16. Panzer-Division (Wehrmacht)

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16. Panzer-Division
Il simbolo tattico riportato sui veicoli della 16. Panzer-Division (1941-1945)
Il simbolo tattico riportato sui veicoli della 16. Panzer-Division (1941-1945)
Descrizione generale
Attiva 1 novembre 1940 - 2 febbraio 1943 (prima formazione)
marzo 1943 - maggio 1945 (seconda formazione)
Nazione Germania Germania
Alleanza Potenze dell'Asse
Servizio Heer (Wehrmacht)
Tipo divisione corazzata
Carri armati utilizzati Panzer II, Panzer III, Panzer IV, Panzer V Panther[1]
Battaglie/guerre Operazione Barbarossa
Battaglia di Dubno
Battaglia di Uman'
Battaglia di Kiev
Seconda battaglia di Char'kov
Operazione Blu
Battaglia di Stalingrado
Sbarco di Salerno
Battaglia di Korsun'
Battaglia di Kam'janec'-Podil's'kyj
Offensiva Lvov-Sandomierz
Offensiva Vistola-Oder
Offensiva di Praga
Comandanti
Comandanti degni di nota Hans-Valentin Hube

[senza fonte]

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La 16. Panzer-Division[2] era una divisione corazzata della Wehrmacht, che si distinse per combattività durante tutta la seconda guerra mondiale. Coinvolta nella catastrofe di Stalingrado e qui interamente distrutta, la divisione venne ricostituita nel 1943, continuando a battersi validamente fino al termine della guerra.

Ufficiali famosi delle Panzertruppen che combatterono anche nei ranghi della 16. Panzer-Division furono: Hans-Valentin Hube, Rudolf Sieckenius, Hyazinth von Strachwitz, Friedrich-August von Brühl, Hannibal von Luttichau e Bernd Freytag von Loringhoven.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Operazione Barbarossa[modifica | modifica sorgente]

La divisione venne costituita nel novembre 1940, nel quadro del pianificato raddoppio delle forze corazzate tedesche in vista dell'invasione dell'Unione Sovietica, reclutata principalmente in Vestfalia. La formazione aggregò un reggimento corazzato della 1. Panzer-Division (il 2. Panzer-Regiment, particolarmente prestigioso e costituito da una maggioranza di ufficiali provenienti dalla nobiltà terriera prussiana[3]) e si portò subito in Romania per collaborare con l'esercito rumeno e per organizzare una base di operazioni nei Balcani (pur non partecipando all'operazione Marita).

TEATRI OPERATIVI DELLA 16. PANZER-DIVISION
Luogo Periodo
Germania nov 1940 - dic 1940
Romania dic 1940 - giu 1941
Fronte orientale, settore sud giu 1941 - nov 1942
Stalingrado nov 1942 - feb 1943
Francia mar 1943 - giu 1943
Italia giu 1943 - nov 1943
Fronte orientale, settore centro nov 1943 - mar 1945
Repubblica Ceca mar 1945 - mag 1945

Nel giugno 1941, la 16. Panzer-Division (dotata di 45 Panzer II, 72 Panzer III e 20 Panzer IV[4]) partecipò all'operazione Barbarossa, inquadrata nel Gruppo d'armate Sud, XXXXVIII[5] Panzerkorps, distinguendosi, guidata dall'energico generale Hans-Valentin Hube, per slancio e valore. Dopo una avanzata-lampo iniziale, combatté a Dubno (un grande scontro di carri armati) accanto alla 11. Panzer-Division, infliggendo pesanti perdite ai corpi meccanizzati sovietici che tentavano di contrattaccare: gli equipaggi dei suoi panzer rivendicarono il numero quasi incredibile di 293 carri nemici distrutti in quattro giorni[6].
L'avanzata della divisione continuò: dopo aver deviato a sud per chiudere la sacca di Uman', la formazione corazzata raggiunse e conquistò l'importante porto sul Mar Nero di Mykolaïv; mentre nel settembre 1941 la temuta Panzer-Division[7] partecipò alla grande battaglia di Kiev, congiungendosi da sud con la 3. Panzer-Division del generale Model proveniente da nord (Panzergruppe 2 di Guderian) e svolgendo un ruolo decisivo per la vittoria tedesca[8].

Dopo la spettacolare vittoria la divisione corazzata proseguì l'avanzata verso il Donec, prima di essere costretta a passare sulla difensiva nel novembre 1941; la dura battaglia invernale 1941-1942 avrebbe provato le forze della 16. Panzer-Division (sottoposta a continui e sanguinosi attacchi dei sovietici) come di tutte le unità dell'Esercito tedesco all'est.

La disfatta a Stalingrado[modifica | modifica sorgente]

Dopo la sfibrante battaglia invernale, la divisione, sempre guidata dal generale Hube, venne completamente riorganizzata e potenziata con l'afflusso di nuovi Panzer III e IV con cannoni lunghi 50 mm/L60 e 75 mm/L43. Il morale tornò alto e la 16ª Panzer ebbe nuovamente un ruolo cruciale durante la seconda battaglia di Kharkov dove, inquadrata nel III Panzerkorps del generale von Mackensen (insieme alla 14. Panzer-Division) riuscì a tagliare fuori le forze sovietiche, passate incautamente all'offensiva, riuscendo a distruggerle totalmente[3].

Durante l'operazione Blu la divisione passò agli ordini del XIV Panzerkorps, inizialmente nella I Armata corazzata in marcia verso Millerovo e poi nella VI Armata del generale Paulus, impegnata nell'importante offensiva verso la grande ansa del Don e poi verso il Volga e Stalingrado. Durante le battaglie di luglio nell'ansa del Don, la 16. Panzer-Division diede nuovamente splendida prova di sé e, insieme alla 24. Panzer-Division, partecipò con successo alle manovre tedesche che permisero di avanzare ulteriormente fino al fiume.
Sotto la vigorosa guida del generale Hube (ufficiale monco dalla Grande guerra, particolarmente stimato dalle truppe e brillante condottiero di truppe corazzate[3]) la 16. Panzer-Division guidò il 23 agosto 1942 la grande corsa verso il Volga che, dopo aver superato una debole resistenza, venne raggiunto la sera stessa a nord di Stalingrado[9].

Il periodo delle grandi vittorie era però finito: contrattaccata da nord e da sud, la divisione si trovò in grave difficoltà (isolata sulle rive del Volga) e venne disimpegnata solo dopo duri combattimenti. Mentre nell'abitato di Stalingrado iniziavano i furiosi combattimenti urbani che avrebbero progressivamente dissanguato le forze della VI Armata, per due mesi la formazione venne impegnata in parte nella conquista (peraltro non riuscita) del sobborgo settentrionale di Rynok e soprattutto per bloccare i vari tentativi di contrattacco sovietici da nord (nel corridoio Don - Volga)[3]. La divisione corazzata ottenne in questo settore ripetute vittorie difensive, infliggendo gravi perdite di mezzi corazzati alle forze nemiche impiegate spesso in scriteriate cariche frontali contro le posizioni anticarro tedesche.

La catastrofe del 19 novembre 1942 colse di sorpresa anche la 16. Panzer-division (ormai ridotta a soli 28 carri armati[10]): frettolosamente dirottata verso ovest per impedire la manovra d'accerchiamento sovietica, giunse in ritardo e insieme alle altre unità mobili della VI Armata non ottenne alcun risultato, finendo per rimanere anch'essa accerchiata nella gigantesca sacca di Stalingrado.

Durante il periodo dell'accerchiamento la divisione, ormai senza più carri armati e sempre più dissanguata, condivise i sacrifici e le sofferenze delle altre truppe accerchiate. Il 2 febbraio 1943 il reparto cessava di esistere dopo essere stata completamente distrutta nella sacca al termine della lunga battaglia. Il generale Hube, divenuto comandante del XIV Panzerkorps, aveva in precedenza abbandonato la sacca in aereo (su ordine diretto di Hitler e dell'OKH), mentre il nuovo comandante, generale Günther Angern, sarebbe rimasto ucciso negli ultimi combattimenti prima della resa finale.

In Italia e sul fronte orientale[modifica | modifica sorgente]

I carri armati della nuova 16. Panzer-Division in Italia Meridionale, settembre 1943
La 16. Panzer-Division in Italia, 1943
La 16. Panzer-Division in Italia, 1943

Nella primavera 1943 venne organizzata una nuova 16. Panzer-Division, secondo il progetto hitleriano di "resurrezione" (anche a scopi propagandistici) delle formazioni tedesche distrutte a Stalingrado. La divisione, abbastanza incompleta, fu inviata in estate in Italia meridionale per rafforzare le frananti difese dell'Asse nel teatro. Dal 9 settembre 1943 la divisione affrontò lo sbarco alleato di Salerno (dove combatté con abilità), prima di essere inviata di nuovo a est, a rinforzare lo schieramento tedesco sull'immenso fronte orientale.

Da quel momento sarebbe sempre rimasta su questo fronte: venne immediatamente impegnata nel novembre-dicembre 1943 (insieme ad altre divisioni corazzate) nella improvvisata controffensiva tedesca su Žytomyr (che ottenne qualche successo momentaneo); nel successivo inverno 1943-1944, la 16. Panzer-Division si batté strenuamente nel tentativo di frenare le continue offensive sovietiche. Grazie all'abilità di soldati e generali, le Panzerdivisionen continuarono a distinguersi, infliggendo perdite e rallentando l'avanzata del nemico.
Nel febbraio 1944 la formazione venne precipitosamente radunata, insieme ad altre tre divisioni corazzate, nel disperato tentativo di sbloccare le cospicue truppe tedesche accerchiate nella sacca di Korsun' (nota anche come sacca di Čerkasy). Furono combattimenti drammatici (in mezzo alla tormenta di neve) che finirono con un fallimento: le forze corazzate non riuscirono a raggiungere le unità intrappolate, e il disperato tentativo di fuga di quest'ultime si trasformò in rotta. Solo una parte delle truppe scampò alla morte o alla prigionia.
Dopo questa furiosa battaglia la 16. Panzer-Division, sempre più indebolita, rimase a sua volta accerchiata insieme a tutta la I Armata corazzata (oltre dieci divisioni, tra cui le migliori Panzer-Divisionen) nella nuova sacca di Kamenetzk-Podolsk. Grazie alla solidità delle truppe e alla energica guida del comandante dell'armata accerchiata (il solito generale Hans Hube), le formazioni tedesche riuscirono a ritirarsi per decine di chilometri e ad uscire combattendo dalla sacca, perdendo solo una parte del materiale.

Dopo aver raggiunto una miracolosa salvezza, la divisione corazzata venne posta in riserva e riorganizzata per la campagna d'estate.

La formazione corazzata venne assegnata al Gruppo d'armate Ukraina Nord guidato dal generale Model, che venne attaccato il 13 luglio 1944 dalle poderose forze del 1° Fronte Ucraino del maresciallo Konev; la pressione sovietica era insostenibile e, nonostante alcuni contrattacchi tedeschi, le armate corazzate sovietiche proseguirono a valanga in direzione della Vistola. La 16. Panzer-Division fu nuovamente costretta alla ritirata per evitare la distruzione. Ad agosto partecipò con valore alla battaglia per contrastare le teste di ponte costituite dai russi sulla Vistola (a Sandomierz e Baranov).

Dopo alcuni mesi autunnali di tregua, la 16. Panzer-Division fu coinvolta in pieno nella gigantesca offensiva sovietica del gennaio 1945: schierata (insieme alla 17. Panzer-Division del XXIV Panzerkorps) troppo vicino alle prime linee, venne sorpresa dall'artiglieria sovietica e praticamente travolta dalle formazioni corazzate della Guardia nemiche. I resti della divisione accorparono la Panzer-Division Jüterbog, formazione nata il 20 febbraio 1945 e comandata dal Generalleutnant Dietrich von Müller,[11] e si ritirarono verso l'Oder, a Lubań, prima di essere assegnate al Gruppo d'armate Centro in Boemia (regione di Plzeň e Karlovy Vary (marzo-aprile 1945).

Questo sarebbe stato l'ultimo campo di battaglia della 16. Panzer-Division: il Gruppo d'armate Centro, agli ordini del feldmaresciallo Ferdinand Schörner, si arrese per ultimo l'11 maggio 1945, e i resti della divisione (ridotta ad un modesto kampfgruppe) si consegnarono in gran parte all'Armata Rossa (alcuni invece agli americani[12]), per una lunga prigionia in territorio sovietico.

Ordine di battaglia[modifica | modifica sorgente]

Prima formazione (1940-1941)

  • Stabs (Quartier generale)
  • 16. Schützen-Brigade (16ª brigata di fanteria meccanizzata)
    • 64. Schützen-Regiment (64º reggimento di fanteria meccanizzata)
    • 79. Schützen-Regiment
  • 16. Kradschützen-Bataillon (16º battaglione motociclisti)
  • 2. Panzer-Regiment (2º reggimento corazzato)
  • 16. Artillerie-Regiment (16º reggimento di artiglieria)
  • 16. Panzerjäger-Bataillon (16º battaglione cacciacarri)
  • 16. Pioneer-Bataillon (16º battaglione del genio militare)
  • 16. Nachrichten-Bataillon (16º battaglione comunicazioni)
  • 16. Aufklärung-Abteilung (16º battaglione da ricognizione)[13]
  • Unità di servizi e supporto

Operazione Blu (1942)[12]

  • Stabs
  • 64. Panzergrenadier-Regiment (64º reggimento panzergrenadier)
  • 79. Panzergrenadier-Regiment
  • 16. Kradschützen-Bataillon
  • 2. Panzer-Regiment
  • 16. Artillerie-Regiment
  • 16. Panzerjäger-Bataillon
  • 16. Pioneer-Bataillon
  • 16. Nachrichten-Bataillon
  • Unità di servizi e supporto

Seconda formazione (1943)[12]

  • Stabs
  • 64. Panzergrenadier-Regiment
  • 79. Panzergrenadier-Regiment
  • 16. Kradschützen-Bataillon
  • 2. Panzer-Regiment
  • 16. Artillerie-Regiment
  • Unità di servizi e supporto

Aprile 1944[13]

  • Stabs
  • 2. Panzer-Regiment
  • 64. Panzergrenadier-Regiment
  • 16. Panzerjager-Bataillon
  • 16. Panzer-Aufklärung-Abteilung (16º battaglione da ricognizione corazzato)
  • 16. Artillerie-Regiment
  • 16. Nachrichten-Bataillon
  • 16. Pioneer-Bataillon
  • Unità di servizi e supporto

Decorazioni[modifica | modifica sorgente]

Il soldato Franz Saller fu l'unico membro della divisione a vedersi riconosciuta la spilla d'oro per il combattimento corpo a corpo, in data 15 ottobre 1944. Ad altri 158 membri venne assegnata la Croce Tedesca d'oro e ad altri 4 quella d'argento[14]. Il numero dei combattenti che si poterono vantare di aver ricevuto la spilla d'onore dell'esercito era invece 25, mentre altri 35 ottennero la Croce di Cavaliere della Croce di Ferro, di cui tre con Fronde di Quercia e una con Fronde di Quercia e Spade[13][15].

Comandanti[modifica | modifica sorgente]

Prima formazione

Nome Grado Inizio Fine
Hans-Valentin Hube Generalleutnant 1 novembre 1940 15 settembre 1942
Günther Angern Generalmajor 15 settembre 1942 2 febbraio 1943

Seconda formazione

Nome Grado Inizio Fine
Burkhart Müller-Hillebrand Oberstleutnant 2 febbraio 1943 4 maggio 1943
Rudolf Sieckenius Oberst 5 maggio 1943 31 maggio 1943
Rudolf Sieckenius Generalmajor 1 giugno 1943 1 novembre 1943
Hans-Ulrich Back Oberst 1 novembre 1943 30 gennaio 1944
Hans-Ulrich Back Generalmajor 31 gennaio 1944 11 agosto 1944
Dietrich von Müller Generalmajor 12 agosto 1944 31 novembre 1944
Theodor Kretschmer Oberst 1 dicembre 1944 31 gennaio 1945
Dietrich von Müller Generalleutnant 2 febbraio 1945 31 marzo 1945
Albrecht Aschoff Oberst 1 aprile 1945 18 aprile 1945
Kurt Treuhaupt Oberst 19 aprile 1945 8 maggio 1945

Dati tratti da:[13]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Questo equipaggiamento fu utilizzato nel corso del tempo, generalmente usando contemporaneamente due o più tipi di carro
  2. ^ Nella lingua tedesca il punto "." equivale al numero ordinale nella lingua italiana; nel caso specifico è messo al posto della "ª"
  3. ^ a b c d A. Beevor, Stalingrado, Rizzoli, 1998
  4. ^ F. DeLannoy, Panzers en Ukraine, Editions Heimdal, 2001
  5. ^ La Wehrmacht scriveva proprio così gli opportuni numeri per numerare i corpi corazzati, pertanto le quattro "X" non sono un errore
  6. ^ S.J.Zaloga, T-34/76 medium tank, p. 15.
  7. ^ Sul prestigio e la reputazione della 16. Panzer-Division p.e. in H. Gerlach, L'Armata tradita, BUR, 1997
  8. ^ P. Carell, Operazione Barbarossa, BUR, 2000; J. Erickson, The road to Stalingrad, Cassell, 1975
  9. ^ P. Carell, Operazione Barbarossa, BUR, 2000
  10. ^ AA.VV., Germany and the second world war, volume VI: the global war, Oxford press, 1991
  11. ^ (EN) Panzer-Division Jüterbog in axishistory.com. URL consultato il 4 aprile 2011.
  12. ^ a b c 16. Panzer-Division su feldgrau.com. URL consultato il 30/11/2009.
  13. ^ a b c d 16. Panzer-Division su Axis History Factbook. URL consultato il 29/11/2009.
  14. ^ Questi 4 soldati erano: Dr. Erwin Paal (ricevuta il 21/04/1944), Walter Persy (18/04/1944), Aloys Rhein (27/10/1944) e Dr. Erich Weber (13/02/1943)
  15. ^ Quest'ultimo dato include un caso non confermato. Un'altra fonte parla invece di 37 Croci di Cavaliere della Croce di Ferro, ma coincidono i numeri per quanto riguarda le Croci con Fronde di Quercia e per quella con le spade

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • P. Carell, Operazione Barbarossa, BUR, 2000
  • P. Carell, Terra bruciata, BUR, 2000
  • F. DeLannoy, Panzers en Ukraine, Editions Heimdal, 2001, ISBN 2-84048-148-0
  • F. DeLannoy, Panzertruppen, Editions Heimdal, 2001, ISBN 2-84048-151-0
  • A. Beevor, Stalingrado, Rizzoli, 1998, ISBN 88-17-25876-8

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]