AFP Giovinazzo

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A.F.P. Giovinazzo Pol. A.S.D.
Hockey su pista Roller hockey pictogram.svg
Segni distintivi
Uniformi di gara
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Casa
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Trasferta
Colori sociali 600px Verde e Bianco (Strisce)2.png Bianco e verde a strisce
Dati societari
Città Giovinazzo
Paese bandiera Italia
Confederazione CERH
Federazione Bandiera dell'ItaliaFIHP
Campionato Serie A1
Fondazione 1965
Scioglimento 1997
Rifondazione 2004
Presidente Bandiera dell'ItaliaVito Favuzzi
Allenatore Bandiera dell'ItaliaNino Caricato
Impianto sportivo Palazzetto dello Sport
Viale Aldo Moro
3.600 posti
Palmarès
Scudetto.svg
Scudetti 1
Titoli europei 1
www.afpgiovinazzo.org/

A.F.P. Giovinazzo Polisportiva A.S.D. è il nome di una società di hockey su pista della città di Giovinazzo.

Indice

[modifica] Fondazione

Il Gruppo Sportivo Acciaierie e Ferriere Pugliesi (A.F.P.) nacque nei primi anni sessanta per iniziativa del Presidente dello stabilimento di Giovinazzo, Ingegner Michele Scianatico, come incentivo alla socializzazione e offerta per il tempo libero agli oltre mille operai dell'Acciaieria e alle loro famiglie.

La guida tecnica delle squadre di pattinaggio e hockey su pista venne affidata a Gianni Massari, capo del personale dello stabilimento, detentore di vari titoli di corsa su pattini a rotelle, fra cui i primati mondiali sul miglio e sul mezzo miglio. Nel 1965 la società ottenne l'affiliazione alla Federazione Italiana Hockey e Pattinaggio.

[modifica] Gianni Massari

Le attività sportive dell'A.F.P. Giovinazzo si concentrarono nei primi anni nelle corse su strada. L'interesse per l'hockey fu suscitato nei giovani pattinatori giovinazzesi in modo del tutto casuale: durante le pause dei duri allenamenti per le corse, senza abbandonare la pista prendevano stecche e pallina e improvvisavano partitelle. Dal gioco alla passione l'evoluzione fu naturale e Gianni Massari intravide nello sport di squadra l'alveo giusto per assecondare le propensioni dei suoi atleti.

La squadra di hockey su pista fece il suo esordio nel campionato di hockey su pista alla fine degli anni sessanta e nel 1973 ottenne la prima promozione in Serie A2. Gianni Massari era allenatore-giocatore di quella squadra. La sua visione di gioco e le sue impostazioni erano innovative per quegli anni: la pista andava sfruttata in ogni angolo, la base del gioco era il possesso palla: i quattro giocatori si scambiavano e facevano ruotare la pallina accorciandosi in spazi stretti o allungandosi a quadrato; la velocità era fondamentale, le modalità per andare a rete erano molteplici, basate sulla messa in minoranza dei difensori avversari: la bordata dalla distanza, l'uomo smarcato a centro area da una serie di passaggi, il dribbling per saltare l'ultimo difensore. L'uso del contropiede era raro. Per poter applicare i suoi schemi il "Professore" come era chiamato dai suoi atleti, doveva avere a disposizione gli uomini giusti, e fu sul materiale umano che lavorò per oltre 10 anni, coltivando il fertile ed entusiasta vivaio, puntando sempre sugli stessi atleti, tenendo dure sessioni di allenamento e, soprattutto, mantenendo il livello di partecipazione alla squadra puramente dilettantistico.

Dopo le convincenti vittorie con l'A.F.P. Giovinazzo, Gianni Massari conquistò il posto di commissario tecnico della nazionale italiana di hockey, prima delle squadre juniores, a partire dal 1979, in virtù delle sue capacità nello scoprire nuovi talenti e formarli, poi anche della squadra maggiore, dal 1980. Nei primi anni alternò la guida del Giovinazzo con quella della nazionale. Lasciò poi Giovinazzo, per approdare alla guida di società settentrionali, fra cui il Monza, con il quale vinse la Coppa Italia e la Coppa delle Coppe nel 1989. Per alcuni anni si dedicò esclusivamente alla nazionale. Sotto la sua guida, gli azzurri nel 1986 e nel 1988 vinsero il Campionato del Mondo, nel 1990 vinsero il Campionato Europeo, nel 1992 conquistarono la medaglia di bronzo ai Giochi olimpici di Barcellona, ai quali l'hockey su pista fu ammesso come disciplina dimostrativa.

[modifica] Storia

[modifica] La scalata alla Serie A (1965-1977)

La forza dell'A.F.P. Giovinazzo è da sempre la fertilità e l'entusiasmo del vivaio. Si calcola che dalla fondazione più di duemila atleti giovinazzesi abbiano frequentato i corsi di pattinaggio e le competizioni di hockey su pista. Le apparizioni non solo di stranieri ma anche di atleti non giovinazzesi nelle squadre dell'A.F.P. sono state sporadiche.

L'A.F.P. prese parte per la prima volta alle attività agonistiche di hockey su pista nel 1965, con l'iscrizione al campionato di Serie C. Capitano di quella prima formazione era Gianni Massari. La pista era quella del Parco Scianatico, costruito dai padroni della ferriera a pochi passi dai capannoni, per offrire ai dipendenti e alle loro famiglie un ambiente ricreativo e opportunità di socializzazione.

Dall'inizio fu data un'importanza decisiva al vivaio e i primi risultati non tardarono ad arrivare: la squadra degli Allievi vinse il campionato italiano sia nel 1966 sia nel 1967. Per la squadra maggiore arrivò subito la promozione in Serie B e, dopo poche stagioni, nel 1973, la prima storica promozione in Serie A. Allenatore-giocatore e capitano di quella squadra era sempre Gianni Massari, che dopo pochi anni avrebbe smesso con l'hockey giocato per dedicarsi a tempo pieno alla carriera di allenatore. Punta di diamante dell'attacco biancoverde, Francesco Frasca. Il 1973 si concluse con la vittoria del campionato italiano da parte della squadra Juniores.

Era la fine del ciclo di rodaggio, l'esperimento poteva dirsi riuscito, innanzitutto da un punto di vista geografico: Giovinazzo, cittadina di 20mila abitanti nel profondo Sud, si affacciava nell'olimpo di questo sport, praticato essenzialmente in Veneto, Emilia-Romagna, Toscana e in altre province del Nord Italia. Le trasferte di migliaia di chilometri in bus erano massacranti e lasciavano i segni negli atleti, che nei primi anni di Serie A perdevano regolarmente quasi tutte le trasferte per poi sfoderare prestazioni sorprendenti sulla pista del Parco Scianatico, in casa. L'hockey su pista era e resta uno sport povero, privo di grandi sponsorizzazioni, fuori dal giro dei ricchi contratti per la concessione di diritti televisivi. Le società devono moltiplicare gli sforzi economici per acquistare la costosa attrezzatura, mantenere il vivaio, iscriversi al campionati, pagare le trasferte e infine onorare i contratti con i giocatori, voce che incide fortemente sul bilancio nell'eventualità che venga scelta l'opzione del professionismo. Per ridurre al minimo i costi, una società giovane come l'A.F.P. Giovinazzo scelse la strada del dilettantismo, che ha poi conservato negli anni, unica squadra tra le grandi, in modo da garantirsi continuità e ricambio generazionale coltivando il fertile vivaio. In quei primi anni la presenza industriale delle Acciaierie e Ferriere Pugliesi assicurava una sicurezza economica non indifferente.

[modifica] Sulla vetta d'Europa (1978-1981)

All'entusiasmo del pubblico per la permanenza nella massima serie nei primi anni la squadra rispose con una stabilità nei risultati e una fame di successi che trovava proprio nel pubblico la sponda migliore. Nel 1974 fu raggiunta la finale di Coppa Italia, la prima di una lunga serie di finali stregate: l'A.F.P. non conquistò mai questo trofeo. Fu battuta dal Trissino: 5-5 all'andata; 3-6 al ritorno.

Il vivaio dava grandi soddisfazioni: la squadra juniores, trascinata da due giovanissimi campioni, Pino Marzella e Tommaso Colamaria, vinse il campionato nel 1976 e nel 1977. La squadra senior raggiunse una seconda volta la finale di Coppa Italia nel 1977: 3-2 e 4-10 i risultati, con il Follonica che si aggiudicava il trofeo. Stessa storia si ripeteva l'anno successivo: finale di Coppa Italia contro l'Amatori Lodi: 2-2 e 1-7 i risultati.

Davvero le finali sembravano rappresentare un tabù per la squadra di Gianni Massari. Nel 1979, al termine di un campionato strepitoso, la squadra di Frasca e Marzella si ritrovò prima in classifica a pari punti con il Breganze. La partita di spareggio per lo scudetto venne largamente dominata, nella prima parte, dall'A.F.P. ma nel secondo tempo ci fu il recupero perentorio dei veneti e l'A.F.P. perse 6-7 a pochi istanti dal termine e il sogno dello scudetto sfumò.

Fu in quella occasione che un certo razzismo si manifestò nei confronti della squadra di Giovinazzo, durante il campionato e nel cruciale spareggio scudetto, oltrepassando la soglia fisiologica della goliardia legata alle competizioni agonistiche: dirigenti e tifosi settentrionali giuravano che mai lo scudetto dell'hockey, disciplina praticata quasi esclusivamente al Nord, sarebbe sceso così "in basso", nel profondo Sud.

Sarebbero stati smentiti, l'anno successivo, al termine di una stagione nella quale l'A.F.P. Giovinazzo non ebbe rivali e conquistò lo scudetto, partita dopo partita, al termine della regular season. Fu una stagione miracolosa: la squadra era stata ammessa, l'anno precedente, a prendere parte alla Coppa delle Coppe, che vinse, sconfiggendo gli spagnoli del Sentmenat in una doppia finale al cardiopalma: 4-11 il risultato all'andata, in Spagna, 14-4 a Giovinazzo, in una partita mitica, una notte nella quale mille cose accaddero: per la prima volta una squadra italiana conquistava un titolo europeo per club, dominio fino allora di spagnoli e portoghesi; esplodeva il tifo dei giovinazzesi, fatto di operai che si aggrappavano alla squadra di hockey per uscire dall'anonimato della provincia operaia e contadina e trovare il giusto riscatto nello sport; fu recuperato uno svantaggio abissale; esplose definitivamente, come campione di livello europeo, Pino Marzella, 19 anni, che segnò 11 gol; fu prepotentemente confermata la supremazia di gioco dell'A.F.P., a dispetto delle voci maligne venate di razzismo degli avversari italiani; si concluse una stagione irripetibile per lo sport giovinazzese, programmata dal "professore" Gianni Massari e conquistata con compattezza da tutta la squadra.

Per molti anni tra le strade di Giovinazzo i ragazzini improvvisavano piste e giocavano a hockey anziché a calcio. Mostrare in pubblico cimeli come una stecca spezzata, appartenuta a Frasca, o un guanto di Marzella era motivo di vanto.

Avrebbero potuto restare sulla vetta d'Europa per molti anni ancora. La scuola di Massari aveva dimostrato il suo valore e iniziava a portare notevoli risultati, i campioni esprimevano un gioco di livello mondiale, arrivavano le prime convocazioni in nazionale e per un paio d'anni i giocatori dell'A.F.P. rappresentarono il blocco di base della nazionale italiana. Il meccanismo sembrava perfetto ma non lo era, se il campione più promettente, Pino Marzella, abbandonava il sogno dilettantistico della provincia meridionale per inseguire un ricco contratto a Reggio Emilia. La stagione 1980-1981 dell'A.F.P. si concluse in modo tutt'altro che deludente: la squadra non era affatto appagata e conquistò il terzo posto in campionato e la finale di Coppa dei Campioni. Quando il FC Barcellona scese in pista a Giovinazzo, al pubblico sembrava di rivivere la finale di un anno prima, ma i campioni spagnoli erano nettamente più forti di Francesco Frasca e compagni e il risultato finale fu 2-6.

[modifica] Il declino (1982-1994)

Quando Pino Marzella lasciò Giovinazzo le prime avvisaglie di crisi alle Acciaierie e Ferriere Pugliesi si erano manifestate ormai da diversi anni. Il mancato ammodernamento di impianti obsoleti e una generale crisi nel settore dell'acciaio furono causa del tracollo della società, che chiuse i battenti nel 1982, dopo prolungati scontri fra lavoratori e proprietà, lasciando senza lavoro più di mille dipendenti.

L'A.F.P. risentì pesantemente della crisi: quasi tutti i giocatori erano dipendenti della ferriera: la perdita del posto di lavoro non era certo una prospettiva rassicurante per poter passare il tempo libero ad allenarsi e giocare competizioni internazionali. Tommaso Colamaria e Pietro Turturro seguirono la strada di Pino Marzella e accettarno le offerte di club del nord (l'Hockey Novara il primo, la Corradini Reggio Emilia il secondo) pur di sfuggire alla crisi dell'A.F.P., Gianni Massari aveva accettato la guida delle squadre nazionali e dedicava ormai molto tempo a curare la guida tecnica delle selezioni azzurre. Poco prima dell'addio di Colamaria e Turturro e del fallimento dell'acciaieria, la squadra aveva raggiunto la finale di Coppa Italia contro il Follonica, che perse regolarmente: 4-4 all'andata, 4-5 al ritorno. La stagione fu chiusa al terzo posto in classifica.

La prima stagione dell'A.F.P. senza il sostegno industriale della ferriera fu vissuta fra luci e ombre: a dimostrazione del fatto che la scuola Massari restava estremamente valida, anche i ricambi dei vari Marzella, Beltempo, Caricato, Turturro, Colamaria, riuscivano a ottenere risultati sorprendenti. Nella stagione 1982-1983 la squadra retrocedette in Serie A2 ma riuscì a andare fino in finale in Coppa CERS, che perse contro il Vercelli e in finale di coppa Italia,ancora contro il Vercelli: 1-6 il risultato per i piemontesi. L'anno successivo risalì prontamente in Serie A1. Stessa storia nel 1983-1984: finale di Coppa Italia persa 2-3 contro il Monza e retrocessione in Serie A2.

Nel 1985 Francesco Frasca si ritirava dall'hockey giocato mentre altri due giovanissimi campioni esplodevano con prepotenza a Giovinazzo: Francesco Amato e Antonio Frasca, che al loro esordio in prima squadra riportarono l'A.F.P. in Serie A1 a suon di gol, dopo aver vinto l'anno precedente il Campionato Italiano Categoria Juniores. Gianni Massari aveva deciso di lasciare definitivamente Giovinazzo per dedicarsi a tempo pieno alla nazionale e nel 1986, con Pino Marzella e Tommaso Colamaria in squadra, portava l'Italia a conquistare il titolo di campione del mondo a Barcelos, in Portogallo.

La guida tecnica della squadra era passata nelle mani di Francesco Frasca, che sperava di poter aprire un nuovo ciclo di vittorie con una squadra costruita intorno ai giovanissimi Antonio, suo fratello minore, e Franco Amato. Il progetto sarebbe fallito a causa della catastrofica situazione economica della società, ormai da anni senza una presenza industriale alle spalle; la dirigenza, messa alle strette da offerte irrinunciabili da parte delle società settentrionali, cedette nel 1987 Franco Amato all'Hockey Novara e nel 1988 Antonio Frasca all'Hockey Monza. I tifosi reagirono con rabbia e la situazione di malumore generale precipitò: nel 1988 la società si divise in due: Gruppo Sportivo Hockey Giovinazzo e Hockey Club Giovinazzo.

Il G.S.H. ha raccolto l'eredità dell'A.F.P. senior e ha disputato senza clamore diversi campionati di Serie A1 e Serie A2, prima di fallire nel 1994. L'Hockey Club ha puntato molto sul vivaio, ottenendo numerosi titoli nazionali, fra cui il Campionato Italiano categoria Juniores nel 1997.

[modifica] I campioni

[modifica] Francesco Frasca

Francesco Frasca in azione

Nato a Giovinazzo il 17 gennaio 1952, è stato a lungo capitano della formazione più titolata dell'A.F.P. Giovinazzo. Attaccante fecondo, giocatore potente, pattinatore elegante, leader rispettato in campo e nello spogliatoio, fra il 1976 e il 1982 è stato uno dei giocatori più temuti del campionato di hockey su pista: ha vinto 3 volte la stecca d'oro conquistando il titolo di capocannoniere della Serie A1. Non ha mai lasciato Giovinazzo, nonostante fosse il giocatore indubbiamente più di classe della scuola di Gianni Massari: ha sempre anteposto la stabilità della famiglia agli impegni sportivi e non ha mai ceduto alle lusinghe del professionismo delle squadre settentrionali. Con la maglia della nazionale italiana ha partecipato a 3 Campionati del Mondo e 2 Campionati Europei, fra cui nel 1977 a Oporto, in Portogallo, dove conquistò la medaglia d'argento. Prese il posto di Gianni Massari alla guida della squadra, dopo il suo addio alla panchina dell'A.F.P.. Nel 1985 si ritirò dall'hockey giocato ma proseguì per qualche anno la carriera di allenatore, che tuttavia abbandonò presto.

[modifica] Angelo Beltempo

Nato a Giovinazzo nel 1957, fu uno dei protagonisti della scalata alla Serie A1 dai primi anni '70. Giocatore versatile, si è adattato a posizioni sia di attaccante sia di difensore. Fu il primo giocatore giovinazzese a tentare l'avventura del professionismo, nell'Hockey Novara. Con la maglia del Novara ottenne la convocazione in nazionale nel 1982, per i Campionati del mondo di Barcelos, in Portogallo. Ha giocato, in modo discontinuo, fino a oltre 50 anni, nell'ultima parte della carriera ricoprendo il ruolo di allenatore, per un periodo anche nell'A.F.P. Giovinazzo.

[modifica] Antonio (Nino) Caricato

Nato a Giovinazzo nel 1951, difensore. Iniziò la sua carriera nel Bari, ebbe un'esperienza a Roma. Arrivò a Giovinazzo quando la squadra era già salita in Serie A1. Difensore intelligente, dalla sua stecca partivano le impostazioni di gioco della squadra. Dotato di tiro potente, fu anche un buon realizzatore. Fu tra i protagonisti dei successi del biennio 1979-81. Con la nazionale italiana prese parte ai Campionati del Mondo di Talcahuano, in Cile, nel 1980. Al termine della carriera di giocatore, ha iniziato quella di allenatore. Ha allenato numerose squadre, con discreto successo: Matera, Lodi, Vercelli. Il suo maggiore successo è stato portare il Vercelli alla finale di Champions League. È stato commissario tecnico delle squadre nazionali giovanili. E' lui l'attuale allenatore dell'A.F.P. in Serie A1.

[modifica] Pino Marzella

Probabilmente il più rappresentativo giocatore dell'hockey italiano a livello internazionale. Non il più vincente: non ha mai vinto la Coppa dei Campioni. Le sue qualità di atleta sono testimoniate dalla vittoria, otto volte, della stecca d'oro come capocannoniere del campionato di Serie A1, di due Campionati del Mondo, un Campionato Europeo. E inoltre, titoli italiani, coppe europee e attestati personali come miglior giocatore di numerose competizioni. Il classico esempio di genio e sregolatezza, dentro e fuori dal campo: le sue proteste furibonde, nei confronti di arbitri e difensori avversari, e soprattutto la verve agonistica, esibita anche in partite di scarso interesse per la classifica, ne hanno fatto il bersaglio preferito dai tifosi dell'hockey negli anni '80, la cui furia lui ricambiava con beffe plateali.

Nato a Giovinazzo il 6 settembre 1961, cominciò nell'A.F.P. Giovinazzo giovanissimo, nel 1977 trascinò la squadra Juniores alla vittoria del campionato. Prese parte ai Campionati Europei Juniores e fu eletto miglior giocatore del torneo. Giocava come ala. Le sue armi preferite erano il dribbling e il tiro a volo, ma era prima di tutto un pattinatore elegante e veloce, palleggiatore preciso, capace di giocare a testa alta, di direzionare la pallina senza mai guardarla, disorientando così l'avversario: poteva contare su un fisico asciutto e roccioso, rimasto integro negli anni.

Nelle quattro stagioni che ha trascorso a Giovinazzo ha costituito con Francesco Frasca una coppia d'attacco micidiale (facile la rima dei tifosi: "Frasca e Marzella la coppia più bella"). La potenza, la resistenza e la precisione di Frasca si combinavano con la velocità e la fantasia di Marzella in modo perfetto. Già agli esordi nella massima serie del campionato, furono numerose le ricche squadre del Nord Italia che lo riempirono di lusinghe e tentarono di portarlo via all'A.F.P.. Fu convinto dalla Corradini Reggio Emilia e dopo il miracoloso 1980, lo scudetto e gli 11 gol nella finale di Coppa delle Coppe contro il Sentmenat, lasciò Giovinazzo e il suo lavoro di operaio nell'Acciaieria per trasferirsi a Reggio Emilia, inseguendo il suo sogno di diventare un campione e il primo di una lunga serie di contratti milionari.

[modifica] Tommaso Colamaria

Nato a Giovinazzo nel 1962. Ha iniziato giovanissimo a pattinare, ha seguito la trafila delle giovanili nel Giovinazzo, vincendo il titolo italiano juniores nel 1977. Ha preso parte ai successi del biennio 1979-81. Difensore aggressivo e di grande lucidità, abile palleggiatore, dal tiro potentissimo. Lasciò Giovinazzo nel 1982 per approdare a Novara e da allora ha percorso una folgorante carriera, vincendo scudetti, coppe italiane, titoli europei. È stato a lungo capitano della nazionale italiana, con la quale ha vinto il titolo mondiale nel 1986. A sorpresa, nel 1988 non fu convocato da Gianni Massari per i Campionati del Mondo di La Coruña, perché il commissario tecnico della nazionale riteneva di dover svecchiare la rosa introducendo elementi più giovani. Fu giudicata una scelta quanto meno strana, per un atleta di 26 anni nel pieno della maturità. Massari tornò sui suoi passi dopo tre anni, in tempo perché Colamaria guidasse la nazionale alla vittoria anche dei Campionati Europei di Lodi, nel 1990. Continuò a fare parte stabilmente del giro azzurro fino al 1993. Dopo aver concluso la carriera di giocatore è diventato dirigente della Federazione Italiana Hockey e Pattinaggio e oggi allena il Seregno.

[modifica] Pietro Turturro

Coetaneo di Pino Marzella (nato a Giovinazzo il 7 febbraio 1961), ne ricalcava anche il ruolo in campo, nonché il temperamento. Nell'anno dello scudetto non ebbe grandi chance di giocare ma la partenza di Pino Marzella liberò quel posto di titolare che ha conservato fino all'inizio degli anni '90, con la parentesi di Reggio Emilia, dove raggiunse Pino Marzella nel 1982 per una sola stagione. Non ha mai dedicato il 100% del suo tempo all'hockey: prima lo studio, poi il lavoro, hanno limitato la sua carriera. Era un pattinatore rapido e elegante, fantasioso nel gioco individuale, i suoi guizzi lasciavano immobili i difensori avversari. Per anni è stato un realizzatore implacabile. Insieme con Colamaria, Beltempo, Frasca e Marzella, fu convocato da Gianni Massari per i Campionati del Mondo di Barcelos, in Portogallo, nel 1982: cinque giocatori su dieci di quella rosa erano giovinazzesi, oltre all'allenatore. Terminò la carriera con una pesante squalifica per aver aggredito l'arbitro in campo.

[modifica] Franco Amato

Nato a Giovinazzo nel 1968, era giovanissimo quando l'A.F.P. Giovinazzo dominava in Italia e in Europa: muoveva i suoi primi passi nelle squadre giovanili. Classico prodotto del vivaio giovinazzese, dotato di tecnica e di potenza, esordì in prima squadra a 15 anni. Le sue prestazioni nel massimo campionato furono folgoranti, nella stagione 1986-1987 arrivò a sfiorare il titolo di capocannoniere, preceduto di pochi gol da Pino Marzella. Aveva 18 anni quando il Novara lo strappò all'A.F.P.: nel 1987-1988 vinse il campionato italiano e la stecca d'oro come miglior realizzatore, con 85 gol.

La sua cessione fu seguita l'anno dopo da quella di Antonio Frasca, fratello di Francesco, coetaneo di Franco Amato, che finì al Monza, dopo due campionati strepitosi con la maglia biancoverde. Gli episodi destarono clamore a Giovinazzo: la squadra allevava con sacrificio campioni che poi non poteva coltivare nella fase della maturità, per goderne le prestazioni e i trionfi. Il motivo era semplice: il dilettantismo di base della società giovinazzese non poteva competere con il professionismo delle società settentrionali, sostenute da ricchi sponsor. Il controsenso non ha mai trovato soluzione: l'A.F.P. Giovinazzo rimane una società di stampo dilettantistico e ha continuato a veder partire campioni, anche in anni recenti.

Franco Amato è stato campione del mondo a 20 anni, a La Coruña, in Spagna, e nuovamente a Wuppertal, in Germania, nel 1997. Ha vinto con la maglia azzurra anche il titolo europeo a Lodi, nel 1990. Con la maglia del Novara ha vinto più volte titoli europei e il campionato italiano, nonché il titolo di capocannoniere nelle stagioni 1992-1993 e 1993-1994, quando ha stabilito il record di 101 gol segnati, tuttora imbattuto.

[modifica] Rifondazione (2004-)

L'A.F.P. Giovinazzo Polisportiva è stata rifondata nel 2004 per iniziativa di un ristretto gruppo di ex giocatori e dirigenti, animati dall'intenzione comune di riportare l'hockey su pista giovinazzese ai livelli degli anni '80, dopo la diaspora degli anni '90, coincisa con il periodo di crisi nazionale di questo sport, che aveva dato origine a G.S.H. e Hockey Club.

La squadra ha ricominciato dal campionato di Serie B. Il responsabile tecnico è Pino Marzella, che al primo tentativo, nella stagione 2004-2005 è riuscito a portare l'A.F.P. in Serie A2 e ha condotto la squadra Juniores alla vittoria del Campionato Italiano. Nel marzo 2007, con tre giornate di anticipo sulla fine del campionato, l'A.F.P. è stata promossa nella massima serie, nella quale ha fatto ritorno dopo 13 anni.

Nel luglio 2008 Domenico Illuzzi, classe 1989, è stato il primo atleta dell'A.F.P., dopo vent'anni, a essere convocato in nazionale in occasione dei Campionati Europei di Oviedo, dove ha conquistato la medaglia di bronzo. La convocazione si è ripetuta in occasione dei Campionati Europei Under 20 di Hamm-Herringen, dove ha contribuito ancora alla conquista della medaglia di bronzo. È stato un importante segnale di fiducia nel futuro del movimento hockeystico giovinazzese, ripetutosi nel luglio 2009 e nel settembre 2010, quando oltre a Domenico Illuzzi anche Antonio D'Agostino è stato convocato in nazionale per partecipare ai Campionati Mondiali di Vigo 2009 e ai Campionati Europei di Wuppertal 2010.

Dopo 24 anni, nel marzo 2009, l'A.F.P. ha conquistato di nuovo il diritto a partecipare a una competizione europea, la Coppa CERS, essendosi classificata settima nel campionato di Serie A1. La stagione 2009-2010 ha visto la squadra giovinazzese classificarsi sesta nella regular season e perdere contro l'Amatori Lodi nei quarti di finale; in Coppa CERS, una sconfitta contro l'Igualada per 0-8 nella partita di ritorno ha ribaltato l'iniziale vantaggio giovinazzese per 4-1 e impedito l'accesso alle semifinali.

[modifica] Rosa 2011-2012

N. Ruolo Giocatore
3 Bandiera dell'Italia E Angelo Depalma (capitano)
4 Bandiera dell'Italia E Antonio Turturro
5 Bandiera dell'Italia E Saverio Ivo Ranieri
6 Bandiera dell'Argentina E Dario Javier Gimenez
7 Bandiera dell'Italia E Antonio Dagostino
8 Bandiera dell'Italia E Raffaele Altieri
N. Ruolo Giocatore 600px Verde e Bianco (Strisce)2.png
0 Bandiera dell'Italia P Michele Stallone
13 Bandiera dell'Italia E Vincenzo Bavaro
16 Bandiera dell'Italia E Vincenzo Mastropasqua
20 Bandiera dell'Italia P Savino Depalo
10 Bandiera dell'Argentina P Valentín Grimalt
88 Bandiera del Cile E Nicolas Fernández

[modifica] Fonti e bibliografia

I dati anagrafici dei giocatori sono stati pubblicati dalla FIHP (Roma, Viale Tiziano n. 70) nel libretto Profili giocatori 1984-1985 che riepiloga i dati ufficiali di tesseramento dei giocatori selle Serie A1, A2 e B di quella stagione sportiva (erano disponibili presso la Lega Nazionale Hockey Pista di Milano).

[modifica] Collegamenti esterni

Hockey su pista Serie A1 2011-2012

600px Verde e Bianco (Strisce).png AFP Giovinazzo600px Giallo e Rosso (Strisce).png Amatori Lodi600px Rosso e Giallo.png Bassano 54600px Rosso e Nero (Strisce).png Breganze600px Nero e Bianco (Strisce).png CGC Viareggio600px Bianco e Azzurro.svg Follonica600px Rosso e Blu (Strisce).png Forte dei Marmi600px Bianco e Blu (Bordato).png Marzotto Valdagno600px Bianco e Azzurro.svg Matera600px Bianco e Rosso (Bordato).png Molfetta600px Bianco e Blu con giglio Giallo.png Prato 1954600px Rosso e Nero (Strisce).png Sarzana600px Verde Amaranto e Bianco.png Seregno600px Azzurro e Nero.svg Trissino

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