a1 (gruppo musicale)

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a1
Paese d'origine Regno Unito Regno Unito
Genere Dance pop[1]
Pop rock[1]
Periodo di attività 1998- 2002;2009 -in attività
Etichetta Sony BMG/Epic (1999-2002)
Album pubblicati 6
Studio 4
Raccolte 2

Gli a1 sono una boy band britannica il cui primo singolo, Be The First To Believe, è uscito nel 1999. La formazione era composta da Mark Read, Paul Marazzi, Ben Adams e Christian Ingebrigtsen (dalla Norvegia). A partire dal 2009, Marazzi ha abbandonato il complesso.

Hanno riscosso parecchio successo nell'autunno del 2000 grazie ai singoli Take on Me, cover degli a-ha, e Same Old Brand New You.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Gli esordi[modifica | modifica sorgente]

La band era stata creata dal manager Tim Byrne, creatore anche degli STEPS. La caratteristica più reclamizzata del gruppo consisteva nel fatto che essi producevano e suonavano da soli gran parte dei propri pezzi, visto che tre componenti su quattro del complesso suonavano un proprio strumento.

Hanno debuttato nel 1999 con il disco Here We Come, pubblicato per l'etichetta discografica Sony BMG e promosso dai singoli Be the First to Believe, Summertime of Our Lives, Everytime, Ready or Not e Like a Rose. Il disco riscosse un discreto successo, piazzandosi al ventesimo posto della classifica britannica[2] e al quarto di quella norvegese,[3] riscuotendo consensi anche con i singoli brani, tutti entrati tra le prime dieci posizioni della classifica britannica.[4]

Il successo[modifica | modifica sorgente]

Hanno raggiunto il culmine del loro successo nell'autunno del 2000, con la pubblicazione di Take on Me, cover dell'omonimo noto brano degli a-ha che ha raggiunto la vetta della classifiche del Regno Unito[5] e della Norvegia, riscuotendo successo anche in altri paesi europei,[6] ottenendo anche lo smash hits award per il miglior videoclip. Supportato anche dal successo del secondo singolo Same Old Brand New You, che ha bissato le prime posizioni in Regno Unito[7] e Norvegia e il successo europeo del precedente,[8] è stato pubblicato il loro secondo disco, The A List, che ha ottenuto il quattordicesimo posto della classifica britannica[9] e il quarto nella norvegese, entrando anche in quella danese.[10] La promozione dell'album è terminata nel 2001 con l'uscita del singolo No More. Nello stesso hanno, il gruppo si è aggiudicato il BRIT Awards come "British breakthrough act" e eseguito una tournée in Asia; la tappa indonesiana di questo tour, a Giacarta, è apparsa sulle pagine di cronaca nera a causa della morte di quattro ragazzine, rimaste uccise nella ressa di persone che assistevano all'evento.[11]

Il terzo disco e lo scioglimento[modifica | modifica sorgente]

Nel maggio 2002 è stato pubblicato il loro terzo album, intitolato Make It Good, uscito sempre per la Sony BMG e anticipato dal singolo Caught in the Middle. Da questo disco, dalle sonorità più mature dei precedenti, è stato estratto anche un secondo singolo, anch'esso intitolato Make It Good.

Il disco ha riscosso gli stessi buoni valori di vendita dei precedenti.[12][13] È stato tuttavia l'ultimo disco prima dello scioglimento del gruppo, avvenuto sempre nel 2002. L'8 ottobre di quell'anno, Paul Marazzi ha infatti lasciato il gruppo per motivi personali, sancendo la definitiva scissione del gruppo.

Nel 2004, due anni dopo il loro scioglimento, la Sony BMG ha pubblicato nella sola Asia la raccolta The Best of a1, contenente registrazioni live inedite, i loro brani pubblicati come singoli e due inediti.

Durante questo lasso di tempo, durante il quale il gruppo è risultato inattivo, uno dei loro componenti, Ben Adams, ha esordito come solista pubblicando il singolo Sorry, che ha raggiunto il diciottesimo posto nella classifica britannica nel giugno 2005.[14] Un altro di loro, Christian, è divenuto molto popolare nel suo paese originario, mentre Mark ha messo a disposizione le sue doti di autore scrivendo brani per altri artisti.

La reunion e il nuovo album[modifica | modifica sorgente]

Il 2009 è stato l'anno della riformazione del gruppo, tornato insieme senza Paul Marazzi. Nello stesso anno è stata pubblicata una seconda raccolta, intitolata A1 Greatest Hits, accompagnata dal singolo Take You Home, brano di successo in Norvegia.[15] Esclusivamente in Norvegia è stato pubblicato il loro quarto album di inediti, uscito nel 2010 e intitolato Waiting for Delight, che ha riportato il gruppo al quinto posto della classifica locale degli album.[16] Questo nuovo lavoro di inediti, uscito a otto anni di distanza dall'ultimo, è stato promosso dai singoli Don't Wanna Lose You Again e In Love and I Hate It.

Formazione[modifica | modifica sorgente]

Discografia[modifica | modifica sorgente]

Album[modifica | modifica sorgente]

Raccolte[modifica | modifica sorgente]

Singoli[modifica | modifica sorgente]

  • 1999 - Be the First to Believe
  • 1999 - Summertime of Our Lives
  • 1999 - Ready Or Not/Everytime
  • 2000 - Like a Rose
  • 2000 - Take on Me
  • 2000 - Same Old Brand New You
  • 2001 - No More
  • 2002 - Caught in the Middle
  • 2002 - Make It Good
  • 2002 - Nos Differences
  • 2009 - Take You Home
  • 2010 - Don't Wanna Lose You Again
  • 2010 - In Love and I Hate It

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b (EN) Biografia degli a1 su allmusic.com. URL consultato il 20-10-2010.
  2. ^ Here We Come su chartstats.com. URL consultato il 20-10-2010.
  3. ^ Here We Come su italiancharts.com. URL consultato il 20-10-2010.
  4. ^ Risultati in classifica britannica degli a1. URL consultato il 20-10-2010.
  5. ^ Take on Me su chartstats.com. URL consultato il 20-10-2010.
  6. ^ Take on Me su norwegiancharts.com. URL consultato il 20-10-2010.
  7. ^ Same Old Brand New You su italiancharts.com. URL consultato il 20-10-2010.
  8. ^ Same Old Brand New You su norwegiancharts.com. URL consultato il 20-10-2010.
  9. ^ The A List su chartstats.com. URL consultato il 20-10-2010.
  10. ^ The A List su norwegiancharts.com. URL consultato il 20-10-2010.
  11. ^ Giacarta, 4 ragazzine morte al concerto della boyband A1 in Corriere della Sera, 19 marzo 2001, p. 26. URL consultato il 20-10-2010.
  12. ^ Make It Good su chartstats.com. URL consultato il 20-10-2010.
  13. ^ Make It Good su italiancharts.com. URL consultato il 20-10-2010.
  14. ^ Sorry su chartstats.com. URL consultato il 20-10-2010.
  15. ^ Take You Home su norwegiancharts.com. URL consultato il 20-10-2010.
  16. ^ Waiting for Delight su norwegiancharts.com. URL consultato il 20-10-2010.
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