43M Zrínyi II

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43M Zrínyi II
L'unico esemplare esistente a Kubinka
L'unico esemplare esistente a Kubinka
Descrizione
Tipo cannone d'assalto
Equipaggio 4 (comandante, cannoniere, caricatore e pilota)
Costruttore Manfred-Weisz
Ganz
Data primo collaudo 12 dicembre 1942
Data entrata in servizio agosto 1943
Utilizzatore principale Ungheria Ungheria
Esemplari da 40 a 67 (dati incerti)
Sviluppato dal 40M Turán I
Dimensioni e peso
Lunghezza 5,55 m
5,68 m con obice fuori
Larghezza 2,99 m
Altezza 2,33 m
Peso 21,60 t
Capacità combustibile 445 L
Propulsione e tecnica
Motore Manfred a 8 cilindri a V, alimentato a benzina
Potenza 260 hp a 2.200 giri al minuto
Rapporto peso/potenza 13,27 hp/t
Trazione cingolata
Sospensioni a balestra
Prestazioni
Velocità su strada 43 km/h
Autonomia 247,2 km
Pendenza max 45°
Armamento e corazzatura
Armamento primario 1 obice 40/43M da 105 mm
Armamento secondario 1 mitragliatrice Danuvia 34/40M da 8 mm
Capacità fino a 95 proietti per l'obice
Corazzatura massima 75 mm
minima 13 mm

[1] [2] [3]

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Il 43M Zrínyi II è stato un cannone d'assalto ungherese concepito ed entrato in servizio durante il 1943 per armare, secondo i piani dello Stato maggiore, i battaglioni d'artiglieria d'assalto creati appositamente. Chiamato in onore dell'eroe nazionale Nikolaus Graf Zrínyi vissuto nel XVI secolo, dette prova di buone qualità sul campo ma fu costruito in serie limitata e dunque non ebbe grande impatto durante l'utilizzo operativo, venendo soverchiato dal numero e dalla superiorità dei corazzati sovietici.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

Il 22 giugno 1941 la Germania nazista, appoggiata da contingenti magiari, rumeni e italiani, dette avvio all'imponente Operazione Barbarossa con il fine di distruggere l'Unione Sovietica. Con il procedere della campagna e l'ostinarsi della resistenza i tedeschi adattarono i cannoni d'assalto dal sostegno alle truppe appiedate al contrasto dei blindati avversari: i successi raccolti impressionarono i comandanti ungheresi in zona che inviarono in patria rapporti in proposito. La compagnia Manfred-Weisz a Budapest attese dunque all'impostazione di due prototipi di cannone d'assalto, basandoli sullo scafo del carro medio 40M Turán I e dando loro il nome "Zrínyi" in ricordo dell'eroe nazionale Nikolaus Graf Zrínyi, fiero oppositore dei turchi caduto nel 1566 nella battaglia di Szigetvar. I lavori sul secondo modello proseguirono più rapidamente e il veicolo, pronto nel dicembre 1942, venne denominato Zrínyi II e inviato al poligono di Hajmáskér nell'Ungheria occidentale, dove i collaudi iniziarono il 12 dicembre e proseguirono fino al 28 gennaio 1943 con risultati positivi.[1]

Durante gennaio, frattanto, si era consumata la tragedia della 2ª armata, inviata sul fronte orientale e schierata sulla linea del Don per coprire il fianco settentrionale della 6ª armata tedesca: la grande unità era stata annientata nel corso della terza fase offensiva del contrattacco pianificato nei mesi precedenti dallo Stavka. Le gravi perdite subite, soprattutto riguardo alla componente corazzata interamente fornita dai tedeschi, imposero una riorganizzazione della macchina militare ungherese e nell'aprile 1943,[1] sull'esempio della tattica germanica,[2] fu deciso di costituire otto battaglioni d'artiglieria d'assalto indipendenti, ciascuno equipaggiato con 30 veicoli della serie Zrínyi: il modello già testato venne ufficialmente designato "43M Zrínyi II rohamtarack" (obice d'assalto in lingua ungherese), poi cambiato in "43M Zrínyi II 105" e destinato al supporto fanteria. L'altro mezzo, lo "Zrínyi I", era stato armato con la copia su licenza del cannone tedesco PaK 40 da 75 mm lungo 43 calibri (L/43), ma rimase in fase sperimentale fino ai primi mesi del 1944 e non venne mai prodotto in serie.[1]

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Nello stesso mese di aprile 1943 venne subito stilato un contratto con la Manfred-Weisz per la realizzazione di 40 unità. Poco dopo l'ordine venne portato a 104 veicoli, la cui costruzione fu suddivisa tra la Weisz e la Ganz: in particolare 54 esemplari dovevano essere pronti per la fine del 1943 e 50 nel 1944. Nei primi mesi del 1944 l'Ungheria, colpevole di condurre trattative con l'Unione Sovietica, venne occupata dalle truppe tedesche e il governo dato in mano a elementi filonazisti stabilì che tra il 1944 e il 1945 dovevano essere consegnati 240 Zrínyi II: questa pianificazione non fu però rispettata, poiché la produzione venne fermata nel luglio 1944 quando la sola Manfred aveva completato 60 esemplari. Sembra, inoltre, che la Ganz abbia costruito tra agosto e settembre dello stesso anno ulteriori 6 semoventi, ma la cosa non è certa.[1] Una fonte afferma invece che il totale di esemplari non superasse le 60 unità[2] e altre due concordano nel riportare che il complesso di macchine prodotte oscillava tra i 40 e 66 mezzi.[3][4] C'è anche chi sostiene siano stati prodotti fino a 67 esemplari.[5]

Impiego operativo[modifica | modifica wikitesto]

L'addestramento delle prime unità si svolse dal mese di luglio a Hajmasker ma senza cannoni d'assalto, rimpiazzati da dieci 41M Turán II e dieci 38M Toldi IIA: nel corso di agosto arrivarono i primi cinque 43M Zrínyi II che vennero integrati nel 1º battaglione d'artiglieria. A causa della limitata produzione, però, soltanto questo e il 10º battaglione poterono essere equipaggiati con gli Zrínyi II,[1] mentre il resto dei reparti venne dotato di veicoli di derivazione tedesca quali lo Sturmgeschütz III e il cacciacarri Hetzer.[2]

Il 1º battaglione fu inviato sul fronte orientale nell'aprile 1944, precisamente nella regione della Galizia: a luglio presso Ottinya, nella porzione orientale del territorio, l'unità ebbe il suo battesimo del fuoco. Gli Zrínyi II si comportarono bene durante i combattimenti ma venne criticata la mancanza di una reale capacità controcarro dell'obice da 105 mm, penalizzato anche dalla sua installazione in casamatta.[1] Alcuni mesi dopo, a settembre, il 10º battaglione venne coinvolto nella battaglia di Torda svoltasi ai confini meridionali dell'Ungheria,[1] nel corso della quale riuscì a distruggere diciotto T-34 al prezzo di sei semoventi.[2] In seguito gli Zrínyi parteciparono a diversi scontri tentando di fermare, senza successo, l'avanzata sovietica: diversi esemplari ebbero poi parte nella sanguinosa battaglia di Budapest e nessuno sopravvisse al selvaggio combattimento. L'ultimo 43M venne fatto saltare in aria dall'equipaggio nei primi giorni del maggio 1945, all'interno della città di Bratislava.[1]

Nonostante l'esiguità di esemplari utilizzati e lo svantaggio dovuto alla superiorità numerica e tecnologica della componente corazzata sovietica, lo Zrínyi II è stato considerato come il miglior veicolo da combattimento ungherese della seconda guerra mondiale.[1]

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Un'altra vista dello Zrínyi conservato a Kubinka

Il cannone d'assalto 43M Zrínyi II era stato concepito sullo scafo del carro armato medio Turán I, opportunamente allargato di 45 centimetri per ospitare una grande sovrastruttura ma lasciato intatto nelle sue componenti meccaniche.[1] Nel vano posteriore si trovava l'apparato motore, un Manfred-Weisz da 8 cilindri a V con un ingombro di 14,9 litri ed erogante 260 hp a 2.200 giri al minuto: servito da serbatoi per complessivi 445 litri di benzina, era collegato a una trasmissione anteriore con cambio a tre velocità e tre retromarce. Il raffreddamento del propulsore avveniva grazie a una presa d'aria superiore, spostata sulla destra dell'ampio pianale dello scafo, e a due altre griglie ai lati della sovrastruttura posteriore; sopra la parte terminale di queste erano state sistemate due marmitte, una per lato. La manutenzione era possibile grazie a un totale di cinque portelli vincolati a cardini, distribuiti sull'intera copertura del vano motore.[4] La potenza arrivava alle ruote motrici anteriori che muovevano cingoli in acciaio larghi 420 mm; del tipo dry pin, disponevano su ogni maglia di guide a dente centrali atte ad evitare lo scingolamento.[4] Il treno d'appoggio era formato da otto ruote portanti dal bordo gommato, riunite a due a due mediante elementi orizzontali con perno; ognuna delle coppie era quindi vincolata a un braccio ricurvo che, libero di oscillare attorno un perno, era assicurato all'estremità di un longherone inchiavardato al fianco dello scafo parallelamente al terreno: in corrispondenza della giuntura tra questa intelaiatura e ogni coppia di bracci (formanti un carrello) era inserita una sospensione a balestra. Infine erano presenti cinque rulli superiori, una ruota di rinvio posteriore dentata che serviva a controllare la tensionatura dei cingoli, una nona ruota d'appoggio posta davanti alle altre e dotata di un proprio ammortizzatore.[4]

L'originale torretta era stata rimossa e la sezione antero-superiore dello scafo riprogettata al fine di accogliere una bassa sovrastruttura squadrata, formata da piastre fortemente inclinate sul cielo ma quasi verticali su fronte e lati.[4] In un affusto a sfera, ricavato nella faccia anteriore della casamatta, era stato installato un obice 40/43M da 105 mm lungo 20,5 calibri: sviluppato all'uopo dalla MÁVAG Diós-Győr, si trattava di una versione veicolare dell'obice da campagna 40M paricalibro su affusto ruotato, un pezzo d'artiglieria con una gittata massima di 10.400 metri che venne costruito in 236 unità durante il conflitto.[1] L'alzo effettuato manualmente andava da un minimo di -10° a un massimo di +25° e la velocità alla bocca raggiungeva i 448 m/s, un valore sufficiente contro i T-34 anche in virtù del calibro relativamente elevato ma che si dimostrò inefficace nei confronti dei carri della serie JS o dei vari semoventi pesanti sovietici quali l'ISU-152. L'obice era servito da una scorta di 52 granate, spesso portate fino a 95 sul campo, ed era coadiuvato da una mitragliatrice Danuvia 34/40M da 8 mm coassiale.[4]

Nella sovrastruttura trovava posto l'equipaggio di quattro uomini: a sinistra dell'obice prendeva posto il cannoniere, dietro la culatta si posizionavano il comandante e il caricatore. Il pilota sedeva a destra e guidava con il sistema frizione-freno assieme a due leve direzionali (una per ogni cingolo) così da imprimere una svolta a tutto il veicolo. L'osservazione dell'esterno era garantita da una feritoria rettangolare per il solo guidatore e da quattro episcopi girevoli installati sul tetto con incamiciatura corazzata, uno per ognuno dei membri dell'equipaggio. Pilota e cannoniere avevano ciascuno un personale portello di accesso ricavato sul tetto e fissato a cardini: quello del secondo, più largo, era diviso in una sezione anteriore che si apriva verso destra, e una posteriore abbattibile verso il retro.[4] I restanti membri condividevano invece un singolo portello a due ante che si trovava sul retro inclinato del comparto; alla destra di questo erano stati aggiunti un'apertura circolare, usata per gettare via i bossoli vuoti, e l'antenna della radio di bordo R-5/a. Per la difesa personale l'equipaggio aveva a propria disposizione, oltre a quattro pistole regolamentari, quattro mitra, tre bombe a mano e quattro cariche esplosive, utili più che altro a distruggere il semovente se vi era il rischio concreto di cattura. Le armi personali potevano essere impiegate dall'interno del veicolo grazie a una feritoia orizzontale presente nel portello posteriore, dotata inoltre di chiusura scorrevole.[4]

L'unico esemplare di Zrínyi in servizio con l'esercito rumeno

Il processo costruttivo faceva ancora largo uso della rivettatura, che andava a scapito della resistenza delle piastre e presentava il pericolo concreto di rendere i rivetti dei veri e propri proiettili quando venivano strappati via da esplosioni particolarmente forti, anche se non avveniva la penetrazione. La corazzatura aveva registrato un certo incremento rispetto al carro base, visto che il mezzo avrebbe operato vicino alle truppe appiedate e dunque in prima linea: sul frontale raggiungeva lo spessore di 75 mm, le fiancate verticali di scafo e sovrastruttura variavano tra un massimo di 40 mm e un minimo di 25 mm, mentre le superfici orizzontali erano comprese tra i 25 e i 13 mm[4] (una fonte afferma che il valore minimo della corazza fosse di 15 mm).[2] Inoltre una parte dei veicoli, sottoposti a modifica campale, ebbero larghe lamiere a protezione delle fiancate dello scafo su imitazione delle Schürzen tedesche.[4]

Nel complesso lo Zrínyi era una macchina pesante 19,60 tonnellate[5] (21,60 in ordine di combattimento) con una pressione al suolo di ben 0,91 kg/cm2, lunga 5,55 metri e alta 2,33 metri per una consistente larghezza di quasi 3 metri,[4] sebbene una fonte riporti che l'altezza non eccedesse 1,90 metri.[2] Riguardo alle prestazioni, il semovente poteva raggiungere una velocità massima su strada di 47 km/h e un'autonomia di cica 247 chilometri: il consumo di carburante era pari a 180 litri ogni 100 chilometri di percorrenza.[4] Due altre fonti invece riportano che la velocità di punta su asfalto non superasse i 43 km/h e l'autonomia sullo stesso tipo di superficie fosse di 220 chilometri.[2][5] Lo Zrínyi II era capace di gestire pendenze fino a 45° in virtù dell'ampiezza dello scafo, che però si traduceva in un raggio di sterzata di ben 12 metri. Con una luce libera (distanza tra fondo dello scafo e terreno) di 35 cm, poteva guadare fino a 0,90 metri d'acqua e fossati che arrivavano fino a 2,20 metri di larghezza; gradini verticali pari o inferiori a 0,80 metri non rappresentavano un ostacolo per il veicolo.[4]

Altri utilizzatori[modifica | modifica wikitesto]

L'esercito rumeno, che dall'inizio del settembre 1944 supportava l'avanzata dell'Armata Rossa verso l'Ungheria, catturò tra quel mese e ottobre un singolo Zrínyi II in Transilvania. Il cannone d'assalto fu tuttavia adoperato per un periodo di tempo limitato, in quanto fu requisito dopo poco dai sovietici.[3]

Esemplari esistenti[modifica | modifica wikitesto]

Ad oggi sopravvive un unico semovente 43M: si tratta dell'esemplare che l'URSS sottrasse all'alleata Romania. Attualmente il veicolo è conservato nel Museo dei mezzi corazzati di Kubinka, vicino alla capitale Mosca.[2][5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k 43M Zrínyi II su devhub.com. URL consultato il 14 agosto 2013.
  2. ^ a b c d e f g h 43M Zrínyi II su tanksinworldwar2.com. URL consultato il 22 agosto 2013.
  3. ^ a b 43M Zrínyi II su army-guide.com. URL consultato il 23 agosto 2013.
  4. ^ a b c d e f g h i j k l m 43M Zrínyi II su jexiste.fr. URL consultato il 23 agosto 2013.
  5. ^ a b c d 43M Zrínyi II su militaryfactory.com. URL consultato il 27 agosto 2013.

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