33ª Divisione fanteria "Acqui"

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Divisione Acqui
Div acqui scudsm.jpg
Scudetto attuale della Divisione
Descrizione generale
Attiva 1939-1943
2002-oggi
Nazione Flag of Kingdom of Sardinia (1848).svg Regno di Sardegna
bandiera Regno d'Italia
Italia Italia
Alleanza Asse italo-tedesco
Servizio Flag of the Kingdom of Sardinia (1848-1851).svg Armata Sarda
Flag of Italy (1860).svg Regio Esercito
CoA Esercito Italiano.svg Esercito Italiano
Battaglie/guerre Eccidio di Cefalonia
Decorazioni Medaglia d'oro al Valor Militare
Simboli
Mostrina Acqui Collar Patch.png

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La 33ª Divisione Acqui è stata una delle Grandi Unità del Regio Esercito nella seconda guerra mondiale, dissolta dalle forze armate tedesche durante l'eccidio di Cefalonia.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Costituita come Brigata Acqui il 25 ottobre 1831, sciolta e ricostituita più volte, si ricostituisce nell'agosto 1939 come Divisione di Fanteria Acqui (33ª). Era articolata nel 1943 su due Reggimenti di Fanteria (17º e 317º) e sul 33º Reggimento art. stanziati a Cefalonia e sul 18º Rgt di fanteria e parte del 33º Rgt art. dislocati a Corfù. Nel 1940 fu inserita nell'organico la 18ª Legione d'assalto Camicie Nere cui fece seguito nel 1941 anche il 317º Reggimento Fanteria.

Dislocata prima in Piemonte poi in Albania, viene trasferita con compiti di presidio nelle Isole Ionie, ripartita tra Corfù, presidiata dal 18º Reggimento comandato dal colonnello Luigi Lusignani, e Cefalonia, in cui era acquartierato il resto.

Dopo l'armistizio di Cassibile, in seguito alla dissoluzione delle forze armate lasciate senza ordini dal re Vittorio Emanuele III nella sua fuga verso il Sud Italia in mano agli Alleati, a differenza della maggioranza delle altre grandi unità che, complice la situazione geografica e la vaghezza degli ordini, si arresero ai tedeschi, la Acqui decise di resistere. Stessa scelta compì il 18º reggimento in Corfù, con ancora maggiore prontezza del comando di divisione e del presidio di Cefalonia.

I tedeschi, per i quali comunque Cefalonia e Corfù avevano una rilevante importanza strategica, poiché controllano l'accesso al golfo di Corinto, decisero di prendere con la forza il controllo dell'isola dopo aver inviato un ultimatum al comando italiano, ed accompagnando questo ultimatum con varie azioni belliche, come il disarmo di reparti e batterie isolati e la presa di prigionieri italiani. Dapprima venne cercato un possibile accordo, che prevedesse il rimpatrio della divisione, ma ciò non rientrava nelle eventualità previste dai tedeschi. Nel momento in cui i tedeschi cercarono di occupare militarmente l'isola, vi fu una reazione armata da parte italiana, e le ostilità iniziarono su larga scala.

Gli scontri[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Eccidio di Cefalonia.

Quando il comandante, generale Antonio Gandin, sentito comunque il parere delle truppe componenti il presidio, pur cosciente della difficoltà a resistere senza una catena logistica alle spalle, contro un nemico padrone della terraferma e dell'aria, rifiutò l'ultimatum tedesco, inviò ripetute e pressanti richieste d'aiuto allo Stato Maggiore (che allora si trovava a Bari circa 400 km) e venne quasi totalmente ignorato. L'unico a rispondere fu l'ammiraglio Giovanni Galati, comandante la piazza di Brindisi che dispose l'invio di due torpediniere, Clio e Sirio, stipate di viveri e munizioni, verso Cefalonia. Avuta notizia della partenza, il comando alleato ordinò perentoriamente di richiamare le navi[1]. In effetti, al momento la Puglia ospitava delle forze aeree alleate, ma nessun aereo alleato affiancò i soldati della Acqui. Dopo diversi giorni di combattimento, esaurite le munizioni per l'artiglieria e disarticolata l'unità dagli attacchi tedeschi, senza nessun appoggio da parte degli alleati (Brindisi, allora nell'Italia occupata dagli alleati dista oltre 300 km da Corfù, 400 da Cefalonia), avendo subito perdite elevate, il generale Gandin, decise di capitolare il 21 settembre.

Ma era comunque la resa di un reparto in uniforme, che obbediva ad ordini legittimi, come quello di non cedere le armi e resistere ad ogni aggressione, e ciò avrebbe dovuto assicurare ai prigionieri il rispetto della Convenzione di Ginevra sui Prigionieri di Guerra.

Subito dopo, venne dato il via ad un indiscriminato massacro verso i soldati e ancora di più verso gli ufficiali italiani; non vi è accordo tra le varie fonti, ufficiali e non, sul numero complessivo, ma certo diverse migliaia di soldati italiani persero la vita per aver voluto difendere il loro onore militare ed il giuramento al loro paese al quale si sentivano vincolati.

Da allora, il nome della divisione è legato indissolubilmente all'eccidio di Cefalonia da parte dei tedeschi.

Anche le truppe stanziate a Corfù comandate dal colonnello Luigi Lusignani, che in un primo tempo avevano sopraffatto la guarnigione tedesca, dopo una lunga resistenza (i combattimenti durarono dal 13 al 26 settembre), furono travolte da uno sbarco di rinforzi tedeschi, proprio quando il comando alleato aveva iniziato a contemplare un intervento diretto di truppe inglesi. E anche a Corfù gli ufficiali italiani, dopo la resa, furono oggetto di numerose fucilazioni nella fortezza della Corfu. Il corpo del col. Lusignani fu gettato in mare insieme a quello dei suoi ufficiali e mai più ritrovato.

Le diverse ricostruzioni[modifica | modifica sorgente]

I fatti sono stati ricostruiti da diverse parti, ma l'argomento è estremamente controverso, poiché coinvolge aspetti politici interni ed esteri, specificatamente il comportamento degli alleati anglo-americani.

Il mancato impiego dei reparti inglesi è secondo taluni da addebitarsi a un misto di diffidenza, risentimento e noncuranza nei confronti delle residue forze italiane e del Regno del Sud.

Per questo motivo, l'argomento è rimasto in ombra a lungo nel dopoguerra, e da alcun anni è stato rimesso in discussione sia nelle motivazioni che nella ricostruzione storica. Dei 163 superstiti alcuni furono deportati in Germania o in Russia, da dove molti non fecero più ritorno. Tra i pochissimi scampati anche alla prigionia, ci furono l'eroico cappellano militare Padre Romualdo Formato, che scrisse negli anni cinquanta un libro intitolato appunto "L'eccidio di Cefalonia" e lo scrittore e conduttore televisivo Luigi Silori, allora giovanissimo sottotenente di artiglieria.

Ordine di battaglia[modifica | modifica sorgente]

(al 1943)

  • 17º Rgt. fanteria "Acqui"
  • 18º Rgt. fanteria "Acqui"
  • 317º Rgt fanteria "Acqui" (dal 14-11-1941)
  • 27ª Legione CC.NN. d'assalto
    • 19º Btg. CC.NN. "Fedelissima"
  • 33º Rgt. Artiglieria
    • 1º Gr. artiglieria
    • 2º Gr. artiglieria
    • 3º Gr. artiglieria
    • 33ª Btr. art. contraerea da 20 mm
  • 33º Btg. mortai da 81
  • 33º Btg. mitraglieri
  • 31ª Cp. Genio
  • 33ª Cp. mista telegrafisti/marconisti
  • 31ª Cp. Sit.
  • 3ª Sez. Sanità
  • 4ª Sez. Sussistenza
  • 9ª Sez. panettieri
  • 7º Btg. CC.RR.

Il presente[modifica | modifica sorgente]

Dal 2002, la Divisione Acqui è stata ricostituita come Comando Divisione "Acqui" con funzioni di comando di proiezione senza forze assegnate (in tempo di pace) che può essere ridislocato anche all'estero nell'ambito di missioni militari inquadrando unità a livello di brigata e servizi. Il Comando è dislocato presso la sede del 2º Comando Forze di Difesa a San Giorgio a Cremano (NA).

I comandanti del passato[modifica | modifica sorgente]

[2]

    • Brigata di "Alessandria" (1815 - 21)
  • Col. Paolo Ceca di Vaglieranno
    • Brigata "Acqui" (1831 - 71)
  • Col. Giovanni Camosci
  • Magg. Gen. Mario Saluzzo della Manta
  • Magg. Gen. Carlo Giovanni Fossati
  • Magg. Gen. Pasquale Carta
  • Magg. Gen. Clemente De Nicod de Maugny
  • Magg. Gen. Pietro Falletti di Villafalletti
  • Magg. Gen. Vittorio Delfino
  • Magg. Gen. Angelo Bongiovanni di Castelborgo
  • Magg. Gen. Luigi Filippo Gozani di Treville
  • Magg. Gen. Alessandro Luigi de Saint Pierre
  • Magg. Gen. Alessandro Rocci
  • Col. Michele Scano (int.)
  • Magg. Gen. Mario Disma Schiaffino
  • Magg. Gen. Edoardo Langè
  • Magg. Gen. Edoardo Brianza
    • Brigata "Acqui" (1881 - 1926)
  • Magg. Gen. Michele Massari
  • Magg. Gen. Antonio Morici
  • Magg. Gen. Carlo Medici di Marignano
  • Magg. Gen. Giuseppe Mirri
  • Magg. Gen. Eugenio Tommasi
  • Magg. Gen. Luigi Stevenson
  • Magg. Gen. Giovanni Goiran
  • Magg. Gen. Luigi Nava
  • Magg. Gen. Ernesto Chiarla
  • Magg. Gen. Massimo Tommasoni
  • Magg. Gen. Pier Luigi Sagramoso
  • Magg. Gen. Giuseppe Merarini
  • Magg. Gen. Giuseppe Paolini
  • Magg. Gen. Gaspare Leone
  • Brig. Gen. Alfonso Gazzano
  • Brig. Gen. Emilio Gianpietro
  • Brig. Gen. Clemente Assum
  • Brig. Gen. Raffaele De Vita
  • Gen. B. Ambrogio Clerici
  • Gen. B. Gastone Avogadro di Vigliano
  • Gen. B. Edoardo Marini
    • 33ª Divisione fanteria "Acqui" (1939-43)
  • Gen. B. Renato Coturri (int.)
  • Gen. D. Francesco Sartoris
  • Col. Domenico Bonaccorsi (int.)
  • Gen. B. Adamo Mariotti
  • Gen. D. Luigi Mazzini
  • Gen. D. Ernesto Chiminello
  • Gen. D. Antonio Gandin
    • Brigata Motorizzata "Acqui" (1975 - 91)
  • Gen. B. Giacinto Antonelli
  • Gen. B. Vincenzo Parente
  • Gen. B. Domenico Esposito
  • Gen. B. Vito Caringella
  • Gen. B. Pietro Castelletti
  • Gen. B. Nicola De Santis
  • Gen. B. Andrea M. Lusa
  • Gen. B. Gianfranco Cristofani
  • Gen. B. Angelo Sion
  • Gen. B. Renzo Romano
  • Gen. B. Costantino Maglio
  • Gen. B. Alfonso Pessolano
    • Brigata Meccanizzata "Acqui" (1991-1996)
  • Gen. B. Alfonso Pessolano
  • Gen. B. Valter Sini
  • Gen. B. Dario Orzan
  • Gen. B. Biagio Schilirò
    • Comando Divisione "Acqui" (dal 2002)
  • Magg. Gen. Francesco Paolo Spagnuolo
  • Brig. Gen. Ernesto Alviano
  • Gen. D. Vincenzo Lops
  • Gen. B. Domenico Zucaro in s.v.
  • Gen. C.A. Vincenzo Lops
  • Gen. D. Vincenzo Santo

Cinematografia[modifica | modifica sorgente]

Il protagonista del film Il mandolino del capitano Corelli (film) è inquadrato nella 33ª Divisione fanteria "Acqui", e ne segue le sorti sia durante la battaglia, sia in occasione della successiva ritirata.

Letteratura[modifica | modifica sorgente]

Uno dei personaggi principali del libro Il mandolino del capitano Corelli (romanzo) è Antonio Corelli, un capitano italiano della 33ª Divisione fanteria "Acqui", e ne segue le vicende umane sia durante la battaglia che dopo la fine della guerra.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Alfio Caruso, Italiani dovete morire, Longanesi, 2000, ISBN 978-88-304-1843-1.
  2. ^ Fonte SMD

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]