12ª Divisione fanteria "Sassari"

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
12ª Divisione fanteria "Sassari"
Descrizione generale
Attiva 24 maggio 1939 - 10 settembre 1943
Nazione bandiera Regno d'Italia
Alleanza Potenze dell'Asse
Servizio Flag of Italy (1860).svg Regio esercito
Tipo divisione di fanteria
Guarnigione/QG Trieste
Battaglie/guerre Invasione della Jugoslavia
Difesa di Roma
Parte di

1940[1]:

1941[2]:

1942[3]:

  • 2ª Armata - gen. Vittorio Ambrosio
    • XVIII Corpo d'Armata
Simboli
Mostrina Mostrina divisione sassari.jpg

[senza fonte]

Voci su unità militari presenti su Wikipedia

La 12ª Divisione fanteria "Sassari" è stata una delle Grandi Unità di fanteria del Regio Esercito.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le origini[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi 12ª_Divisione_fanteria_"Sassari"#Storia.
Ufficiali della 'Sassari' e degli Alpini a parlamento con militari tedeschi (9-10 settembre 1943).

Le origini della divisione risalgono alla Brigata "Sassari", costituita il 1º marzo 1915, su due reggimenti, il 151º fanteria a Sinnai (Cagliari) e il 152º fanteria stanziato a Tempio Pausania: contrariamente alla prassi seguita fin dall'introduzione leva obbligatoria, che veniva svolta in unità miste lontane dalla zona di reclutamento, la particolarità di questi reparti era che erano composti quasi interamente da sardi, quindi sono uniti da un forte senso di gruppo; tale caratteristica sarà sempre mantenuta, anche in epoca repubblicana. Già in passato vi erano stati gruppi militari formati da conterranei sardi, tra cui il Tercio de Cerdeña del periodo aragonese, il Reggimento di Sardegna del periodo Sabaudo e la Brigata "Cagliari" operante tra il 1862 ed il 1991.[4]

Con l'ordinamento dell'11 marzo 1926, che introduceva le brigate ternarie, come XII Brigata di fanteria ricevette il 12º Reggimento fanteria della disciolta Brigata "Casale" ed il 34º Reggimento artiglieria, andando a formare la 12ª Divisione territoriale di Trieste. Nel 1934 la divisione venne ridenominata Divisione di fanteria del Timavo (12ª)", estendendo tale titolo anche alla brigata, che diventò XII Brigata di fanteria del Timavo. Con il nuovo ordinamento del 1939, il 24 maggio vennero sciolte la divisione e la brigata Timavo e fu costituita la 12ª Divisione fanteria "Sassari" su due reggimenti di fanteria ed uno di artiglieria[5].

L'invasione della Jugoslavia[modifica | modifica sorgente]

Con l'entrata in guerra dell'Italia nel 1940, la divisione, alle dipendenze della 2ª Armata del generale Vittorio Ambrosio, venne schierata in posizione difensiva sulla frontiera orientale della Venezia-Giulia, tra San Pietro del Carso e la Val Corena. Nel 1941 alla divisione venne aggregata la 73ª Legione CC.NN. d'Assalto. Il 6 aprile, giorno di inizio dell'invasione della Jugoslavia, la divisione occupò i passi di confine, per poi entrare, l'8 aprile, in territorio nemico. L'11 conquistò Pozar-Prezidanski ed il 12 occupò Prezid e Čabar. L'avanzata proseguì senza incontrare particolare resistenza, raggiungendo il 19 aprile Delnice, rompendo la resistenza dell'esercito jugoslavo e prendendo Tenin, città che divenne sede del Comando di Divisione fino al 1943[5].

Iniziò così l'attività di polizia e rastrellamento anti-partigiani, soprattutto nella zona di Sebenico, Tenin, Brod, Gračac, Petrovazzo ed altri centri di Slovenia e Dalmazia. Successivamente venne impiegata nella pacificazione dello Stato Indipendente di Croazia, alleato dell'Asse, soprattutto per sedare, a settembre 1941, tumulti scoppiati a Dvar tra i croati e le minoranze serba e Ustascia[5]. L'attività proseguì per tutto il 1942, dovendosi scontrare con guerriglieri sempre più aggressivi e numerosi.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia della Neretva.

Tra gennaio ed aprile 1943 la "Sassari" prese parte, insieme ad altre tre divisioni italiane, quattro tedesche, croati collaborazionisti e cetnici della MVAC, ad una grande operazione contro i partigiani, nella zona del fiume Neretva, dal quale prese il nome. A luglio del 1943, terminate una serie di vaste operazioni di rastrellamento sulle Alpi Bebie, la "Sassari" rientrò in patria e venne dislocata nel Lazio, sempre al comando del generale Francesco Zani. Venne inserita nel Corpo d'Armata di Roma del generale Alberto Barbieri, con funzioni anti-paracadutisti ma anche a protezione di un possibile attacco da parte delle truppe tedesche. Durante questa periodo fu riorganizzata secondo l'ordinamento Mod. 43, che avrebbe dovuto garantire una buona disponibilità di mezzi corazzati. La divisione arrivò quindi a 14 500 uomini, 24 semoventi e 80 pezzi d'artiglieria. Essa venne disposta per lo più all'interno della città, con compiti di ordine pubblico[6], mentre le altre grandi unità del Corpo d'armata motocorazzato, come la "Granatieri di Sardegna", la "Piave" e l'"Ariete II"[5].

L'armistizio e la difesa di Roma[modifica | modifica sorgente]

Nei giorni successivi alla proclamazione dell'Armistizio, reagendo all'attacco sferrato dalle truppe dell'ex alleato nell'ambito dell'Operazione Achse, prese parte attiva ai combattimenti in difesa della città in località Porta San Paolo. Il 10 settembre, a seguito della fuga di Vittorio Emanuele III da Roma e delle condizioni di resa concordate dagli alti Comandi italiano e tedesco mentre ancora infuriavano i combattimenti, la Divisione dovette consegnare le armi ai tedeschi e venne sciolta.

Il dopoguerra[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Brigata meccanizzata "Sassari".

Nel 1958 il 152º Reggimento di Sassari, nucleo originario della Brigata, riprese la denominazione "Sassari" poiché le bandiere di guerra erano state salvate. il 1º dicembre 1988 il 151º Battaglione motorizzato "Sette Comuni" e 152º Battaglione motorizzato "Sassari" vennero riuniti nella neo-costituita Brigata motorizzata "Sassari", con la sede del comando nella città di Sassari.

Ordine di battaglia: 1940-1941[modifica | modifica sorgente]

Ordine di battaglia: settembre 1943[modifica | modifica sorgente]

Comandanti (1939-1943)[modifica | modifica sorgente]

  • Gen. D. Riccardo Balocco
  • Gen. B. Michele Scaroina
  • Gen. B. Giacomo Castagna
  • Gen. D. Furio Monticelli
  • Gen. D. Paolo Berardi
  • Gen. B. Ettore Giannuzzi
  • Gen. B. Francesco Zani

Note[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • George F. Nafziger, Italian Order of Battle: An organizational history of the Italian Army in World War II.
  • Ciro Paoletti, A Military History of Italy, Greenwood Publishing Group, 2008. ISBN 0-275-98505-9.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]