11º Corpo carri della Guardia

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11º Corpo carri della Guardia
il simbolo delle unità corazzate e meccanizzate dell'Armata Rossa
il simbolo delle unità corazzate e meccanizzate dell'Armata Rossa
Descrizione generale
Attiva aprile 1942 - maggio 1945
Nazione Unione Sovietica
Alleanza Alleati
Servizio Armata Rossa
Tipo corpo d'armata corazzato
Equipaggiamento Nel corso del tempo:

T34
KV-1
T70
T60

M3 Lee
Battaglie/guerre Operazione Marte (1942)
Battaglia di Kursk (1943)
Quarta battaglia di Char'kov (1943)
Battaglia del Dniepr
Offensiva Proskurov-Cernovistij
Battaglia di Kamenets-Podolsk
Offensiva Lvov-Sandomierz
Vistola-Oder
battaglia di Berlino
Comandanti
Comandanti degni di nota Andrej Lavrentëvič Getman
Amazasp Khačaturovič Babajanian
Iosif Gusakovskij
Simboli
il simbolo (due barre bianche trasversali) utilizzato dalla 44ª Brigata corazzata della Guardia, appartenente all'11º Corpo carri della Guardia, le altre due brigate corazzate del corpo adottavano simboli simili con una sola barra (40ª Brigata) e con tre barre (45ª Brigata) 11 corpo corazzato guardia.svg

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L'11º Corpo carri della Guardia (in russo: 11-й гвардейский танковый корпус, 11-j gvardejskij tankovyj korpus) era una formazione corazzata dell'Armata Rossa che prese parte alle più importanti battaglie sul fronte orientale durante la seconda guerra mondiale; in particolare fu elemento corazzato di punta durante le ultime campagne del 1944-1945 inquadrato nella famosa 1ª Armata corazzata della Guardia, e terminò vittoriosamente la guerra a Berlino partecipando ai sanguinosi scontri dentro la capitale stessa del Terzo Reich.

L'unità corazzata era stata costituita nella primavera 1942 con la denominazione di 6º Corpo carri ed inizialmente partecipò alle costose e fallimentari offensive sovietiche contro il saliente di Ržev, prima di essere trasferita più a sud distinguendosi in primo luogo durante l'aspra battaglia di Kursk. Dopo la nuova vittoria a Char'kov, il 23 ottobre 1943 Stalin e lo Stavka assegnarono al 6º Corpo carri la nuova denominazione onorifica di 11º Corpo carri della Guardia.

Assegnato alla 1ª Armata corazzata della Guardia e guidato da comandanti energici, abili ed esperti, l'11º Corpo carri della Guardia mostrò fino al termine della guerra grande slancio offensivo e durante la gigantesca offensiva sulla Vistola del gennaio 1945 fu alla testa della rapidissima avanzata fino all'Oder, che avrebbe superato per prima a sud di Küstrin. Ad aprile, dopo alcune difficoltà iniziali, fu una delle sette armate sovietiche che accerchiarono e conquistarono Berlino.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il 6º Corpo carri sul fronte di Ržev[modifica | modifica wikitesto]

Nell'aprile 1942 la Direzione Centrale delle Forze corazzate e meccanizzate dell'Armata Rossa, guidata dal capace generale Y.Fedorenko, diede inizio al faticoso e complesso programma di ricostituzione delle forze mobili sovietiche in vista della nuova campagna estiva, allo scopo di dotarsi di idonee formazioni dotate di potenza d'urto e di velocità di movimento da impiegare per ottenere sfondamenti in profondità e sferrare grandi offensive strategiche secondo le note teoria dei teorici sovietici degli anni trenta[1].

Tra le nuove formazioni, venne costituito nella regione di Mosca anche il 6º Corpo carri, inizialmente organizzato principalmente come quartier generale di addestramento con l'assegnazione di quattro nuove brigate corazzate. Solo nel mese di maggio il 6º Corpo carri divenne un corpo corazzato pienamente operativo assegnato al Fronte Occidentale con tre brigate corazzate ed una brigata motorizzata[2] e comandato dal generale Getman, esperto di guerra corazzata. Durante l'estate 1942 il Fronte Occidentale, guidato personalmente dal generale Žukov, sferrò una serie di infruttuosi attacchi contro le solide difese tedesche nel saliente di Ržev, subendo pesanti perdite, senza ottenere alcuni risultato operativo.

Il 6º Corpo carri, dotato in questa fase di 169 carri armati, tra cui 24 carri pesanti KV e 46 carri medi T34[2], prese parte a questi costosi attacchi frontali e subì gravi perdite, dimostrando, come anche tutte le altre inesperte formazioni meccanizzate sovietiche, gravi carenze organizzative e tattiche. A novembre e dicembre 1942 il 6º Corpo carri, ricostituito e portato a 170 carri, venne assegnato al nuovo Fronte Occidentale comandato dal generale Konev e partecipò alla disastrosa operazione Marte[3].

I sovietici fallirono di nuovo nel tentativo di sfondare le difese della 9ª Armata tedesca del generale Model nel saliente di Ržev, e le forze corazzate impiegate prematuramente contro gli anticarro tedeschi vennero quasi completamente distrutte[4]. Il 6º Corpo carri subì perdite elevatissime e dovette quindi, ridotto ad una sola brigata corazzata, essere ritirato, nel febbraio 1943 nelle retrovie per ricostituzione e riequipaggiamento[2].

Nel marzo 1943, il 6º Corpo carri venne quindi assegnato alla nuova 1ª Armata corazzata, appena costituita dallo Stavka al comando del famoso generale Mikhail Efimovič Katukov, con cui sarebbe rimasto per il resto della guerra, condividendo numerosi e grandi successi durante oltre due anni di cruente battaglie[5]. Appena costituita, la nuova armata corazzata venne subito inviata a sud nel settore di Obojan, per consolidare il lato meridionale del saliente di Kursk e bloccare eventuali attacchi tedeschi. Il 6º Corpo carri, costituito ora da tre brigate corazzate, tra cui la nuova 112ª Brigata corazzata (che, ridenominata più tardi 44ª Brigata corazzata della Guardia, sarebbe diventata una delle più celebri e valorose formazioni meccanizzate dell'Armata Rossa), quindi si portò a sud insieme al 3º Corpo meccanizzato, l'altra unità mobile assegnata alla 1ª Armata corazzata del generale Katukov[5].

Kursk e Char'kov[modifica | modifica wikitesto]

Nel luglio 1943 il 6º Corpo carri era completamente riequipaggiato con carri sovietici T-34 e T-70 e carri americani M3 Lee (ritenuti poco idonei ad affrontare i potenti Panzer tedeschi)[5]. Con queste forze, a partire dal 5 luglio 1943, venne impegnato quindi nei furiosi e prolungati scontri contro le Panzer-Divisionen tedesche nella battaglia di Kursk; il 6º Corpo carri si batté con valore ed efficacia insieme alle altre formazioni della 1ª Armata corazzata, in parte interrando i suoi mezzi corazzati e limitando gli inutili contrattacchi frontali (secondo le prudenti direttive del generale Katukov) e riuscì, a costo di pesanti perdite, a logorare progressivamente le forze corazzate tedesche del 48º Panzerkorps contribuendo in modo rilevante al successo finale sovietico[6].

Colonne di carri T-34/76 della 1ª Armata corazzata avanzano nella steppa durante la Quarta battaglia di Char'kov.

Il 6º Corpo carri uscì tuttavia decimato dalla dura battaglia e dovette essere freneticamente rafforzato con il massiccio recupero dei mezzi danneggiati e con l'accelerato ritorno in combattimento degli equipaggi feriti, in vista della prevista offensiva sovietica verso Char'kov (Operazione Rumjancev)[7]. Durante questa offensiva le forze corazzate sovietiche impiegarono per la prima volta con successo d'estate le nuove tattiche di avanzata in profondità; il 6º Corpo carri, sempre inquadrato nella 1ª Armata corazzata di Katukov, fu alla testa dell'offensiva, spingendo in avanti alcune brigate di punta destinate ad occupare di sorpresa aree tatticamente rilevanti anche a costo di rimanere pericolosamente isolate[8].

La 112ª Brigata corazzata e la famosa 1ª Brigata corazzata della Guardia (facente parte del 3º Corpo meccanizzato) furono spesso in prima linea in queste veloci avanzate isolate con il ruolo di "distaccamenti avanzati". Durante la Quarta battaglia di Char'kov, quindi, il 6º Corpo carri, guidato sempre dal generale Getman, mise in mostra notevole slancio offensivo e grande mobilità operativa, ed anche se, contrattaccato a Bogodukhov e Akthyrka dalle Panzer-Divisionen, subì di nuovo forti perdite, mantenne il terreno conquistato e contribuì al successo dell'operazione ed alla vittoria finale sovietica, culminata nella liberazione di Char'kov il 23 agosto 1943[9].

Gravemente indebolito dagli estenuanti e aspri scontri contro le abili formazioni corazzate tedesche, il 6º Corpo carri, come tutta la 1ª Armata corazzata (ridotta in totale a soli 162 carri armati[10]), dopo aver conseguito notevoli risultati nelle avanzate estive, passò in riserva nel mese di settembre, e giocò un ruolo secondario nella successiva marcia dell'Armata Rossa verso il Dnepr, ma Stalin e il Comando supremo della Stavka, il 23 ottobre 1943, decisero di assegnare il titolo onorifico della Guardia a tutte le formazioni della armata corazzata del generale Katukov in riconoscimento degli strenui sforzi e dei successi ottenuti nella dura battaglia difensiva di Kursk e nella vigorosa offensiva Belgorod-Char'kov. Il 3º Corpo meccanizzato quindi divenne l'8º Corpo meccanizzato della Guardia, mentre il 6º Corpo carri assunse la nuova denominazione di "11º Corpo carri della Guardia", penultima unità corazzata sovietica ad ottenere durante la guerra questo prestigioso titolo[5].

L'11º Corpo carri della Guardia dal Dniepr alla Vistola[modifica | modifica wikitesto]

I primi carri sovietici T-34/85 in azione durante l'offensiva del marzo 1944 in Ucraina.

L'11º Corpo carri della Guardia rientrò in azione, insieme a tutta la 1ª Armata corazzata, solo nel dicembre 1943, per rafforzare l'importante testa di ponte di Kiev del 1º Fronte ucraino, duramente contrattaccata dalle riserve corazzate tedesche. Il 24 dicembre il fronte sovietico ripartì all'offensiva e l'11º Corpo partecipò con successo alla difficile avanzata, contrastata dal nemico e resa particolarmente faticosa per le proibitive condizioni del clima e del terreno[11].

Fu nel marzo 1944 che la 1ª Armata corazzata e l'11º Corpo carri della Guardia giocarono un ruolo molto importante durante la grande offensiva generale del maresciallo Žukov verso i Carpazi; le unità corazzate del corpo avanzarono rapidamente in profondità, contribuirono al temporaneo accerchiamento della 1. Panzerarmee tedesca nella sacca di Kamenets-Podolsk e poi proseguirono ancora fino a raggiungere Cernovitsy e quindi il confine rumeno-ungherese[12].

In questa regione l'11º Corpo carri dovette fronteggiare aspri contrattacchi delle forze meccanizzate tedesche e l'unità riuscì a mantenere il terreno conquistato ed a respingere il nemico; in questa occasione venne equipaggiato, tra i primi corpi mobili dell'Armata Rossa, con i nuovi carri T-34/85, in grado di contrastare i carri pesanti della Wehrmacht[13]. Per i successi raggiunti nella primavera 1944 anche la 1ª Armata corazzata del generale Katukov ottenne il 25 aprile 1944 la designazione onorifica della Guardia[14].

L'11º Corpo carri della Guardia, ora completamente equipaggiato con carri T-34/85, si distinse ancora durante la successiva Offensiva Lvov-Sandomierz del luglio 1944; la formazione, raggruppata insieme al resto della 1ª Armata corazzata della Guardia della regione di Lutzk, sfruttò in profondità lo sfondamento delle linee tedesche e la 44ª Brigata corazzata della Guardia (guidata dall'abile colonnello I.I. Gusakovskij[15]), impegnata come Distaccamento avanzato del corpo, raggiunse e superò per prima il fiume Bug, sbaragliando completamente le forze nemiche[15]. Il 17 luglio la 44ª Brigata corazzata fronteggiò e respinse il debole contrattacco della 17. Panzer-Division, e quindi continuò ad avanzare, seguita dal resto dell'11º Corpo[16].

Nei giorni successivi le colonne corazzate sovietiche del generale Katukov si diressero verso la Vistola che raggiunsero e superarono già il 29 luglio; le prime teste di ponte furono rapidamente conquistate dalla 1ª Brigata corazzata della Guardia (dell'8º Corpo meccanizzato della Guardia) e dalla 44ª Brigata corazzata della Guardia dell'11º Corpo carri, nell'area di Baranow e Tarnobrzeg[17]. L'11º Corpo carri della Guardia quindi fu impegnato a contrastare i contrattacchi tedeschi rafforzati anche dai carri pesanti Tiger II, e riuscì a mantenere il possesso delle importanti posizioni strategiche. Finalmente nel settembre 1944 il corpo corazzato della Guardia passò nelle riserve dello Stavka per riequipaggiarsi e rafforzarsi in vista della campagna finale verso la Germania[15].

Fino a Berlino[modifica | modifica wikitesto]

Equipaggi di carri T-34/85 della 44ª Brigata corazzata della Guardia dell'11º Corpo carri della Guardia durante l'Offensiva Vistola-Oder. Visibile nella torretta del carro T-34/85 l'insegna della brigata (due barre bianche trasversali) e il simbolo del diamante (identificativo tattico dei mezzi corazzati dell'Armata Rossa) con il numero della brigata in alto e del carro in basso. Le altre brigate del corpo utilizzavano simboli con una barra trasversale (40ª Brigata) e con tre barre (45ª Brigata).

Nel novembre 1944 l'11º Corpo carri della Guardia, ora guidato dal generale di origine armena Babajanyan, ritornò sulla linea del fronte a ranghi completi con carri T-34/85 e semoventi pesanti ISU-152, ISU-122 e SU-100, sempre inquadrata nella 1ª Armata corazzata della Guardia, formazione assegnata al potente 1º Fronte bielorusso del maresciallo Žukov, incaricato di sfondare la linea della Vistola e marciare direttamente verso l'Oder e Berlino[18].

Il 14 gennaio 1945 il fronte di Žukov sferrò il suo travolgente attacco dalle teste di ponte di Magnuszew e Pulawy, provocando il rapido crollo delle deboli difese tedesche del Gruppo d'armate A. La 1ª Armata corazzata della Guardia del generale Katukov venne quindi subito incaricata di sfruttare lo sfondamento e di avanzare, accanto alla 2ª Armata corazzata della Guardia, in profondità per sbaragliare le retrovie nemiche e raggiungere la Germania. L'11º Corpo carri, sempre preceduto dal Distaccamento avanzato della 44ª Brigata corazzata della Guardia, guidò l'audace avanzata nelle innevate pianure polacche[19].

Nell'occasione i carristi della 44ª Brigata corazzata, sempre guidati dall'energico colonnello Gusakovskij, effettuarono un terrificante attraversamento del fiume Pilica ghiacciato, frantumando il ghiaccio e proseguendo per accelerare i tempi direttamente a guado[20]. I carri dell'11º Corpo carri della Guardia dopo aver superato il fiume respinsero quindi alcuni deboli contrattacchi tedeschi della 25. e 19. Panzer-Division, e proseguirono la rapidissima avanzata verso Poznan e la linea dell'Oder[21].

Già alla fine del mese di gennaio l'11º Corpo era sulla linea del fiume che venne attraversato contemporaneamente dalla 44ª Brigata corazzata della Guardia a nord di Francoforte, e dalle unità della 2ª Armata corazzata della Guardia a nord di Küstrin[22]. Dopo questo clamoroso successo l'11º Corpo carri della Guardia fu impegnato durante i mesi di febbraio e marzo 1945 a consolidare le posizioni conquistate sull'Oder e poi nella difficile campagna di Pomerania per distruggere le forze tedesche rimaste isolate dalla travolgente avanzata dell'Armata Rossa.

L'ultimo atto della guerra sul Fronte orientale ebbe inizio il 16 aprile 1945 e la 1ª Armata corazzata della Guardia e l'11º Corpo carri della Guardia, sempre assegnati al 1º Fronte bielorusso del maresciallo Žukov, furono impegnate al centro dell'azione direttamente nell'attacco frontale alle solide difese tedesche dell alture di Seewlow[23]. L'inizio della battaglia finale di Berlino non fu molto favorevole alle forze sovietiche; il comando del Fronte impegnò prematuramente le sue massicce riserve corazzate e anche l'11º Corpo carri della Guardia fu intralciato dallo scarso spazio disponibile, subì pesanti perdite ed avanzò solo con difficoltà[24].

Solo dopo tre giorni di sanguinosi scontri i carri sovietici dell'11º Corpo, dopo aver respinto un disperato contrattacco della Panzer-Division Müncheberg[25], raggiunsero il terreno aperto e anche questa volta la 44ª Brigata corazzata della Guardia venne lanciata in avanti per accelerare l'avanzata e scardinare le retrovie tedesche[26]. Entro il 25 aprile l'11º Corpo carri della Guardia, accanto alle altre formazioni della 1ª Armata corazzata di Katukov ed alle numerose armate di fucilieri sovietiche, raggiunse la periferia orientale di Berlino e si impegnò negli aspri e prolungati scontri all'interno della cerchia cittadina.

Furono combattimenti particolarmente difficili e costosi per i carri dell'11º Corpo, che tuttavia continuarono lentamente ad avanzare supportando i fucilieri della 8ª Armata della Guardia del generale Čujkov[27]. Al momento della vittoriosa conclusione della battaglia di Berlino (2 maggio 1945) i carristi dell'11º Corpo carri della Guardia erano giunti a 200 metri dalla Cancelleria del Reich e dal Bunker di Hitler (già suicidatosi il 30 aprile)[28].

La guerra dell'11º Corpo carri della Guardia, caratterizzata, dopo alcuni insuccessi iniziali, da una serie quasi ininterrotta di riuscite avanzate, si concluse quindi nel cuore della capitale nemica; il corpo della Guardia, sempre inquadrato nella prestigiosa armata del generale Katukov, diede prova costantemente di notevole slancio offensivo e di capacità operativa, impiegando negli ultimi due anni con successo le tattiche sovietiche di avanzata in profondità. Numerosi uomini del corpo si distinsero in azione, e 43 soldati ottennero il riconoscimento di Eroe dell'Unione Sovietica, tra cui 16 appartenenti alla famosa 44ª Brigata corazzata della Guardia del colonnello Gusakovskij (a sua volto premiato per due volte con il titolo di Eroe dell'Unione Sovietica).

Dopo la fine della Grande Guerra Patriottica, l'11º Corpo carri della Guardia rimase nella Germania orientale, trasformato in 11ª Divisione corazzata della Guardia, sempre inserito nella 1ª Armata corazzata della Guardia, unità di punta dell'Armata Rossa schierata a Dresda ed incaricata, in caso di guerra con la NATO di sferrare uno degli attacchi più importanti contro la stretta di Fulda.

Dopo la fine della Guerra fredda la 11ª Divisione corazzata della Guardia è stata ritirata in Bielorussia per essere assegnata alle forze armate della nuova repubblica indipendente.

Ordine di battaglia[modifica | modifica wikitesto]

1942: Operazione Marte (6º Corpo carri)[29]

  • 100. Brigata corazzata
    • I battaglione carri
    • II battaglione carri
    • 100º battaglione di fucilieri motorizzati
  • 200. Brigata corazzata
    • I battaglione carri
    • II battaglione carri
    • 200º battaglione di fucilieri motorizzati
  • 6. Brigata motorizzata
    • I battaglione di fucilieri
    • II battaglione di fucilieri
    • III battaglione di fucilieri
  • 129º battaglione mortai della Guardia (razzi Katjusa)
  • 538º reggimento anti-carro
  • 270º reggimento mortai
  • 85º battaglione motociclisti
  • 85º battaglione del genio
  • 351º battaglione trasmissioni
    • nel marzo 1943 la 100. Brigata corazzata fu sostituita dalla:
  • 112. Brigata corazzata
    • 124º battaglione carri
    • 125º battaglione carri
    • 112º battaglione di fucilieri motorizzati

1944: Offensive Proskurov-Cernovitsij e Lvov-Sandomierz (11º Corpo carri della Guardia)[30]

  • Quartier generale
  • 40. Brigata corazzata della Guardia (ex-22. Brigata corazzata)
    • I battaglione carri
    • II battaglione carri
    • III battaglione carri
    • 40. battaglione di fucilieri motorizzati
  • 44. Brigata corazzata della Guardia (ex-112. Brigata corazzata)
    • I battaglione carri
    • II battaglione carri
    • III battaglione carri
    • 44. battaglione di fucilieri motorizzati
  • 45. Brigata corazzata della Guardia (ex-200. Brigata corazzata)
    • I battaglione carri
    • II battaglione carri
    • III battaglione carri
    • 45. battaglione di fucilieri motorizzati
  • 27. Brigata motorizzata della Guardia (ex-6. Brigata motorizzata)
    • I battaglione di fucilieri motorizzati
    • II battaglione di fucilieri motorizzati
    • III battaglione di fucilieri motorizzati
    • I battaglione d'artiglieria campale
  • 293º reggimento cannoni semoventi della Guardia (SU-76)
  • 1535º reggimento cannoni semoventi pesanti (SU-152)
  • 362º reggimento anti-carro della Guardia
  • 270º reggimento mortai della Guardia
  • 1018º reggimento anti-aereo
  • 53º battaglione mortai della Guardia (razzi Katjusa)
  • 391º battaglione anti-carro
  • 9º battaglione motociclisti
  • 134º reggimento del genio della Guardia
  • 153º reggimento trasmissioni della Guardia
  • 75º battaglione riparazioni
  • 177º battaglione riparazioni
    • nel luglio 1944 fu aggiunto:
  • 1454º reggimento cannoni semoventi (SU-85)

1945: Offensiva Vistola-Oder e Battaglia di Berlino (11º Corpo carri della Guardia)[31]

  • Quartier generale
  • 40. Brigata corazzata della Guardia (ex-22. Brigata corazzata)
    • I battaglione carri
    • II battaglione carri
    • III battaglione carri
    • 40. battaglione di fucilieri motorizzati della Guardia
  • 44. Brigata corazzata della Guardia (ex-112. Brigata corazzata)
    • I battaglione carri
    • II battaglione carri
    • III battaglione carri
    • 44. battaglione di fucilieri motorizzati della Guardia
  • 45. Brigata corazzata della Guardia (ex-200. Brigata corazzata)
    • I battaglione carri
    • II battaglione carri
    • III battaglione carri
    • 45. battaglione di fucilieri motorizzati della Guardia
  • 27. Brigata motorizzata della Guardia (ex-6. Brigata motorizzata)
    • I battaglione di fucilieri motorizzati
    • II battaglione di fucilieri motorizzati
    • III battaglione di fucilieri motorizzati
    • I battaglione d'artiglieria campale
  • 399º reggimento cannoni semoventi pesanti della Guardia (ISU-152)
  • 362º reggimento cannoni semoventi pesanti della Guardia (ISU-122)
  • 1454º reggimento cannoni semoventi (SU-100)
  • 350º reggimento artiglieria leggera
  • 270º reggimento mortai della Guardia
  • 1018º reggimento anti-aereo
  • 53º battaglione mortai della Guardia (razzi Katjusa)
  • 9º battaglione motociclisti della Guardia
  • 134º battaglione del genio della Guardia
  • 153º reggimento trasmissioni della Guardia
  • 75º battaglione riparazioni
  • 177º battaglione riparazioni

Comandanti[modifica | modifica wikitesto]

  • Maggiore generale Andrej Lavrentëvič Getman dal 19.04.1942 al 23.10.1943 (6º Corpo carri)
  • Maggiore generale Andrej Lavrentëvič Getman dal 23.10.1943 al 25.08.1944 (11º Corpo carri della Guardia)
  • Maggiore generale Amazasp Khačaturovič Babajanian dal 25.08.1944 al 09.05.1945

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Glantz/House, La Grande Guerra Patriottica dell'Armata Rossa, pp. 159-162.
  2. ^ a b c C.C.Sharp, Soviet order of battle, vol. II, p. 19.
  3. ^ Glantz/House, La Grande Guerra Patriottica dell'Armata Rossa, p. 209.
  4. ^ Glantz/House, La Grande Guerra Patriottica dell'Armata Rossa, pp. 205-209.
  5. ^ a b c d C.C.Sharp, Soviet order of battle, vol. II, p. 20.
  6. ^ R.N.Armstrong, Red Army tank commanders, pp. 57-63.
  7. ^ J.Erickson, The road to Berlin, p. 117.
  8. ^ D.Glantz, From the Don to the Dniepr, pp. 244-247.
  9. ^ D.Glantz, From the Don to the Dniepr, pp. 312-330.
  10. ^ J.Erickson, The road to Berlin, p. 122.
  11. ^ J.Erickson, The road to Berlin, pp. 143 e 163.
  12. ^ R.N.Armstrong, Red Army tank commanders, pp. 74-76.
  13. ^ S.J.Zaloga, T-34/85, pp. 8-9.
  14. ^ R.N.Armstrong, Red Army tank commanders, p. 76.
  15. ^ a b c C.C.Sharp, Soviet order of battle, vol. III, p. 51.
  16. ^ R.N.Armstrong, Red Army tank commanders, p. 79.
  17. ^ R.N.Armstrong, Red Army tank commanders, pp. 79-80.
  18. ^ C.C.Sharp, Soviet order of battle, vol. III, pp. 51-52.
  19. ^ J.Erickson, The road to Berlin, pp. 458-459.
  20. ^ A.Beevor, Berlino 1945, p. 50.
  21. ^ A.Beevor, Berlino 1945, pp. 50-53.
  22. ^ A.Beevor, Berlino 1945, p. 96 e 102.
  23. ^ C.Sharp, Soviet order of battle, vol. III, pp. 51-52
  24. ^ J.Erickson, The road to Berlin, pp. 564-566.
  25. ^ D.Glantz/J.House, La Grande Guerra Patriottica dell'Armata Rossa, p. 391.
  26. ^ J.Erickson, The road to Berlin, p. 566
  27. ^ J.Erickson, The road to Berlin, pp. 596-597.
  28. ^ C.Sharp, Soviet order of battle, vol. III, p. 52
  29. ^ C.C.Sharp Soviet order of battle, volume II, p. 20.
  30. ^ C.C.Sharp Soviet order of battle, volume III, p. 50.
  31. ^ C.C.Sharp Soviet order of battle, volume III, p. 51.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV. - L'URSS nella seconda guerra mondiale, volume 3, C.E.I. 1978.
  • Armstrong, R.N. - Red Army tank commanders, Schiffer publ. 1993.
  • Beevor A. - Berlino 1945, Rizzoli 2002.
  • Erickson J. - The road to Berlin, Cassell 1983.
  • Glantz D. - From the Don to the Dniepr, 1991.
  • Glantz D./House J. - La Grande Guerra Patriottica dell'Armata Rossa, LEG 2010.
  • Sharp C.C. - The Soviet Order of battle, volume II e III,publ. G.F.Nafziger 1995.
  • Zaloga S.J. - Kursk 1943, Osprey 1993.
  • Žukov G.K. - Memorie e battaglie, Mondadori 1971.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]