67º Reggimento fanteria "Legnano"

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67º reggimento fanteria "Legnano"
CoA mil ITA rgt fanteria 067.png
Stemma del 67º reggimento fanteria "Legnano"
Descrizione generale
Attiva 1862 - 1995
Nazione bandiera Regno d'Italia
Bandiera dell'Italia Italia
Servizio Flag of Italy (1860).svg Regio esercito
CoA Esercito Italiano.svg Esercito Italiano
Tipo Fanteria
Dimensione Reggimento
Soprannome Legnano
Motto "Ubi gloria ibi sum"
Colori "Azzurro" - "Nero"
Battaglie/guerre terza guerra di indipendenza
Prima guerra mondiale, Corpo di spedizione italiano in Murmania
Seconda guerra mondiale, (fronte greco-albanese, fronte francese), Resistenza italiana, Battaglia di Montelungo
Decorazioni Croce di cavaliere dell'Ordine Militare d'Italia

Medaglia d'Oro al Valor Militare Medaglia di bronzo al valor militare

Croce di guerra al valor militare
Parte di

[senza fonte]

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Il 67º Reggimento fanteria "Legnano" fu costituito per il Regio Esercito Italiano il 1º agosto 1862. Insieme al gemello 68º Reggimento fanteria, formava la Brigata "Palermo".

Indice

[modifica] Storia

[modifica] Nel Regio Esercito

[modifica] Dalla nascita ai primi anni del 1900

Dopo l'unificazione italiana, il nuovo ministro della guerra, generale Manfredo Fanti, nell'ambito della generale ristrutturazione della vecchia Armata Sarda, trasformata, l'anno prima, in Regio Esercito Italiano, aveva progettato, nell'ottica della creazione del "nuovo esercito nazionale"[1], la costituzione di numerosi nuovi reparti. Tra questi, v'era, appunto, il 67º Reggimento fanteria, che doveva essere formato con elementi tratti da altri reparti preesistenti.[2]

Esso fu dunque costituito il 1º agosto 1862, nella città di Torino, per poi essere trasferito a Genova ove, il 27 settembre successivo, ricevette la bandiera di guerra. Al comando del nuovo reparto fu posto il colonnello Federico Manassero, conte di Costigliole.

Il reparto fu poi trasferito ad Alessandria e, nel 1865, a Siracusa. Nel 1866, il reparto partecipò alla terza guerra di indipendenza, e, in particolare, inquadrato nell'Armata del Mincio, prese parte alla sfortunata battaglia di Custoza (1866). Successivamente, fu trasferito a Catanzaro, ove prese parte alle operazioni di repressione del brigantaggio.

Nel 1867, sviluppatasi una vasta epidemia di colera nel comune di Longobucco, il reparto si impegnò attivamente nelle operazioni di soccorso agli abitanti.[3]

Successivamente, nell'inverno del 1868, alcuni elementi del reggimento, posti al comando del colonnello Bernardino Milon, si impegnarono nella caccia alla banda del celebre brigante Domenico Straface alias "Palma", che raggiunsero nei pressi del villaggio di Zinga. Dopo un violento conflitto a fuoco, la banda fu quasi completamente annientata, anche se "Palma" riuscì a darsi alla fuga. Sarebbe poi stato catturato, e ucciso, solo un anno più tardi.[4]

Nel 1869, il reparto fu poi trasferito a Verona, ove rimase sino all'anno successivo, quando fu destinato a Piacenza. Negli anni successivi, il reggimento fu poi ancora trasferito, prima a Salerno, poi a Napoli, a Chieti e infine, nel 1883, nuovamente a Verona.
Nell'ottobre dello stesso anno, la città di Verona veniva investita da un'eccezionale piena del fiume Adige, che causava una grave inondazione. I fanti del 67º, insieme alle altre truppe della guarnigione, si prodigarono quindi nell'opera di soccorso alla popolazione, dedicandosi poi alla ricostruzione degli argini del fiume, devastati dalla forza delle acque.

Nel 1887, una compagnia del reggimento, forte di 155 uomini e 5 ufficiali, venne aggregata al Corpo di Spedizione speciale che, al comando del generale Asinari di San Marzano, fu inviato in Eritrea a rinforzo delle truppe già ivi operanti, dopo la sfortunata Battaglia di Dogali.
Nel 1888, il reparto venne trasferito ad Agrigento per poi tornare, nel 1892, a Firenze.

Negli anni 1895 e 1896, il reggimento fornì aliquote di propri uomini per la costituzione del 21º e 33º Battaglione Cacciatori d'Africa, che presero poi parte alla successiva Guerra di Abissinia.
Successivamente, nel 1898, vari elementi del 67º furono inviati in distaccamento di ordine pubblico in vari centri delle Marche, tra i quali Ancona, Senigallia, Osimo e Loreto, per sedare le virulente proteste popolari scatenatesi in quell'anno.
Due anni dopo, nell'estate del 1900, il reggimento fu poi trasferito a Treviso, ove rimase per gli otto anni successivi, impiegato nei consueti servizi di guarnigione. Nel 1908, infine, un nuovo trasferimento portò il reparto a Como, città nella quale esso avrebbe trascorso il periodo più lungo e denso di avvenimenti della propria storia.

Durante la Guerra italo-turca, il reparto, pur non facendo parte del contingente inviato in Tripolitania e Cirenaica, inviò propri uomini in rinforzo di altre unità operanti in Africa. A partire dal 1914, il 67º Reggimento trovò la propria sede nella nuova caserma di Como, intitolata al capitano Carlo De Cristoforis, caduto nella Battaglia di San Fermo.

[modifica] Le vicende successive

Nella Prima guerra mondiale il reggimento combatté nel Goriziano. Nel 1918 fino al 1920 operò nei Balcani, motivo per cui, unico reparto di fanteria, ebbe dopo questa missione l'uso del colbacco con piuma d'aquila sulla alta uniforme (in ricordo della missione nei paesi slavi dove operò). Nel 1936 mobilitò i suoi uomini per la campagna d'Etiopia. Il 24 maggio 1939 il reggimento fanteria “Palermo” assunse la denominazione 67º reggimento fanteria "Legnano" (con il Comando nella caserma Cadorna a Legnano) e, con il 68º reggimento fanteria “Legnano” (con il comando a Como) e il 58º reggimento artiglieria, confluì nella 58ª Divisione Fanteria Legnano.

Nella seconda guerra mondiale seguì la divisione Legnano, operando nel 1940 sul fronte francese e nel 1941 su quello greco-albanese. Nel 1942 fu inviato nuovamente in Francia e nei primi mesi del 1943 fu trasferito in Puglia.

All'8 settembre restò compatto con la Divisione. Nell’aprile del 1944 fu inserito nella II^ brigata del Corpo Italiano di Liberazione. Fu il primo reggimento di linea ad avere l'onore del fronte dopo l'8 settembre 1943.

[modifica] Nell'esercito repubblicano

Fregio dell'Arma di Fanteria dell'Esercito Italiano (usato per la Fanteria di Linea)

Nel 1970 alcuni reparti del 67º di stanza a Montorio Veronese e del 68º di stanza a Bergamo, sono stati costituiti in "Gruppo tattico Legnano" ed hanno partecipato alle operazioni di O.P. in Calabria con sede operativa nel comune di Palmi Calabro.

Nel 1982 prese parte alla missione di pace in Libano dopo la Guerra del Libano, quindi alle operazioni nella Guerra del Golfo 1990-1991, e non ultimo fu inviato in Somalia 1993-1994.

Nel 1975 il reggimento è stato ridotto a 67º Battaglione meccanizzato "Montelungo" con sede a Monza, trasferito poi a Solbiate Olona. Nel 1991, tornò ad essere 67º reggimento corazzato incorporando il 4º battaglione carri "M.O. Passalacqua". Si sciolse definitivamente il 5 ottobre 1995 a Solbiate Olona.

Il 68º battaglione, che fu parte del 67º reggimento, fu definitivamente soppresso il 30 novembre 1989 e da esso derivò il Re.Co.Tra. (Reparto Comando e Trasmissioni) con sede sempre nella caserma di Bergamo e con le stesse mostrine (d'azzurro e nero di tre in palo).

Il 67° fu uno dei reparti più gloriosi della storia dell'Italia unita, per il ruolo svolto nel Risorgimento e nelle due Guerre Mondiali. Fu il "reggimento che fece l'Italia due volte", ma questo non bastò a farlo sopravvivere almeno in un reparto di rappresentanza. È l'unico reparto citato nel discorso del 25 aprile 2009 dal presidente della repubblica Giorgio Napolitano.

Le bandiere di guerra sono oggi conservate nel Sacrario delle bandiere, sito a Roma presso il Vittoriano.

[modifica] Onorificenze

Nella sua storia il 67º Reggimento fanteria "Legnano" ha meritato le seguenti onorificenze alla bandiera:

[modifica] Decorazioni alla Bandiera di Guerra

Croce di cavaliere dell'Ordine Militare d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Croce di cavaliere dell'Ordine Militare d'Italia
«Conferita con R.D. il 5 giugno 1920

Nei duri cimenti della guerra, nella tormentata trincea o nell'aspra battaglia,conobbe ogni limite di sacrificio e di ardimento; audace e tenace , domò infaticabilmente i luoghi e le fortune, consacrando con sangue fecondo la romana virtù dei figli d'Italia.»
— Guerra 1915-18[5][6]

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Prima Bandiera italiana di combattimento nella Guerra di liberazione sventolava nella sanguinosa lotta per il possesso di Monte Lungo fra gesta memorabili di eroismo e di sacrificio contro avversario agguerrito e dure difficoltà di terreno. Simbolo della dedizione suprema alla resurrezione della Patria, garriva vittoriosa, con le avanguardie alleate, sulla via di Roma.[7]»
— Monte Lungo, 8 dicembre 1943.
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
«Per un intero anno, instancabilmente contese al nemico posizioni precarie, rese forti soltanto dal suo ardimento e dalla sua tenacia. Sulle pendici di Monte Santo, in attacchi memorabili, diede prova del più alto valore.»
— Dolje - Monte Santo, maggio 1916-maggio 1917.
Croce di guerra al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Croce di guerra al valor militare
«Durante tre mesi, con valore e fermezza teneva saldamente posizioni importanti ed aspramente contese. Nell'offensiva finale travolgeva forti resistenze, inseguendo poscia il nemico con ammirevole slancio.»
— Fronte greco, 24 gennaio-23 aprile 1941.

[modifica] Decorati

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare

Guerra 1915-1918

Med. d'Oro al V.M.: 2 Ufficiali

Med. d'Argento al V.M.: 14 ufficiali, 3 truppa

Med. di Bronzo al V.M.: 27 ufficiali e truppa

Guerra 1940-1945

Med. d'Oro al V.M.: 1 Ufficiale (Ten. Giuseppe Cederle)

Med. d'Argento al V.M.: 7 di cui 5 alla memoria

Med. di Bronzo al V.M.: 16 di cui 10 alla memoria

croci di guerra al V.M.: 35

Guerra del Golfo 1990-1991

merito militare: 1 (ONU)

Somalia 1992-1993

merito militare: 20 (ONU)

[modifica] Simboli e tradizioni

[modifica] Stemma araldico

Scudo: Partito: il primo di rosso all'aquila spiegata d'oro, coronata dello stesso e sostenente una lista d'argento caricata dalle lettere S.P.Q.P. in nero (Palermo), il tutto attraversato da una cotissa d'azzurro; il secondo troncato: a) di rosso al leone d'argento, b) d'argento all'albero disseccato di rosso piantato sul terreno brullo al naturale (Legnano). Sulla partitura un palo troncato di rosso e di nero caricato in cuore dall'elmo di Scanderbeg in oro (Albania). Il tutto abbassato al capo d'oro sostenuto da una trangla d'argento caricata da un palo di rosso a due gemelle d'azzurro, col quartier franco partito: a) di rosso al leone d'argento, b) d'azzurro alla torre al naturale accostata da due cipressi, fondata su campagna di verde attraversata da una strada in sbarra (Montecassino).

Corona turrita.

Ornamenti esteriori: lista bifida: d'oro, svolazzante, collocata sotto la punta dello scudo, incurvata con la concavità rivolta verso l'alto, riportante il motto: "UBI GLORIA IBI SUM"

onorificenza: accollata alla punta dello scudo con l'insegna dell'Ordine Militare d'Italia pendente al centro del nastro con i colori della stessa

nastri rappresentativi delle ricompense al Valore: una Medaglia d'Oro, una Medaglia di Bronzo al Valor Militare, una Croce di Guerra al Valor Militare sono annodati nella parte centrale non visibile della corona turrita, scendenti svolazzanti in sbarra ed in banda dal punto predetto, passando dietro la parte superiore dello scudo.

[modifica] Insegne e distintivi

  • Il fregio del reggimento è quello dell'Arma di Fanteria, composto da due fucili incrociati caricati da una bomba sormontata da una fiamma dritta. Al centro nel tondino è riportato il numero "67".
  • Le mostrine del reggimento sono rettangolari di colore azzurro e listate di nero di tre in palo. Alla base della mostrina si trova la stella argentata a 5 punte bordata di nero, simbolo delle forze armate italiane.

[modifica] Motto del Reggimento

"Ubi gloria ibi sum" il cui significato è: "Sono là dove è la gloria".

[modifica] Festa del reggimento

[modifica] Uniforme Storica del 67º

Chepì "umbertino" rigido nero con fregio in stoffa ricamato in oro con treccia oro partente dal lato sinistro e appesa alla parte posteriore con ghianda (per sottuff. oro e nera, per truppa di rosso) oppure colbacco nero in pelliccia di orso (post 1919) con treccia passante come chepì fregio metallico di reparto su coccarda tricolore, penna di aquila di cm 15 per ufficiali (il comandante di reparto porta penna bianca). Nappina blu e nera.

Giubba nera mod. 1912 con bordure rosse e fodere rosse, colletto con mostrine e stellette, polsini in velluto nero bordati di rosso. Doppia fila di bottoni oro lisci dopo con gli anni venti bottoni d'oro con fregio multiarma.

Calzoni bigi con doppia riga rossa.

Per Ufficiali e sottufficiali era portato lo Spencer appeso alla spalla destra di Astrakan – per alta uniforme mantello blu con fodera rossa.

[modifica] Comandanti dal 1939 al 1943

  • Vittorio Terragni, colonnello
  • Mario Aramini, tenente colonnello
  • Giuseppe Vassarotti, colonnello
  • Giuseppe Scarcia, maggiore
  • Umberto Primero, colonnello
  • Sebastiano Rabezzana, tenente colonnello
  • Valentino Gai, colonnello
  • Ulisse Bonfigli, colonnello

[modifica] Personalità legate al Reggimento

[modifica] Note

  1. ^ G. Oliva, Soldati e ufficiali, l'esercito italiano dal Risorgimento a oggi, pag.25.
  2. ^ La Circolare Ministeriale del 1º luglio 1862 stabiliva che dovessero concorrere alla formazione del nuovo reparto, i reggimenti: 25º e 26º, 31º e 32º, 35º e 36º, 39º e 40º, 43º e 44º, 59º e 60º.
  3. ^ P. A. Baldrati, Il 67º Fanteria - Cento anni di Storia", pag. 21.
  4. ^ P. A. Baldrati, Il 67º Fanteria - Cento anni di Storia", pag.24.
  5. ^ L'ordine militare venne assegnato a quasi tutte le unità di fanteria che parteciparono alla prima guerra mondiale
  6. ^ Scheda dal sito del Quirinale - visto 18 ottobre 2010
  7. ^ Scheda dal sito del Quirinale - visto 18 ottobre 2010
  8. ^ ANPI - Scheda Giuseppe Cederle - visto 1 marzo 2009

[modifica] Bibliografia

  • Pier Amedeo Baldrati, Il 67º Fanteria - Cento anni di Storia", Tipografia A. Noseda, Como, 1962.
  • Gianni Oliva, Soldati e ufficiali, l'esercito italiano dal Risorgimento a oggi, Mondadori, Milano, 2009.
  • Piero Pieri, Storia militare del Risorgimento, Einaudi, Torino, 1962.
  • Emmanuele Sottile, Il 67º fanteria, 1862-1920, Tipografia R. Longatti, Como, 1923.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

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