Abdessalam Giallud

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ʿAbd al-Salam Jallud (arabo: عبد السلام جلود, ʿAbd al-Salām Jallūd) (15 dicembre 1944) è un politico libico, primo ministro libico dal 16 luglio 1972 al 2 marzo 1977.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

ʿAbd al-Salām Jallūd - facente parte della tribù dei Magariha - era un intimo amico di Mu'ammar Gheddafi fin da quando frequentavano entrambi le scuole elementari a Sebha. Ammessi entrambi nell'Accademia militare di Benghazi, costituivano il cuore di un gruppo di ufficiali che, sotto la denominazione di "Liberi Ufficiali Unionisti" (in arabo الضباط الوحدويين الأحرار, al-Ḍubbāṭ al-waḥdawiyyīn al-aḥrār,[1] e Neǧib presero il potere in Egitto con un colpo di Stato incruento.</ref> portarono a segno un putsch militare il 1º settembre del 1969 che, deponendo re Idris I, trasformò la monarchia assoluta libica, di stampo religioso, in una repubblica laica e panaraba. Jallūd divenne immediatamente uno dei consiglieri più intimi di Gheddafi e uno dei 12 membri del "Consiglio del comando della rivoluzione" (Majlis qiyāda al-thawra).[2]

Fu anche il responsabile del nascente settore petrolifero libico, riuscendo a imporre un prezzo più alto del petrolio a tutte le imprese che operavano in Libia. Secondo Andrew F. Ensor, che partecipò ai negoziati sui prezzi del petrolio a nome delle sette più grandi compagnie (le "Sette Sorelle"), Jallud posò una pistola sul tavolo per tutta la durata dei negoziati, con l'evidente intento di mostrare la ferrea volontà del suo Paese di non piegarsi ad alcun tipo di pretesa avanzata a proprio vantaggio dalle compagnie.[3].

Nel marzo del 1970, sei mesi dopo il colpo di Stato, Jallud si recò a Pechino nella speranza di acquistare una bomba atomica dietro pagamenti di 100 milioni di dollari, per "metter fine al conflitto israelo-palestinese una buona volta per tutte" ma si urtò col netto rifiuto espressogli dall'allora Primo ministro Zhou Enlai.[4] Nel maggio del 1974, Jallud volò a Mosca e concluse il primo di una serie di accordi (i più cospicui mai segnati dall'URSS con un Paese non comunista) relativi all'acquisto di armamento sovietico.[5] Altre missioni in Francia condussero all'acquisto dei modernissimi Dassault Mirage IIIC, di cui era già dotato Israele e che saranno venduti anche al Libano in ossequio alla tradizionale amicizia franco-libanese.[6]

Considerato come un assertore della "linea dura" in Libia, Jallud fu il numero due di Gheddafi per oltre due decenni. Dopo alcuni contrasti con lui, però, Jallud fu allontanato dal potere nell'agosto 1993.[7]

Il 19 agosto del 2011, nel corso della guerra civile libica, diversi media hanno affermato che Jallud avrebbe defezionato dallo schieramento di Gheddafi (del quale aveva comunque seguitato a far parte negli ultimi 18 anni, se non altro per la sua personale sicurezza) e che sarebbe partito alla volta dell'Europa.[8] · [9].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Denominazione ispirata dal gruppo di ufficiali egiziani che nel 1952 avevano condotto al potere Nasser, di cui Gheddafi è sempre rimasto un devoto ammiratore.
  2. ^ Denominazione che indicò, fin dal 14 luglio del 1958 i componenti militari repubblicani che abbatterono nel sangue la monarchia irachena di Faysal II.
  3. ^ Matt Schudel, Andrew F. Ensor, 90; Expert on Oil Policy In the Middle East,The Washington Post, 9 marzo 2008
  4. ^ Bitterlemons-international.org
  5. ^ Timelines - Libya
  6. ^ Alla Libia e all'Egitto saranno poi venduti i Dassault Mirage 5, nel quadro della politica francese di vendita di armamento, anche relativamente sofisticato, a lungo ispirata dai sentimenti di realpolitik e di "terzietà" tra le due superpotenze d'allora e aperta ai Paesi del Terzo Mondo, perseguita con decisione dal Presidente della Repubblica Charles de Gaulle.
  7. ^ L'Intelligence di Gheddafi e le Agenzie di Sicurezza negli anni Novanta, in Libyans4Justice
  8. ^ Libya rebels battle for key western city in msnbc.com, 19 agosto 2011. URL consultato il 19 agosto 2011.
  9. ^ Arrival of Jalloud in Zintan in zintanmediacentre, 19 agosto 2011. URL consultato il 19 agosto 2011.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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