonem, duos etiam alios mansos in Rivalta unum cum duobus molendinis et pratis laboratum per Sabainum monachum, alium per quondam […] et vineam indominicacatam inOvorio, ubi sunt coherentiae de duabus viae, de termia parteheredes quondam Vidonis, et solarium unum, quod fuit quondam Everardi clerici, cum meditate de terris, quae videntur iacere in territorio de civitate Taurino ad locum, qui nominatur Fontana Barbexana et prato de Casteneto vetero, sive in villa Carignano mansos tres, unus fuit laboratus per Johannem villicum et Gribaudum, et Alburnum, seu Joannem filios eius, alius per Sabaudinum monachum tertium per [...], una cum portu et toloneo de mercato seu pescaria de Barbadingia, in Racconisio mansum unum, sicuti fuit rectum et laboratum per Willielmum Brocafeltrum, simul cum mea portione de illis rebus quae fuerunt iuris Sancti Silvestri, positis in eodem loco Raconisio, et Vicomalo, prope villam quae dicitur Rodolfia, et prope fluvium Varaita, nec non pro amore et timore Dei omnipotentis et pro mercede et rimedio animae meae et animarum praedictorum marchionum et barbari et filii mei offero in eadem ecclesia monasterium unum constructum infra mare, in insula, quae dicitur Gallinaria, consecratum in honore Sancti Martini, cum omnibus suis pertinentiis, et mediatatem de corte Pradarioli, et cum medietate de castro de Porto Mauritio, et mansum unum intra villam Cohedevie, rectum et laboratum per Romaldum et alium mansum in loco Garessae sicuti fuit rectum et laboratum per Odonem presbyterum et fratres eius, tertius mansus est intra villam Cevam, sicuti fuit rictus et laboratus per Joannem Ruso, cum molendinis et batenderiis, et capellam unam prope iamdictum mansum, quae est constructa in honore Sancti Andrete, cum omnibus rebus ad ipsum mansum pertinentibus, sive alium mansum in loco Carassone, sicuti fuit rictus et laboratus per Gaspertum massarium.>>

[modifica] Lista dei ventotto abati claustrali che ressero l'abbazia fino al 1433

[modifica] Lista dei diciassette abati secolari o commendatari che ressero l'abbazia fino al 1721

  • Ugone di Lusignano (1433-1442)
  • Lancillotto di Lusignano (1442-1491)
  • Tommaso de Sur (1491-1496)
  • Urbano Bonivardo (1496-1499),che riconsacrò le chiese di San Maurizio e San Donato a Pinerolo. La sua pietra tombale si trova oggi nella chiesa parrocchiale di San Verano
  • Giovanni Amedeo Bonivardo (1499-1515)
  • Giovanni di Savoia (1515-1522),che si occupò con impegno dell'abbazia compiendo una lunga visita pastorale in tutte le parrocchie allora dipendenti dalla sopracitata. La sua tomba è oggi all'interno della chiesa parrocchiale di San Verano
  • Pietro della Balma (1522-1544), vescovo di Ginevra
  • Giacomo di Savoia (1544-1567)
  • Marcantonio Bobba (1567-1575)
  • Filippo Gnostavillani (1575-1582)
  • Guido Ferraro (1582-1589)
  • Vincenzo Lauro (1589-1590), cardinale di Mondovì, sotto il quale i monaci Benedettini neri furono sostituiti con i Cistercensi Fogliesi dall'abito bianco
  • Ruggero Trilonio (1590-1606)
  • Scipione Borghese (1606-1634)
  • Gianfrancesco d'Agliè (1634-1644)
  • Michelangelo Broglia (1644-1677)
  • Giuseppe Giacinto Broglia (1677-1721) sotto il quale nel 1693 l'abbazia fu saccheggiata dai francesi. Ciò costrinse i monaci a portare nell'abbazia di Staffarda i preziosi documenti dell'archivio abbaziale scampati aala grettezza ed alla stupidità delle milizie francesi, che purtroppo ne avevano bruciati in gran numero

[modifica] Lista dei parroci di San Verano in Abbadia Alpina

[modifica] Borghi

Abbadia Alpina è suddivisa in 5 borghi:

  • Riaglietto o San Martino, zona occidentale di Abbadia dove un tempo c'erano diverse fabbriche e la casa del popolo oltre ad una graziosa cappella demolita per allargare via Nazionale;
  • La Costera che comprende tutta la zona collinare abbadiese, ricca di piloni e piacevoli sentieri per i boschi; Tali colline conducono al colle di Prà Martino sul territorio di Villar Perosa e al belvedere in territorio di San Pietro Val Lemina.
  • Il Bersaglio zona compresa tra il torrente Lemina, la Costera e Santa Maria, zona dove è situato il tiro a segno nazionale.

[modifica] Festività

  • La festa di Sant'Antonio abate la domenica più vicina al 17 gennaio quando, con la benedizione degli animali, viene celebrata con la cavalcata scremita la vittoria dell'abate sul conte di casa Savoia.
  • La festa di San Biagio il 3 febbraio.
  • La festa di Sant'Isidoro di Siviglia, patrono degli agricoltori il 4 aprile con la benedizione degli automezzi.
  • La festa di San Bernardo intorno al 20 agosto, con rito celebrato nella cappella dell'omonimo santo; in questa festa si distribuiscono anche i "Cariton", pagnottine morbide e dolci la cui esistenza è documentata dal XVIII secolo, essendo citate nel registro di San Bernardo, che documenta tale festa dal 1700 circa.
  • La festa della Madonnina celebrata alla fine di agosto nell'omonima cappella.
  • La festa di San Francesco celebrata a metà settembre nella sperduta località del pilone dedicato all'omonimo santo nella quale si benedicono i mezzi agricoli, pilone che si trova su un sentiero che porta a Prà Martino.
  • La festa di San Martino celebrata nell'omonima cappella l'11 novembre.
  • La festa patronale di San Verano celebrata nella chiesa parrocchiale la domenica più vicina al 14 novembre
  • Il giro dei piloni in occasione dell'Immacolata Concezione, l'8 dicembre nel quale dopo il giro dei piloni della collina abbadiese si celebra la messa al pilone di Santa Maria della neve.

[modifica] Collegamenti esterni

Sito della parrocchia di San Verano

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