A 30 milioni di km. dalla Terra

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
A 30 milioni di km. dalla Terra
Frank Puglia in 20 Million Miles to Earth trailer.jpg
Frank Puglia in una scena del film
Titolo originale 20 Million Miles to Earth
Lingua originale Inglese
Paese di produzione Stati Uniti d'America
Anno 1957
Durata 82 min
Colore B/N
Audio sonoro
Rapporto 1:85
Genere drammatico, fantascienza
Regia Nathan Juran
Soggetto Charlotte Knight
Sceneggiatura Christopher Knopf, Robert Creighton Williams
Produttore Charles H. Schneer
Casa di produzione Columbia Pictures
Fotografia Irving Lippman, Carlo Ventimiglia
Montaggio Edwin H. Bryant
Effetti speciali Ray Harryhausen
Tema musicale Mischa Bakaleinikoff
Scenografia Cary Odell, Robert Priestley
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

A 30 milioni di km. dalla Terra (20 Million Miles to Earth) è un film di fantascienza del 1957 diretto da Nathan Juran e interpretato da William Hopper e da Joan Taylor.

Il film si avvale degli effetti speciali di Ray Harryhausen il quale disegna e anima con la tecnica del passo uno il lucertolone alieno Ymir.

Dal film venne tratto un romanzo omonimo di Henry Slesar.[1]

Nel 2007, per il cinquantesimo anniversario della pellicola, ne è stata realizzata una versione ricolorata.[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Di ritorno da un viaggio spaziale sul pianeta Venere, una navicella statunitense è costretta ad ammarare in Sicilia.

Soccorsi da alcuni pescatori locali, gli occupanti dell'astronave si mostrano preoccupati dalla sorte di un oggetto che avevano prelevato durante la missione e che si scoprirà essere un uovo. Da quest'ultimo nascerà una creatura aliena simile ad un grosso lucertolone.

Capace di crescere molto velocemente grazie all'ossigeno terrestre che ne modifica il metabolismo, Ymir (questo il nome dato all'alieno) fugge una prima volta per poi venire catturato grazie a una rete elettrificata lanciata da un elicottero. Su Venere, infatti, era stato notato come la corrente elettrica rendesse inermi questi esseri alieni. Le operazioni di cattura sono coordinate dal colonnello Calder, uno dei sopravvissuti alla missione sul pianeta Venere. Con una conferenza stampa indetta a Roma, lo stato maggiore statunitense comunica ai giornalisti dei paesi alleati i dettagli della missione e porta tre di loro a osservare gli scienziati che studiano la creatura.

A causa di un incidente nel laboratorio situato all'interno del Giardino Zoologico di Roma viene interrotta la corrente elettrica (1800 volt) che teneva sedato Ymir. La creatura quindi riesce a liberarsi e, dopo aver lottato con successo per le vie della capitale contro un elefante imbizzarritosi per il trambusto allo Zoo, fugge in direzione del centro della città seminando il panico fra la popolazione.

Dopo essersi inabissato nel Tevere ed essere stato snidato grazie a delle bombe a mano all'altezza di Ponte Sant'Angelo, il mostro viene rincorso dai soldati americani sino al Colosseo, dove viene ucciso.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il progetto per il film nacque da un'idea di Harry Harryhausen del 1952, all'epoca abbandonato per motivi economici e poi ripreso da Harryhausen assieme a Charles H. Schneer.[1]

Il film fu prodotto dalla Columbia Pictures e scritto da Bob William e Chris Knopf.[2]

Il budget risicato per il film forzò a girare gli esterni in Messico e in studio, riutilizzando per gli esterni scene già girate in Italia: "ne risultò" - secondo Fantafilm - "un'ambientazione completamente inventata, con una Sicilia rigogliosa attraversata da fiumi e cascate."[1]

Differenti versioni[modifica | modifica wikitesto]

Nell'edizione originale i due pescatori siculi e il ragazzino vengono chiamati Verrico, Mondello e Pepe. Nel doppiaggio italiano sono diventati dei più plausibili Michele, Maruzzo e Mimmo.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Fantafilm scrive: "Il progresso della scienza ha sempre richiesto grandi e costosi sacrifici: così è stato all'inizio dell'era atomica e così accade quando l'uomo si dirige a 20 milioni di miglia dalla Terra. [...] Protagonista assoluto del film è l'Ymir che la stop motion di Harryhausen rende straordinariamente vivo, dotato, si direbbe, di personalità. Alcune scene come quelle del violento ammaraggio della navicella, della creatura appena nata che muove i primi passi sul tavolo e rimane abbagliata dalla luce improvvisamente accesa, o del combattimento con l'elefante (che verrà replicato con un altro mostro ne La vendetta di Gwangi) rimangono giustamente famose."[1]

Il Morandini scrive che "è un film di SF come tanti degli anni '50, ma più fantasioso e [...] più divertente della media."[2]

Opere derivate[modifica | modifica wikitesto]

Dalla sceneggiatura del film venne trasposto un romanzo omonimo scritto da Henry Slesar.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Bruno Lattanzi e Fabio De Angelis (a cura di), A 30 milioni di km. dalla Terra in Fantafilm. URL consultato il 27 ottobre 2014.
  2. ^ a b http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=109

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]