A7V Gelandekraftwagen

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A7V Gelandekraftwagen
Descrizione
Data primo collaudo 1918
Utilizzatore principale Impero Tedesco
Esemplari 79
Sviluppato dal A7V
Dimensioni e peso
Lunghezza 7,35 m
Peso 18.000 kg
Propulsione e tecnica
Motore 1 Daimler tipo 165204 a benzina
Sospensioni Holt
Prestazioni
Velocità max 12 km/h
Autonomia 30-35 km
Armamento e corazzatura
Armamento primario non previsto. Alcuni esemplari, modificati per uso antiaereo, montavano 2 cannoni da 76,2 mm
Note era in grado di trasportare 8 tonnellate di materiale

Gli eserciti del ventesimo secolo. Artiglieria e motorizzazione 1900-1918, Curcio Periodici

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L'A7V Gelandekraftwagen era la versione da trasporto del carro armato A7V. Conosciuto anche con i nomi di A7V Uberlandwagen e Schlepper, ne furono consegnati 79 esemplari.

Sviluppo[modifica | modifica sorgente]

La decisione di realizzare un mezzo di trasporto cingolato fu presa in seguito ad una disposizione, datata 6 marzo 1918, in cui si ordinava di interrompere la produzione dell'A7V al ventesimo esemplare (sui 100 ordinati), e di utilizzare gli altri scafi costruiti per equipaggiare colonne cingolate.

In totale, vennero consegnati 79 esemplari fino all'ottobre 1918.

Tecnica[modifica | modifica sorgente]

Dal punto di vista tecnico, si trattava di un cassone cingolato con posto di guida centrale.

La lunghezza era di 7,35 metri. Il peso era di 17 tonnellate, ed era in grado di trasportare materiali per otto.

La propulsione era assicurata da un motore Daimler tipo 165204 a due tempi con quattro cilindri in linea, in grado di sviluppare 17.000 cc di potenza.

La velocità massima era di 12 km/h. Il serbatoio da 500 litri garantiva un'autonomia di 30-35 km. La trazione era posteriore.

Il servizio[modifica | modifica sorgente]

Questo mezzo venne utilizzato per il trasporto di munizioni ed il traino di artiglierie.

Una versione modificata venne armata con due cannoni antiaerei da 76,2 mm.

Con gli esemplari consegnati, vennero equipaggiate 11 Armeekraftkolonne: 1112, 1113, 1114, 1115, 1116, 1117, 1118, 1119, 1120, 1121, 1122.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Gli eserciti del ventesimo secolo. Artiglieria e motorizzazione 1900-1918, Curcio Periodici