2600 The Hacker Quarterly

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2600 The Hacker Quarterly
Stato Stati Uniti Stati Uniti
Lingua Lingua inglese
Periodicità trimestrale
Genere informatica
Editore 2600 Enterprises Inc.
Direttore Eric Corley
ISSN ISSN: [http://worldcat.org/issn/0749-3851 0749-3851 ISSN: 0749-3851]
Sito web http://www.2600.org/
 

2600 The Hacker Quarterly è una rivista trimestrale, la prima interamente dedicata al mondo degli Hacker, nata nel 1984 a New York e guidata da Eric Corley, in arte Emmanuel Goldstein (dal personaggio del romanzo 1984, di George Orwell).

È considerata da molti la più famosa rivista di "hacker per hacker" al mondo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

2600, il numero che costituisce il nome della testata, è la frequenza espressa in hertz del tono che i centralini americani emettevano per dare via libera alle chiamate interurbane: con questo sistema sperimentato per la prima volta da John Draper (in arte Captain Crunch), chiunque lo voleva, poteva rubare qualche ora di comunicazione gratuita. Oggi la rivista è seguita da almeno 60.000 lettori, e si è trasformata nel più importante mezzo di comunicazione dei "pirati digitali". Tra i suoi collaboratori ci sono Kevin Mitnick, Bernie S. e Phiber Optik, tutti condannati da un tribunale per i loro reati informatici.

Nel 1987, Emmanuel Goldstein iniziò ad organizzare incontri tra hacker ogni primo venerdì di ogni mese, al Citigroup Center di New York. Visto il successo della rivista e degli incontri, pensò di lanciare una trasmissione radiofonica, Off the Hook, che va ancora in onda sulla stazione WBAI di New York.

La storia della rivista ha alle spalle anni di tradizione, e software famosi per l'hacking hanno visto la luce proprio da queste pagine. Sono innumerevoli le vicende che hanno coinvolto questo periodico: molte volte la rivista si è occupata di processi che vedevano imputati gli hacker più ricercati dalle forze dell'ordine, pubblicazione dei codici di software considerati illegali e la raccolta di tutte le voci dell'underground hacker statunitense.

2600 The Hacker Quarterly viene considerata dai creatori, dai fan e dai lettori, un punto fermo dell'etica hacker, che si propone come "scudo in difesa della vera democrazia".

Emmanuel Goldstein[modifica | modifica wikitesto]

« chiunque venga ritenuto un Hacker, sta facendo per forza qualcosa di illegale. Questo è un brutto segnale sullo stato della nostra società, se si pensa che una persona alla ricerca della verità e della conoscenza, viene subito considerata coinvolta in qualcosa di nefasto. Gli Hackers, nella loro ingenuità idealistica, rivelano sempre le cose che hanno scoperto, senza riguardo ai soldi, i segreti delle aziende, o le cospirazioni del governo. Noi non abbiamo nulla da nascondere, e questa è la ragione per cui siamo relativamente aperti nelle nostre faccende. [...] Ma il fatto che non siamo disposti a giocare al gioco dei segreti, ci trasforma in una minaccia tremenda agli occhi di coloro che vogliono tenere le cose importanti fuori dalla portata del pubblico. La maggior parte di noi è attratta dai sistemi che hanno la reputazione di essere inaccessibili. [...] Ormai ci sono molte persone normali che condividono i valori degli Hacker, cioè la libertà di parola, il potere dell'individuo davanti allo stato o alle corporation [...] perché la difesa dell'individuo è il vero punto importante. »
(Emmanuel Goldstein)

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Wikiartpedia

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]