AG Fronzoni

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

AG Fronzoni[1] (Pistoia, 1923Milano, 2002) è stato un artista e designer italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

« Penso sia il compito di ognuno di noi portare la cultura non dove c'è già,

ma dove manca, in provincia, in periferia, ai più poveri, dove ci sono meno informazioni.
La cultura di un paese si misura dalla cultura dall'ultimo uomo di quel paese, è la media che conta.
Compito e dovere di ogni persona è di fare pubblicità alla cultura. »

(AG Fronzoni [2])
AG Fronzoni

AG Fronzoni [3] [4] nasce a Pistoia nel 1923. Grafico innanzitutto, ma anche designer e architetto. Ha realizzato tutta la sua opera e la sua stessa esistenza all'insegna della sobrietà formale e della geometria quale fonte primaria di ispirazione, differenziando e superando l'imitazione della natura. Intransigente e senza compromessi, la sua decisa ed originale ricerca ha spaziato in tutti i settori articolando una filosofia "minimalista" basata sulla sintesi e sulla sottrazione che trova nella frase di Mies van der Rohe "Less is more" il punto di partenza del suo pensiero profondamente razionalista. Per Fronzoni il superfluo, l'eccedente, il ridondante è definito "spreco" inteso in senso estetico, morale ed etico.

Inizia l'attività a Milano nel 1949. È insegnante all'Umanitaria di Milano, all'Istituto di Comunicazione Visiva di Milano, Istituto Statale d'Arte (ISA) di Monza e in altre scuole, fino a creare nel 1982 una propria "Bottega" in Corso Magenta che accoglie studenti da tutto il mondo.

La "Bottega"[modifica | modifica sorgente]

Con la "Bottega" sviluppa un nuovo tipo di insegnamento, lontano da modelli di scuole professionali, ma immensamente ricco rispetto agli scambi e le relazioni che instaura con gli studenti. Per Fronzoni il progetto prende vita dalla realtà: ogni evento è soggetto ad analisi progettuale e la pratica della provocazione è sempre la spinta al confronto, alla riflessione ed alla formazione del senso critico. L'insegnamento, come tutte le altre forme di comunicazione sociale, è per Fronzoni essenziale.

« La mia ambizione non è progettare un manifesto, è progettare uomini. »

Il pensiero[modifica | modifica sorgente]

« Il senso più profondo del progettare non è tanto di costruire una casa, quanto quello di costruire noi stessi. Progettare la propria esistenza è un impegno che deve costituire la nostra principale preoccupazione: e questo impegno deve essere continuo e totale, non saltuario e relativo. »

Fronzoni crede nella capacità di trasformare il mondo attraverso il progetto ed il progetto attraverso la cultura. Persona gentile e discreta, non esita a combattere con grande energia per il senso della forma, attribuendole responsabilità salvifiche, anche solo se si tratta di difendere un carattere tipografico minuscolo. La scarsa influenza storica in Italia della corrente della Bauhaus gli fa mantenere un atteggiamento di critica intransigente e permanente per ciò che è convenzionale, formale e conformista, che si riflette nel suo particolare modo di vivere la trasgressione, una trasgressione assolutamente "disciplinata piuttosto che disobbediente".

Il bianco ed il nero[modifica | modifica sorgente]

AG Fronzoni, manifesto, 1979

La filosofia illuminista ed antropocentrica di Fronzoni lo porta a considerare il bianco ed il nero come i colori rappresentativi del progetto dell'uomo, specchio della sua razionalità e cultura, mentre il colore appartiene al mondo naturale ed è quindi estraneo, ma non alternativo all'opera dell'uomo. Coerentemente i suoi progetti grafici e di design rispecchiano questa filosofia: il rigore del contrasto del bianco e del nero, il rapporto di tensione dinamica tra pieno e vuoto ne esprimono l'aniconica purezza concettuale. Il manifesto è lo spazio della libertà di pensiero, senza limiti né regole, l'obiettivo è chiamare l'intelletto dell'osservatore allo sforzo costruttivo dell'interpretazione. I caratteri tipografici sono per Fronzoni la "grammatica" della progettazione grafica: piccolissimi se bisogna sottolineare lo spazio della lettura, se rappresentano il pensiero sono invece grandi, tagliati, segnati, manipolati. La gabbia grafica è apparentemente libera anche se nell'anarchia dell'impaginazione -i blocchi di testo sono un ulteriore strumento per comunicare- si percepisce la ricerca intellettuale ed il rigore. Nei suoi progetti ricerca ogni elemento che stimoli l'osservatore a non essere passivo: avvicinarsi, girare i fogli, unire le pagine, ad "agire" con il proprio senso critico e l'immaginazione. È importante progredire con la trasgressione:

« La simmetria appartiene al passato, mentre l'asimmetria è moderna, perché è dinamica, ed un punto fermo per il progettare contemporaneo. Quanto è stato fatto non solo non è moderno: è lo specchio di una società non avanzata. »

I progetti[modifica | modifica sorgente]

Fronzoni persegue la sua attività grafica curando l'impaginazione di varie riviste tra cui "Casabella"; nel settore del design industriale sono significativi i progetti delle valigie "Forma Zero" per Valextra, la lampada "Quadra" per Viabizzuno, i set di mobili "Serie '64" per Cappellini; ha realizzato l'allestimento del museo di cultura Walser ad Alagna Valsesia (premio Zanotti Bianco) . A Genova cura il restauro di Palazzo Balbi Senarega, sede dell'istituto di storia dell'arte dell'Università di Genova e quello dell'Orangerie di Palazzo Bianco, sede della galleria d'arte moderna, la ristrutturazione della galleria d'arte "la Polena" [5], curandone successivamente la grafica dei cataloghi, e la progettazione dell'immagine culturale "Arte e città". A Pavia è chiamato da Marco Fraccaro a restaurare le scuderie del Collegio Cairoli, oggi spazio espositivo dell'Università. Ha disegnato l'immagine coordinata di varie aziende ed suoi lavori sono riconosciuti ed esposti nei più importanti musei, come il MoMA di New York. La sua inconfondibile impronta minimalista resta perfettamente attuale. Molte opere sono parte di collezioni permanenti: nella Bibliothèque Nationale e Musée des arts décoratifs a Parigi, nel Kunstgewerbe Museum a Zurigo, nel Musée Cantonal des beaux-arts di Losanna, nel Deutsches Bucherei di Lipsia, Deutsches Plakat Museum di Essen, nel Muzeum Narodowe di Varsavia, nella Morovska Galerie di Brno, nello Stedelijk Museum di Amsterdam, nel Royal Ontario Museum di Toronto.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ All'anagrafe Angelo Giuseppe Fronzoni.
  2. ^ Manitto, Op.cit., p. 47
  3. ^ Giorgio Fioravanti, Leonardo Passarelli, Silvia Sfligiotti, La Grafica in Italia,, Milano, Leonardo Arte, 1997, pp. 128-129
  4. ^ Il campo della grafica italiana, a cura di Pierluigi Cerri, Milano, Rassegna n. 6, 191, Electa, pp. 68-72
  5. ^ Epoca 1945-1999. Manifesti tra vecchio secolo e nuovo millennio, a cura di Aldo Colonetti e Andrea Rauch, Siena, Protagon, 1999, pp. 76-77

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Luigi Giordano, Trasgredisco, dunque sono, in il Mattino, 3 settembre 1988, p. 15.
  • Marco Belpoliti, L'uomo che comunicava con gli spazi vuoti, in La Stampa, 15 febbraio 2002, p. 27.
  • Marco Belpoliti, Democrazia grafica di AG Fronzoni, in Alias supplemento a il manifesto, 2 marzo 2002, p. 5.
  • Franco Bertoni, Minimalist Design, Birkhauser Architecture, 2004, ISBN 9783764365066.
  • Felix Studinka, Schwarz und Weiß / Black and White, Lars Muller Publishers, 2004, ISBN 9783037780145.
  • Gabriele Oropallo, Design as a Language without Words: AG Fronzoni in Grace Lees-Maffei (a cura di), Writing Design: Words and Objects, Oxford, Berg, 2012, ISBN 978-1847889553.
  • Ester Manitto, A lezione con AG Fronzoni. Dalla didattica della progettazione alla didattica di uno stile di vita / A lesson with AG Fronzoni. From teaching design to designing lifestyle, plug_in, 2012, ISBN 978-88-95459-10-3.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]